Il Significato del 25 Novembre

Nel 2013, per ragioni lavorative, sono entrata in contatto con la tematica della violenza di genere. Se ne sente parlare spesso, ma non sempre si approfondisce il significato e l’origine. Tant’è che non ci si rende nemmeno più conto di quanto la nostra vita, le nostre azioni nel quotidiano, siano colme di azioni e pensieri sessisti e maschilisti. Per noi è diventato normale, anche per le donne, pensare in un’ottica estremamente patriarcale e maschilista. Basta accendere la televisione, guardare una rivista, leggere le notizie sui giornali o sentirle al telegiornale. Quante volte utilizziamo l’offesa “figlio di put**na”? Ci siamo mai chiesti perché sia un’offesa? Perché non si utilizza “figlio di gigolò”? Gigolò non è inteso ugualmente come un’offesa o una parolaccia. Ci siamo mai chiesti perché determinate categorie lavorative esistano solo al femminile mentre altre sono ampiamente utilizzate solo al maschile? Quando si sente parlare di femminismo, molti storcono il naso.

Perché oggi in qualche modo, il femminismo viene visto come una spina sul fianco, come una lamentela fine a se stessa e pensiamo “che barba, ancora queste femministe!”. Prima di tutto, femminista è chi crede nella parità dei diritti per uomini e per le donne, quindi ci sono anche molti uomini femministi. Credere nella parità di genere vuol dire capire dove questa parità non c’è. Vuol dire informarsi e approfondire la tematica. Io mi sono sempre ritenuta sensibile al tema, ma una volta che ho iniziato a leggere al riguardo mi sono resa conto quanto fossi maschilista! Quante volte sentiamo dire in seguito ad uno stupro di una ragazzina si pensi “bè, aveva una minigonna inguinale, se l’è cercata!”, oppure non si voglia nemmeno credere allo stupro di una prostituta perché “per loro è normale, sanno a cosa vanno in contro facendo quella vita”. Ecco, se anche voi avete pensato questo, siete maschilisti/e. Ma il patriarcalismo fa parte della nostra stessa educazione. Infatti, le differenze tra maschi e femmine non sono innate, bensì sono imposte dall’educazione genitoriale, scolastica e sociale. Pensateci, quando si aspetta una femmina, il rosa invade la casa, per un maschio, il celeste. I giochi sono divisi tra giochi per maschi e giochi per femmine. Ci si aspetta che le bambine guardino certi tipi di trasmissioni mentre i bambini altri.

Non è una scelta innata, se fossimo libere/i di crescere indipendentemente dal nostro sesso scopriremmo che non esistono qualità maschili e qualità femminili. La distinzione del genere maschile e femminile non è altro che una costruzione culturale (qui un’analisi della questione). Ma questo non è il luogo dove affrontare tematiche così grandi. Per chi fosse interessato, alla fine di questo testo, consiglierò delle letture che mi sono state consigliate a mia volta da chi è molto più esperto di me nel settore e che col tempo stanno modificando il mio modo di vedere le cose. Ho iniziato a mettere gli “occhiali viola”.

Detto questo, perché si festeggia il 25 Novembre? Non è una data casuale.

E’ legata alla storia di tre sorelle: Patria Mercedes, Minerva Argentina e Antonia María Teresa Mirabal. Le sorelle Mirabal vivevano nella Repubblica Domenicana quando era sotto la dittatura di Rafael Leónidas Trujillo. Diedero vita ad un movimento democratico denominato “14 giugno” per combattere per i propri diritti, contro l’oppressione della dittatura e per questo furono incarcerate diverse volte. Erano state nominate “les mariposas”, le farfalle. Era il 1960, il 25 Novembre quando stavano tornando da una visita in carcere ai loro mariti, furono rapite dai servizi militari per ordine di Trujillo. Furono portate in una piantagione di canna da zucchero, torturate, strangolate e gettate in un burrone dentro la loro auto per simulare un incidente. Questo assassinio venne a galla poco tempo dopo causando grandi movimenti da parte dell’opinione pubblica che culminarono con l’assassinio di Trujillo nel 1961.

