Parlando delle ragazze XY con Monica Romano

Sogno un mondo dove la biologia non sia un destino, nel quale non conti se siamo maschi o femmine, ma quali sono le nostre capacità, i nostri valori, talenti, attitudini, preferenze, sentimenti, sogni. Le battaglie per i diritti e la piena dignità sociale delle persone transgender hanno valenza universale e possono migliorare la vita della collettività, perché le rigide aspettative di genere del nostro sistema culturale sono gabbie che imprigionano tutti. 

Monica Romano, http://www.monicaromano.it/

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Il 17 maggio, per celebrare la Giornata Internazionale contro l’omofobia la bisfobia e la transfobia, sono andata alla Libreria Colibrì a Milano ad assistere alla presentazione del libro di Monica Romano, “Trans. Storie di ragazze XY” (lo trovate anche nella lista dei libri consigliati qui).

La presentazione è stata organizzata dal Dipartimento di Fisolofia dell’Università degli Studi di Milano ed erano presenti, oltre a Monica, Stefano Simonetta, Professore Dipartimento di Filosofia, Sandro Zucchi, Direttore del Dipartimento e Valeria Rosini, per l’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (UAAR).

E’ stato un incontro bellissimo di cui non potevo non parlare. Per questo ho deciso che la cosa migliore era quella di buttar giù la discussione che c’è stata, con tutte le riflessioni che sono venute fuori. Ne sono uscita arricchita, motivata e speranzosa. Ringrazio Monica per questo libro perché permette di capire cosa vuol dire essere una persona trans, quanta strada ci sia ancora da fare, ma soprattutto di non perdere mai la speranza!

Stefano Simonetta: Oggi abbiamo pensato  organizzare questo evento come Dipartimento di Filosofia in occasione della Giornata Internazionale contro l’omofobia, bifobia e transfobia. Possono sembrare occasioni rituali ma in realtà lo sono tutt’altro. Perfino in una città come Milano, orgogliosa di essere aperta e lo dimostrerà anche con la marcia sabato 20 maggio, ma anche in questa città atti di intolleranza, anche di genere, e discriminazioni sono frequentissimi. Noi vorremmo che il nostro Dipartimento fosse un posto in cui i diritti si aggiungono e non si tolgono.

E per far questo partiamo dal bellissimo libro scritto da Monica Romano, “Trans. Storia di ragazze XY”, che è bene leggere per guardare le cose con gli occhi diversi, con la mente più aperta.

Sandro Zucchi: Quando Stefano mi ha proposto questa cosa mi è piaciuta subito perché era molto in sintonia col lavoro che facciamo nel nostro Dipartimento. E ci sono delle coincidenze che mi dicono che è la cosa giusta da fare. Una filosofa, Martha Nussbaum, che ha scritto il libro “Why Democracy Needs the Humanities” in cui cerca di argomentare il fatto che attraverso gli studi di tipo umanistico le persone sviluppano una coscienza critica e diventano cittadini più consapevoli. In un altro libro, “Le nuove frontiere della giustizia”, affronta il tema dell’etica della virtù e utilizza il concetto di “fioritura”, idea aristotelica del fatto che gli individui hanno il diritto di sviluppare la loro capacità di fiorire seguendo le proprie inclinazioni. E una società giusta deve garantire il diritto e l’opportunità di fiorire a tutte le persone.

Valeria Rosini: Non sono un’esperta di questioni LGBT ma sicuramente sono un’alleata, non soltanto nell’ultimo decennio attraverso l’UAAR, ma anche per ragioni personali più antiche che forse vale la pena di nominare. Sono abbastanza vecchia da potermi ricordare il primo movimento per i diritti degli omosessuali in Italia, che si chiamava “Fuori!” (Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano) e posso testimoniare che è stato un evento sconvolgente, anche se numericamente piccolo e molti italiani magari non se ne sono accorti, ma coloro che ne sono stati sfiorati non hanno più potuto vedere le cose come prima hanno avuto una sensazione straordinaria qualcosa che era ricacciato nella più profonda oscurità innominabilità improvvisamente è venuto alla luce, come se si fosse acceso un interruttore e le coppie omosessuali esistevano ed erano come noi, erano nostri amici.  Poi a proposito di fioriture, via via nel tempo si sono affacciati nuovi gruppi, chiesti nuovi diritti. Direi che la condizione delle persone transessuali è ancora oggi la più svantaggiata in questo iter.  Gli omosessuali oggi sono tutelati da una legge che ne garantisce le unioni e un tempo questo era completamente impensabile. Gli stranieri hanno simpatie della sinistra politica

