LA VIOLENZA NON SI GIUSTIFICA

L’errore più comune, quando viene commesso un omicidio o un atto di violenza è quella di trovare la giustificazione per la persona che lo ha commesso; nei giornali, alla televisione, su internet, quando viene commesso un atto violento ne seguono sempre questo tipo di frasi:
  • uccis* per gelosia
  • uccis* perché era stat* tradit*
  • uccis* perché l’assassin* era sotto effetto di stupefacenti
  • uccis* perché si è ribellat*
  • violentata perché vestita con abiti succinti
  • violentat* perché se l’è cercata
Questi sono solo alcuni degli esempi che ogni giorno leggiamo e che vogliono giustificare e quindi attenuare la responsabilità dell’aggressore.
Un caso particolare degli ultimi giorni è quello del ragazzo di Pozzuoli, Paolo Pietropaolo, che ha dato fuoco alla sua compagna incinta.

Sul sito dell’Huffington Post leggo testuali parole:

Pozzuoli, il compagno della donna incinta bruciata ai carabinieri: “Ho fatto una cazzata, lei mi tradiva”

Non sto accusando il sito, e non intendo accusare i giornalisti in questo caso. Loro fanno il loro lavoro e in qualche modo devono “placare la sete” dei lettori avidi che cercano giustificazioni e vogliono sapere sempre di più. Io sto accusando, in questo caso, l’uomo che si è voluto giustificare con “ho fatto una cazzata, lei mi tradiva”. Eh sì! Caro Paolo, no aspettate, caro, mi sta sulle palle (e scusate il francesismo!), di caro non ha proprio niente questa bestia! Quest’uomo si è permesso di dare fuoco alla sua compagna e a SUA FIGLIA solo perché lei lo tradiva. E così si vuole giustificare.
Lui, in carcere con l’accusa di TENTATO OMICIDIO, dovrebbe essere processato e accusato con il peso dell’omicidio. Mi spiego meglio: davanti a tanta violenza, secondo me, non si può far scontare una pena più lieve dell’omicidio solo perché Pietropaolo ha avuto “la fortuna” di non uccidere realmente la sua compagna e perché la figlia è comunque nata con un cesareo.
Inoltre vorrei sottolineare che tutte queste giustificazioni che comunque in un processo vengono considerate “attenuanti” aiutano il processato a cavarsela con lo sconto della pena.
Per me semplicemente non è giusto. In un paese in cui ogni TRE giorni viene commesso un femminicidio (e che comunque nel giro di un giorno ne sono stati commessi 3 solo in Italia…) dovremmo essere più severi, non scendere a compromessi e non accettare nessun tipo di giustificazione. Non si giustifica la violenza!
La RIVITTIMIZZAZIONE è l’errore più grande che si possa commettere. Il ritenere la vittima responsabile di ciò che le è successo è come girare il dito nella piaga. Scusatemi ma è proprio da STRONZI/E!
Non solo questa donna è stata cosparsa di alcol e bruciata viva, non solo presenta ustioni nel 40% per cento del corpo, non solo ha rischiato di perdere sua figlia, NON SOLO RISCHIA DI MORIRE, ma deve pure passare per stronza perché ha tradito (che poi non ne siamo sicuri) il suo compagno.
E’ come la storia di Ashley Olsen, la ragazza americana uccisa a Firenze poco tempo fa. Cito il bellissimo articolo del blog Al di là del Buco Ashley Olsen: morta due volte. Di femminicidio e di un “se l’è cercata”!
A me queste parole fanno rabbrividire.
Si giustifica una morte, una molestia, una violenza, e questo non va assolutamente bene.
A riguardo vi lascio anche il link di un VIDEO di “Un Altro Genere di Comunicazione” che testimonia come viene raccontata dai media la violenza sulle donne.
Il punto è che i media fanno il loro lavoro. Siamo noi a dover cambiare il modo di affrontare e vedere le cose. Non dobbiamo cercare la giustificazione dell’assassino. Non siamo degli investigatori né tanto meno degli psicologi. Non abbiamo bisogno del movente. Ad ognuno il proprio lavoro!
Come viene affermato nel video, la mentalità patriarcale e maschilista è alimentata anche dalla forte pressione cattolica presente nel nostro paese.
La figura della donna in questa mentalità arcaica è una tentazione. La mancanza di una corretta educazione sessuale nelle famiglie e nelle scuole porta a credere che l’uomo in quanto tale, in quanto cacciatore possa comportarsi in questo modo. Esigere rispetto perché è uomo. Agire perché la società vuole così.
Valentina R.
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5 thoughts on “LA VIOLENZA NON SI GIUSTIFICA

  1. ma spesso è vero che viene uccisa chi si ribella, chi dice no a una relazione oppressiva ma questa non è a giustificazione di chi uccide ma a onore della vittima nel mio modo di vedere le cose.
    Chi uccide la donna che diceva di amare, in realtà non l’ha mai amata

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    1. Ciao Rediviva, io non accuso direttamente i giornalisti, anche se poi li accuso, tra le righe. Il mio ragionamento è che se noi per primi non cercassimo sempre la risposta “malata” e “razzista”, i giornalisti non avrebbero alcun bisogno di dover sottolineare, giustificare, e fare audience in questo modo. Non dico che non sbaglino, dico solo che si sono adeguati. Poi non ti nascondo che urta anche a me il loro comportamento. Valentina

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