Ecco perché il 25 Novembre, ed ecco perché le Nazioni Unite attraverso la risoluzione 54/134 approvano nel 1999 questa data come “Giornata internazionale contro la violenza sulle donne”.

E non è una data che vale solo una volta all’anno. E’ una data che serve ad informare e ad informarsi, perché è tutto collegato: la non conoscenza di quello che sia veramente il femminismo e la parità di genere porta alla violenza di genere, ma ancora peggio, porta alla tolleranza della violenza di genere, al non riconoscimento, alle mille scuse. Quante volte leggiamo in prima pagina “moglie uccisa per raptus di gelosia”, e no. Non è stato un raptus di gelosia.

E non crediate che non sia un argomento che non ci riguarda da vicino, che sia solo la solita polemica!

L’Eures ha rilevato che in Italia nel 2013 sono state uccise 179 donne. Una vittima ogni due giorni, le donne uccise sono aumentate del 14% rispetto al 2012. E gli omicidi in ambito familiari sono aumentai del 16,2%, come anche nei contesti di rapporti di vicinato, amicizia o lavoro. I dati del secondo rapporto Eures sul femminicidio:

01-rapporto eures.EPS

Secondo il III Rapporto su “Caratteristiche, dinamiche e profili di rischio del femminicidio in Italia” del 2015 (che potete trovare qui):

“Il record negativo dell’ultimo quinquennio si registra nel 2013 (179 donne uccise, pari al 35,7% del totale), seguito dal 31,9% delle vittime totali nel 2014, anno in cui il numero di casi (152) risulta tuttavia inferiore sia alla media dell’intero periodo sia ai singoli intervalli annuali considerati (rispetto al numero record del 2013 la flessione risulta pari a -15,1%).”

E ancora, come troverete scritto già in altri pezzi su questo blog, i dati dell’Istat di giugno 2015 mostrano che in Italia una donna su 3 ha subito violenza nella sua vita.

dati istat femminicidio 2015

Considerare le donne come qualcosa che si possiede, “tu sei mia”, quante volte lo sentiamo dire e per assurdo molte donne si sentono pure lusingate nel sentirselo dire.

In realtà il possesso è alla base della violenza, il considerare la persona di propria proprietà, porta allo stalking, al mobbing, alla violenza sessuale, alla violenza psicologica (sempre sottovalutata ma ugualmente letale), al femminicidio (qui un pezzo sul significato del termine femminicidio, per rispondere a coloro che dicono sia un termine inutile/inesistente/inappropriato).

Quel che emerge dal report del 2014 “Rosa Shocking – Violenza, stereotipi e altre questioni del genere” a cura di Intervita col supporto di Ipsos è agghiacciante (potete trovarlo qui). Secondo gli intervistati la violenza di genere rientra nei normali rapporti uomo-donna e la violenza domestica si deve risolvere all’interno della famiglia in quanto fatto privato. Un uomo su 4 ritiene che se una donna picchiata dal marito non lo lascia, diventa lei stessa colpevole.

Quante volte abbiamo sentito dire, “beh, se non è riuscita a lasciarlo o a denunciarlo vuol dire che tanto male non ci stava”. Fino a quando non venne ritrovata uccisa per un “attacco di rabbia”. Scuse.

Queste opinioni non riguardano solo gli uomini, ma anche le donne (maschilismo internalizzato). Il 79% delle donne intervistate ha dichiarato che è normale che un uomo diventi violento se viene tradito, il 77% ritiene che sia normale che gli uomini diventino violenti per il troppo amore, il 78% pensa che non si dovrebbero indossare abiti provocanti se non si vuole subire violenza. Da queste statistiche si capisce che anche le donne sono maschiliste e sessiste, spesso senza rendersene conto. Quante persone ancora credono che sia il troppo amore la causa di tutto, cerchiamo di riflettere sulla differenza tra amore e possesso. L’amore non porta mai alla violenza.

Il maschilismo internalizzato, che ho affrontato in parte qui,  porta a discriminazioni che a loro volta portano alla giustificazione della violenza. Riprendendo una parte delle conclusioni:

“L’educazione contro gli stereotipi di genere è un tabù. Le scuole non ne parlano, i media e la televisione, che ahimè son diventati i principali mezzi di comunicazione, la ostracizzano.

