Cavalleria/galanteria.. Da dove derivano queste parole?

“Eh… non ci sono più gli uomini di una volta…”

La mia reazione: “Ma menomale!!”

Tutte le volte che sento dire questa frase mi sale un brivido lungo la schiena. E la sento dire sia da donne che da uomini nei momenti in cui un uomo non apre la porta della macchina o non offre la cena ad una donna. E quando faccio notare che queste azioni hanno un origine di sottomissione del sesso femminile mi rispondono “si ma la galanteria è educazione!”.

Ehm, no.

Vediamo il perché affrontando come sempre l’origine etimologica e storica delle parole.

Prima della galanteria, esisteva la cavalleria, tutto è nato da lì.

La cavalleria, derivante da cavaliere, dal provenzale cavalier, lat. caballarius, derivato di caballus ‘cavallo’, nient’altro è che la parte di esercito che monta a cavallo.

Ma quand’è che ha assunto il significato di “cavalleria” nei confronti del gentil sesso?

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Esattamente dal XI secolo, quando diventò di uso comune il “codice cavalleresco” che imponeva ai cadetti proprio delle regole di comportamento da rispettare per essere considerati meritevoli di onore.

Questo codice si basava su valori come la virtù, la difesa dei deboli e dei bisognosi, la verità, la lotta contro coloro che venivano giudicati malvagi e gli oppressori, l’onore, il coraggio, la lealtà, la fedeltà, la clemenza e il rispetto verso le donne, considerate il sesso debole, da salvare.

La cavalleria era un codice appartenente esclusivamente agli uomini, perché nel mondo medievale le donne erano considerate un essere inferiore. Erano assoggettate prima al padre e poi al marito, senza alcun diritto sulla loro proprietà. Non potevano dipingere, non potevano imparare a leggere o scrivere, a meno che non fossero monache.

Il codice prevede proprio un capitolo “puellae” che cita:

Puellae:

I. Rispettate le donne e soccorretele sempre quando sono sofferenti.
II. Se tenete al cuore di una dama, cercate di divenire il suo campione e cimentatevi in tornei sostenendo l’onore della vostra dama.
III. Non cercate volutamente di turbare la donna legata all’amore di un altro.
IV. Non importunate dame e damigelle, e desistete in caso le vostre intenzioni vanno contro la loro volontà.

La cavalleria medievale ebbe il suo declino dopo la battaglia degli Speroni d’Oro a Courtrai nel 1302, per poi concludersi definitivamente con l’avvento delle armi da fuoco.  Ma il suo mito rimase intatto, e col passare del tempo diede vita ad un altro codice, quello della galanteria.

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L’origine della parola deriva dalla vecchia Gale francese, che significava gioia, piacere e divertimento. Si sviluppa precisamente nel XVI secolo, nelle Corti di Luigi XIII e di Luigi XIV dove si trascorreva il tempo a giocare con tutti i tipi di giochi  circondati da sontuosità e frivolezza.

In questo contesto, si sviluppa il senso della parola “galante”, da galant, derivato di galer, “divertirsi”, che definisce nuovamente gli uomini che hanno modi piacevoli e civili che si sforzano di piacere alle donne.

Infatti, la galanteria include tutti i modi sviluppati da un uomo per facilitare il movimento dell’abito di una donna, far passare prima una donna quando c’è l’ingresso ad una porta, rinunciare al proprio posto nei trasporti pubblici, portarle il bagaglio, pagare tutte le spese delle uscite o gite sociali, indipendentemente dalla situazione affettiva della coppia, etc.

In poche parole prendersi cura delle donne, che sono considerati esseri bisognosi di protezione e quindi comunque dipendenti dall’uomo.

La galanteria ha avuto il suo seguito con la “poesia trobadorica”, dal verbo provenzale trobar, e cioè “poetare, fare poesia”, che si sviluppò con regole codificate a partire dal XII secolo nelle corti di Eleonora d’Aquitania.

I trobadori erano i poeti medievali raccontavano di quanto sia importante che il cavaliere sia pronto a difendere la sua dama in ogni circostanza.

In pratica, cantavano l’ideale l’ideale dell’amor cortese («fin’amor» in occitano), il cui concetto base è la mezura, cioè la “misura”, la distanza tra fuoco passionale e signorilità dei modi nel corteggiamento, o tra carnalità e realtà dei fatti nel caso di un possibile adulterio.

