INCEL – Il Terrorismo Misogino

INCEL sta per involuntary celibacy, ovvero celibato involontario. E’ un fenomeno online che si è sviluppato negli ultimi anni che ha portato a dei veri e propri atti di terrorismo in tutto il mondo.

Prima di ulteriori spiegazioni vi lascio alla visione di questo video:

Ecco la storia.

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6 modi nei quali insegniamo (involontariamente) ai nostri figli e alle nostre figlie la cultura dello stupro

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Nessun genitore (che io abbia mai conosciuto) si sognerebbe mai di insegnare ai loro figli o alle loro figlie che lo stupro sia ok. Ma ogni giorno, in molti modi differenti, anche i genitori meglio intenzionati contribuiscono alla cultura dello stupro, e i nostri figli e le nostre figlie la subiscono.

Come madri e padri, probabilmente non parliamo direttamente di stupro ai bambini e alle bambine, almeno fino a quando non sono più grandi. Ma inviamo loro continuamente messaggi riguardanti il sesso e il consenso. Per questo motivo, dobbiamo essere sicur* di non insegnare loro qualcosa di molto pericoloso, anche se accidentalmente.

Ecco di seguito sei (molto comuni) modi in cui si sbaglia e come possiamo fare di meglio.

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Dal “Se l’è cercata” al “Il femminicidio non esiste”

melitoGrazie Anarkikka !

A Melito di Porto Salvo, un paesino di 14 mila abitanti in Calabria, una ragazza di 16 anni è stata stuprata per tre anni da 9 aguzzini.

Quindi una bambina di 13 anni ha subito per tre anni violenze sessuali e psicologiche da parte di 9 adulti.

Ma diamo un nome e un cognome agli aguzzini.
Il capo del branco è Giovanni Iamonte, 30 anni, secondogenito del boss di Melito Porto Salvo, Remingo Iamonte (attualmente detenuto), e nipote di don Natale deceduto alcuni anni fa dopo un lungo periodo di latitanza finita nell’hinterland milanese.
Oltre a lui, su richiesta del procuratore Federico Cafiero De Raho e dell’aggiunto Gaetano Paci, sono stati arrestati per violenza sessuale anche Daniele Benedetto (21 anni), Pasquale Principato (22), Michele Nucera (22), Davide Schimizzi (22), Lorenzo Tripodi (21) e Antonio Verduci (21). Un ragazzo di 18 anni, inoltre, è stato affidato a una comunità perché minorenne quando sono avvenute le violenze mentre per Mario Domenico Pitasi, di 24 anni, è stato disposta la misura dell’obbligo di presentazione. Quest’ultimo, infatti, è stato accusato solo di favoreggiamento personale. (Fonte: qui)

Sono tutti ragazzi tra i 18 e i 30 anni. Tutti hanno abusato di una bambina per tre anni. Riflettiamo sulla relazione di potere che c’è dietro a uno stupro. Le motivazioni possono essere molteplici, come l’affermazione di quello che questa cultura stereotipate vuole sia il “maschio”, la non accettazione del rifiuto, la dominazione della vittima che, spesso indifesa, non viene vista come un essere umano al proprio pari e quindi non c’è interesse nel provocarle gravi danni fisici e psicologici. La totale mancanza di empatia è un elemento da non sottovalutare.

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