Per questo motivo continuerò a parlarne perché credo fermamente nel potere del pensiero critico, che deve partire in maniera consapevole e libera in ciascuna e in ciascuno di noi.

E non ci sarà parità di genere finché non capiamo e non facciamo in modo che sia cristallino il fatto che siamo prima di tutto persone, a prescindere dal sesso.

Che non apparteniamo a nessuna o a nessuno, tranne che a noi stessi/e.

Che ognuna ed ognuno di noi ha la sua peculiarità ed il suo carattere, ma che nonostante questo tutte e tutti possono essere libera di scegliere la strada che vuole per il proprio futuro.

Nessun* è superiore ad un’altra persona. Ed è importante riuscire a capire questo per abbattere ogni tipo di stereotipo e discriminazione basate su sessismo, razzismo, omofobia, transfobia etc. Poiché derivano tutte dalla convinzione che ci siano delle persone con più diritti e più autorità di altre. L’equità per ogni etnia, orientamento sessuale (gay-lesbo-trans-bisessuale-queer etc.), identificazione di genere, classe, disabilità, religione e cultura è inscindibili nella lotta contro la non uguaglianza del sistema.”

Quindi il 25 Novembre ci riguarda eccome, riguarda tutt* noi. E non perché la vittima potrebbe essere la vostra mamma, sorella, nonna o migliore amica, ma soprattutto perché il non riconoscere la gravità di questi dati, il non informarsi sulle radici di questo, vuol dire accettare che tutta la società sia complice.

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Fonte dell’immagine: pagina Mi hai rotto la Vagina

La violenza sulle donne ha radici nella cultura, nella società, nella disparità tra uomo e donna (qui un pezzo che affronta 8 punti che mostrano il mancato raggiungimento della parità). Questa data è un’occasione per parlarne, per capire, per informarsi, per non restare in silenzio.

Per rendersi conto di quanto la società, donne e uomini, sia impregnata di concetti patriarcali e quanto il sessismo sia diventato parte integrante della nostra quotidianità, per smettere di voltarsi dall’altra parte ed iniziare a vedere certi meccanismi che fino ad oggi consideriamo scontati, cerchiamo di capire fino in fondo il valore di questa data, tutto quello che c’è dietro e cambiamo rotta.

Ed ecco che vorrei condividere con voi questa serie di libri, che a mia volta mi sono stati consigliati e che mi stanno facendo aprire gli occhi su molte cose, col solito augurio che possano attuare un cambiamento anche in voi che siete parte della società in cui viviamo.

– Virginia Woolf. “Una stanza tutta per sé”;

– Simone de Beavouir. “Il secondo sesso”;

– Elena Gianini Belotti. “Dalla parte delle bambine”;

– Aldo Rocco. “Perché gli uomini picchiano le donne”;

– Robert W. Connel. “Questioni di genere”;

– Franca Gareffa, “Insicure da morire”;

– Cristina Obber. “Non lo faccio più”;

– Riccardo Jacona. “Se questi sono gli uomini”;

– Dacia Maraini. “L’amore rubato”;

– Serena Dandini. “Ferite a morte”;

– La 27esima Ora. “Questo non è amore”;

– Luciano Garofano-Rossella Diaz. “I labirinti del male”;

– AA.VV. “Nessuna più”;

– Loredana Lipperini- Michela Margia. “L’ho uccisa perché l’amavo. FALSO!”;

– Giacomo Grifoni. “Non esiste una giustificazione”;

– Graziella Priulla. “Parole Tossiche. Cronache di ordinario sessismo”.

Se avete letto libri sull’argomento che vi hanno segnato, che vi hanno fatto pensare, non esitate a scriverli nei commenti, in modo che vi sia una condivisione costruttiva e che tutti possano contribuire al cambiamento.

Giulia Terrosi

Il pezzo originale è stato pubblicato il 25 Novembre 2014 su:

http://utopiablog.altervista.org/significato-25-novembre/

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2 thoughts on “Il Significato del 25 Novembre

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