Viene idealizzato il concetto della donna pura, da difendere, che si ritrova anche nel “dolce stil novo” rappresentato da Beatrice nella Divina Commedia di dante o in Laura nel Canzoniere di Petrarca.

La seconda ondata della galanteria parte dal XVII secolo, sotto l’influenza di donne come Madeleine de Scudery,  conosciuta con il nome di «Saffo», abituale frequentatrice dell’Hôtel de Rambouillet che aprì nel 1652, un proprio salotto letterario che diede a lungo il tono al Preziosismo, del quale fu una delle più note esponenti. In questo contesto, si sviluppa una galanteria molto simile alla cavalleria medievale, che si trasforma in letteratura.

Galanterie

L’amor cortese e la galanteria ruotano relegano la donna in una gabbia dorata perché considerata come qualcosa da proteggere, da difendere, da idealizzare.

E questo ha un nome ben preciso: sessismo benevolo, consiglio la lettura di questo articolo di Pink Thinking:  Cosa significa essere sessisti. Sapevate che esiste un sessismo ostile e un sessismo benevolo?”.

.E’ lo stesso di Antonino Cannavacciuolo quando dice che non vuole donne in cucina perché “è un mondo in cui devi fare molte rinunce e scelte drastiche, coi figli è più difficile. Il lavoro è tosto, l’uomo è più forte, lavora più ore, recupera maggiormente. La donna sotto stress tiene dentro, l’uomo si scarica, si sfoga”

“Le donne sono esseri umani, sono persone, come lo sono gli uomini. Non esistono sessi superiori o inferiori, ma persone. Ognuna con la sua peculiarità e caratteristica. Le donne non sono multitasking, non sono madri innate  non hanno il gene della cucina. Ci sono donne che sanno cucinare, come ci sono uomini che sanno farlo, basta imparare. Ci sono pessime madri e ottimi padri. Ogni persona ha il so carattere e la sua storia. E se solo si smettesse di ragionare in termini di stereotipi come quelli che creano il ruolo di genere ci sarebbero anche meno discriminazioni e giustificazioni della violenza. E vivremmo in una società in cui ogni persona a prescindere dal sesso, identità di genere, etnia e orientamento sessuale, avrebbe gli stessi diritti e le stesse opportunità. Mentre questo pensiero fa parte del mondo delle discriminazioni e ha un nome ben preciso: sessismo benevolo“.

Quante volte dovremo dire che la donna si rispetta in quanto persona.

Far sentire una persona speciale perché è “donna”, porla in una condizione idealizzata, non vedendo poi una reale parità nella vita economica, politica e sociale, mi pare ridicolo.

Il sessismo benevolo rinchiude le donne in gabbie dorate e luccicanti, da cui è difficile uscire. Ed è una componente fondamentale per il mantenimento del maschilismo e della società patriarcale.

La relazione uomo-donna è una forma molto particolare di rapporto tra oppressore ed oppresso, in quanto oltre ad esservi subalternità, dovuta ad una notevole differenza di potere economico – sociale, vi sono anche implicazioni emotive, sentimentali e/o sessuali.

Un sistema così complesso non potrebbe reggersi su modalità meramente oppressive e dominanti, ma è necessaria un’altra componente, che consenta di evitare o perlomeno di limitare il risentimento del gruppo dominato. Sono quindi necessarie gratificazioni paternalistiche, che fungano in qualche modo da ricompensa per l’accettazione del posto assegnato alle donne nella gerarchia sociale.

Questa ricompensa è il sessismo benevolo, l’attribuzione a priori alle donne di qualità positive, riconoscendole adorabili, preziose e bravissime (soprattutto a fare quello che gli uomini non vogliono fare) e per questo destinatarie di attenzioni e premure particolari, che normalmente non verrebbero riservate a un uomo nelle stesse condizioni.

La forza del sessismo benevolo risiede nella promessa di impiegare il potere del gruppo dominante a vantaggio del gruppo dominato (le donne), a patto che queste accettino il controllo sociale maschile. La visione dell’uomo come cavaliere romantico che lotta per difendere la famiglia ed assicurarle benessere ha contribuito per secoli a confinare le donne tra le mura domestiche e a contenerne le ambizioni (Volpato, 2014).