Tornando al libro di Monica, dirò che è leggibilissimo, adatto anche agli adolescenti per il quale sarebbe lettura importantissima. Ma è adatto anche per gli adulti acculturati che vogliono calarsi nelle complicazioni e nelle particolarità delle esperienze di vita di una persona trans, un libro quindi davvero per tutti. E’ una narrazione di prima persona della protagonista, Ylenia, che ci accompagna dall’infanzia all’età adulta. E’ un personaggio sintesi di molte storie simili, ma sembra che abbia molto dell’autrice, almeno nella parte in cui racconta di riuscire a vincere le sfide più difficili, rifiutando di ritirarsi dal mondo, laureandosi nonostante tutto e affermandosi nel mondo del lavoro. E questo non è per niente scontato, perché se è vero che abbiamo numerosi esempi di persone che ce l’hanno fatta ad affermarsi nel mondo diurno (lavoro e società) è anche vero che la maggioranza delle persone che vivono questa condizione è prigioniera del mondo della notte. La derisione e il rifiuto sociale impediscono di finire la scuola, di trovare un lavoro, di avere degli amici. Oggetti di bullismo e di esclusione vivono una solitudine assoluta. Le famiglie che le cacciano di casa per nascondere la vergona insieme alla possibilità di trovare sostentamento, finiscono per spingerle nel circuito della prostituzione e della droga per poterlo sopportare. Ma le cose cambiano ci dice a più riprese Monica, “per quanto infernale sia il presente, il futuro sarà migliore, non perdervelo”.

L’inizio del libro introduce alla parte peggiore: il modo in cui i titoli dei giornali e i media descrivono le persone omosessuali. Anche di fronte alla morte, il rispetto non esiste, viene sempre utilizzato il maschile anche per persone MtF (Masculine To Feminine), non vengono chiamate come persone, ma come oggetti. Le persone transessuali sono ancora soggetto di un odio che non sembra trovare un argine. Di fronte al razzismo le scuole intervengono con incontri sulla tolleranza e l’inclusione, ma se un bambino si sente bambina l’insegnante e viene per questo bullizzato, risponde “devi semplicemente comportarti da maschio!”. Le provocazioni dei compagni peggiorano e le persone trans si ritrovano in situazioni di gravi discriminazioni. Nonostante tutto Ylenia conserva l’amore per lo studio e io, che ho fatto la psicoterapeuta per un quarto di secolo, posso dirvi che questa reazione non accade affatto spesso. Nella stra-grande generalità dei casi, condizioni ambientali così avverse e mirate a distruggere la stima di se, impediscono reazioni positive e stimolano quelle di natura depressiva. Se un messaggio viene da questa parte del libro è “se tutto intorno a voi va male, non mollate quello che vi piace e potete fare in proprio, come leggere e studiare, o coltivare qualsiasi vostra capacità che vi dia soddisfazione anche se non vi viene riconosciuta, perché quando vi chiedete angosciosamente “chi siete” lì troverete una possibile risposta. Le cose, col tempo, cambiano”.

Ora ci sono moltissime associazioni e la rete aiuta a conoscere persone che vivono quest’esperienza e mettersi in contatto è fondamentale per rendersi conto che non si è soli. Ancora oggi si attende la cancellazione definitiva dall’elenco delle malattie dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come avvenuto per l’omosessualità definita oggi come “normale variante della sessualità umana”. Interessante è anche riflettere su quanto l’adeguamento del corpo con ormoni e chirurgia risponde ad un vero proprio bisogno e si tratta ancora di sudditanza a una visione binaria del mondo che vuole maschile e femminile senza via di mezzo, o non sarebbe meglio che la società si abituerebbe a vivere con persone che sono fuori al binario di genere.

