L’8 MARZO, E’ DAVVERO UNA FESTA?

8 marzo

Ormai lo sanno anche i muri, la “festa della donna” è un operazione commerciale per far vendere mimose (che poi, vi siete mai chieste/i perché proprio le mimose?), fare regali, far sentire le donne come delle “regine” (come se essere “regine” fosse qualcosa da bramare). 

Con questo, non vogliamo criticare nessuna scelta, o fare dei moralismi inutili. Semplicemente ci teniamo a spiegare, per quanto possibile, il significato di questa famosa giornata che crea sempre tantissime polemiche.

Partiamo dalle basi. Il famoso incendio in cui morirono le operaie nella fabbrica di New York è una BUFALA.

La FALSITÀ’ di questo mito deve essere chiara, anche perché, a nostro modesto parere, in ogni caso non ci sarebbe nulla da festeggiare.

Ci sono testimonianze storiche, documentabili anche solo su Wikipedia che dimostrano che l’incendio non è avvenuto l’8 marzo ma bensì il 25 marzo 1911. In questo famoso incendio morirono 123 donne e 23 uomini (la maggioranza immigrate ed immigrati). Non fu il titolare pazzo e scatenato a rinchiudere dentro queste donne per ucciderle ma fu un incidente (dentro la ditta tessile si poteva fumare, la presenza di luce e gas, insomma fate pure 2+2).  Vi consigliamo di leggere qui al riguardo.

In realtà questa data è molto importante ma ha origini politiche: l’8 marzo infatti è stato istituito come Giornata Internazionale della donna in seguito alla grande protesta delle donne russe dell’8 marzo 1917, la famosa protesta “pane e pace”, contro la prima guerra mondiale e per il loro diritto a votare (per maggiori informazioni leggere qui

Ricordiamo che “bread and roses” sono le parole della suffragista, Rose Schneiderman, leader femminista e socialista che pronunciò nel suo discorso a Lawrence nel 1912. 

Ne riportiamo qui una parte:

Ciò che la donna che lavora vuole è il diritto di vivere, non semplicemente di esistere.

Dopo pochi giorni dall’8 marzo 1917, alla vigilia della rivoluzione di Ottobre, le donne in Russia ottennero il diritto di voto, per questo motivo l’8 marzo 1921 fu istituita durante la Seconda Internazionale delle Donne, la Giornata mondiale dell’Operaia.

Da allora, l’8 marzo è diventata la data della Giornata Internazionale della donna in molti paesi. In Italia fu celebrata per la prima volta il 12 marzo del 1922 perché era la prima domenica dopo l’8 Marzo. Da quell’anno, in seguito all’avvento di Mussolini, non si è più festeggiata, fino all’8 Marzo 1945, alla fine della seconda guerra mondiale in seguito alla nascita dell’Unione Donne Italiane (UDI).

Questa data è diventata simbolo delle lotte politiche delle nostre predecessore, che hanno lottato per chiedere diritti come il divorzio, l’aborto e pari diritti per ogni genere.

Per questo non solo non è corretto, ma lo troviamo anche degradante chiamarla FESTA.

In quanto femministe il nostro obiettivo non è quello di essere superiori all’uomo, né tanto meno della “concessione” di una giornata per onorarci.

A cosa ci serve? Se poi per il resto dell’anno siamo considerate il SESSO DEBOLE (già solo una giornata tutta per noi ci rende deboli agli occhi maschilisti)? Per quanto ci riguarda  la parola “festa” dovrebbe essere abolita. Soprattutto alla luce dei dati davvero allarmanti dell’ISTAT del 2015

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Per questo è importante parlare di questa giornata, del vero significato, per l’uguaglianza, contro gli stereotipi e i pregiudizi. Se proprio non è possibile chiamarla in altro modo, teniamocela, quanto meno le persone maschiliste, misogine, con la mentalità patriarcale, almeno l’8 marzo, si ricorderanno di noi DONNE, non per una categoria da proteggere e da “celebrare”, ma perché la parità di genere ancora non esiste.

Non abbiamo bisogno di una giornata come la “festa della donna” per essere rispettate ma abbiamo bisogno ed il diritto di essere RISPETTATE SEMPRE in quanto esseri umani.

Essendo fermamente convinte che nel mondo ci sia bisogno della parità dei sessi, sarebbe più utile istituire davvero UNA GIORNATA PER LA PARITÀ’ DEI SESSI, piuttosto che la “festa della donna”.

Ci dice quindi davvero poco che in Italia da quest’anno i musei saranno gratis per sempre alle donne ogni 8 marzo. Ok! Grazie! Ma perché non anche agli uomini con delle rassegne concentrate sul tema del rispetto dell’essere umano e della donna? Questo si potrebbe dire per anche tutti quegli eventi e locali con ingresso gratuito per la donna, come se fossimo una categoria protetta che ha bisogno di agevolazioni.

Cosa chiediamo noi con questa giornata? Di essere rispettate? Di essere apprezzate per tutto quello che facciamo? E non è in fondo quello che chiedono tutti gli essere umani sulla terra? Il RISPETTO. TUTTO QUI.

Per questo in questa Giornata, come in tutti i giorni dell’anno, sarebbe utile parlare dell’origine di questa ricorrenza, fare educazione di genere a scuola, parlarne per abbattere gli stereotipi e le discriminazioni con i quali veniamo educat*.

E allora donne stasera se volete, festeggiate sì, perché siete libere di scegliere se festeggiare o no. Al di là di ogni moralismo, ogni pregiudizio o stereotipo che ci accompagna ogni giorno. Fate quello che vi sentite di fare ricordano che meritate di essere rispettate in quanto persone. 

E voi uomini, festeggiate uguale, perché rispettate le donne e rispettate gli uomini. Perchè rispettate i bambini e le bambine, gli anziani e le anziane e chi è diverso da voi. Nel mondo c’è solo bisogno di rispetto. Di accettare il prossimo e la prossima. Non di denigrarlo/a, picchiarlo/a o violentarlo/a.

Ma soprattutto oggi, qualunque cosa decidiate di fare, dall’andare a vedere lo strip-tease, all’uscire con le amiche, col compagno o la compagna, un cinema, una cena, o anche solo rimanere a casa a guardare la TV, ricordatevi che dovete RISPETTARVI prima di tutto voi stesse, e solo così potete rispettare il prossimo. Fate ciò che vi sentite di fare, ciò di cui avete davvero bisogno. Chi giudica il vostro operato non vi rispetta. Siate voi stesse sempre e solo con orgoglio di una persona che, in quanto tale, merita rispetto.

Buona giornata a tutt*.

Valentina R. & Giulia Terrosi

 

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