(…) Mettere su un piedistallo le donne, avere nei loro confronti atteggiamenti cavallereschi e protettivi – considerandole quindi bisognose -, gratificarle per il fatto di essere altruiste e amorevoli per natura – facendo quindi gravare sulle loro spalle welfare e costi sociali e relegandole a ruoli di cura – è una forma (non troppo sottile) di discriminazione, che sottintende l’esistenza di un rapporto di subordinazione.

Fonte: “Donne meravigliose e cavalieri galanti: il sessismo che non si vede” di Narrazioni Differenti.

Simone De Beavouir nel “Secondo Sesso” ha definito la galanteria come una eredità delle società patriarcali per mantenere la donna nel suo stato di schiavitù. La galanteria infatti pone la donna in uno stato di sudditanza, di inferiorità all’uomo.

Un aspetto a parte, sempre interessante, è quello del Galateo, Galatheus, derivante da Galeazzo Florimonte che era il vescovo della diocesi di Sessa Aurunca. E’ stato Galeazzo ad ispirare il monsignor Giovanni Della Casa nella scrittura del famoso libro “Galateo overo de’ costumi”, pubblicato postumo nel 1558. Nel testo sono elencati tutta una serie di norme e codici comportamentali di “buona educazione” che riguardava ogni singolo aspetto della vita quotidiana. Dalla casa, a tavola, al ristorante, alla cura di sé, al modo di parlare, al comportarsi in pubblico etc. etc. Insomma, tutto ciò che gentiluomini e gentildonne dovevano sapere per essere ritenuti di buona educazione.

Il Galateo è molto cambiato nel tempo rispetto al 1558, difatti oggi si parla di Galateo Moderno come: “rispetto del prossimo, una convivenza gradevole tra individui e una società più armoniosa per il benessere di tutti.”

Diciamo che il libro originale del Galateo è stato scritto in un periodo in cui la società era fortemente sessista nei confronti delle donne, sebbene fossero previste regole sia per le donne che per gli uomini, a differenza della galanteria che invece era un codice di comportamento riservato esclusivamente agli uomini nei confronti delle donne.

Pretendere, in quanto donne (come abbiamo affrontato qui), di avere dei privilegi che in realtà continuano a porci in una condizione di debolezza, di bisogno di protezione, non solo non ha senso, ma è retrogrado e patriarcale!

Una persona apre la porta per educazione, non perché è un uomo che deve aprire la porta a una donna.

Una persona che ti invita a cena, ti offre la cena perché fa piacere, non perché deve. Altrimenti si smezza perché fa piacere a entrambe le persone.

Una persona ti aiuta a infilare il cappotto perché ti sta dando una mano, non perché è un uomo che deve farlo a una donna.

Ad esempio, come ci ha raccontato una ragazza che segue la pagina, andare al ristorante e ricevere il menù senza prezzo in quanto “donna”, è sessista, non è galante.

Nella mia vita quotidiana combatto spesso con questi piccoli gesti, c’è sempre qualche collega uomo che si rifiuta di passare avanti a me davanti a una porta, nonostante che io lo inviti a passare prima. Classica frase “non mi permetterei mai!” e al mio “perché?” mi rispondono “prima le signore!”….. A quel punto parte la pappardella “non mi considero né inferiore, né superiore a te, quindi se ti ho fatto il segno di farti passare prima, come gesto di educazione, se ti fa piacere lo accetti, altrimenti lo rifiuti. Ma non lo fare perché sono una signora”.

Tra l’altro, c’ho 31 anni a dicembre e sta storia della signora mi fa ansia!

Come spiega Irene in questo video, non c’è nessun problema se un ragazzo mi apre la porta, lo vedo come un gesto di gentilezza. Ma se poi la porta te la apro io e tu non accetti perché sei uomo, allora lì c’è un problema.

Quindi, tornando al significato di cavalleria e galanteria, lasciamo perdere il sessismo benevolo che sta dietro a questi due concetti e pratichiamo educazione, rispetto e gentilezza nei confronti delle persone, a prescindere dal loro sesso, perché siamo persone educate e non perché ci sentiamo in dovere di farli nei confronti di un sesso in particolare.

A cura di Giulia Terrosi

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3 risposte a "Cavalleria/galanteria.. Da dove derivano queste parole?"

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