Monica Romano: questa giornata celebra la de-psichiatrizzazione dell’omosessualità dall’elenco delle malattie dell’OMS e questo è stato un cambiamento storico rilevantissimo rispetto all’esercizio della piena cittadinanza delle persone gay e lesbiche. La storia del movimento LGBT italiano ha più di 40 anni, parte con il Fuori!, penso anche a Mario Mieli, una delle personalità più importanti del movimento LGBT italiano, morto suicida nell’83, che ha scritto una pietra miliare del movimento “Elementi di critica omosessuale” e che vi invito a leggere. Il movimento trans, n quegli anni si stava già mobilitando. Spesso si dice che la legge sulle unioni civile è il primo importante riconoscimento per le persone LGBT, in realtà nel 1982 le persone trans ottengono la legge 164/82 che per l’epoca fu una conquista molto importante perché è la legge che tutt’oggi va a normare i percorsi di transizione che cambiò la vita di tanti e tante. Oggi ne vediamo tutti i limiti perché è estremamente binaria, le parole sono importanti e ha inquadrato un cambio nel quale ha inquadrato il passaggio da un sesso all’altro, non prevedendo identità ulteriori e andando a semplificare moltissimo tutto l’universo della non conformità di genere, io lo chiamo “arcobaleno” dei generi, molto efficace perché i generi vengono presentati n modo duale ma in realtà tra queste due polarità ci sono tantissime sfumature. E questo è in realtà quello che le persone trans si propongono di fare, limitare il binarismo di genere che riguarda tutte e tutti. Perché non riguarda solo le persone trans, le gabbie di genere è un problema universale. Per questo le battaglie delle persone trans hanno un valore e devono essere ascoltate.

Due parole sul bullismo. Il libro è stato pubblicato da una casa editrice importante che si occupa di testi scolastici e ha deciso di pubblicare il libro proprio perché molte di queste pagine parlano di bullismo nelle scuole. Spesso si parla di bullismo, ma ci sono bullismi e bullismi.

Ricordiamo che la Regione Lombardia non ha dato il patrocinio a Milano Pride e questo sarà un buon motivo per scendere in piazza il 24 giugno (segnalo anche il Pride Week, la serie di eventi culturali nella città di Milano dal 19 al 25 giugno). Ci viene spesso chiesto “ma c’è ancora bisogno di manifestare a Milano per il Pride?”, evidentemente sì.

Di bullismo di matrice omotransfobica non si parla mai. Normalmente quando il bullismo che riguarda una minoranza non viene affrontato nelle sue specificità in qualche modo si cancella. Per cui il libro ha voluto essere uno strumento per richiamare l’attenzione su questo tipo di bullismo che ancora è drammaticamente attuale e che riguarda moltissimi adolescenti gay, lesbiche, trans o ritenuti tali perché non necessariamente si deve essere LGBT per esser vittime di bullismo.

Come immaginerete esistono barriere ed ostacoli di natura soprattutto politica che impediscono di portare questo libro nelle scuole. Se pensiamo che è stata inventata l’”ideologia gender”, che non esiste (nb. Qui un pezzo in cui ho affrontato la questione) per impedire al movimento LGBT di entrare nelle scuole per sensibilizzare, informare e insegnare che il bullismo è sbagliato e che può provocare delle conseguenze anche drammatiche. La strada è lunga, il lavoro da fare è ancora tanto. Ricordiamo che in Italia non esiste una legge contro l’omotransfobia, ovvero non esiste un’aggravante per quei reati e violenze rivolte a persone LGBT. Spesso mi sento chiedere, “perché una persona che aggredisce una persona LGBT dovrebbe ricorrere a un’aggravante del reato?” La risposta è semplice: chi attacca un esponente di una minoranza, non attacca solo quella persona ma attacca tutto il gruppo ed è per questo che ci deve essere un’aggravante come esiste già per molte minoranze, ma non per la nostra.

Non confondiamo l’ideologia del gender con i Gender Studies che rivendichiamo assolutamente! L’ideologia del Gender è una mistificazione da parte di alcune forze politiche soprattutto vicine alla militanza/attivismo cattolico che affermano che le associazioni LGBT italiane vogliono entrare nelle scuole per cancellare l’esistenza dei generi binari e omossesualizzare i bambini (nda. su questo consiglio assolutamente di leggere il libro di Michela Marzano “Mamma, Papà e Gender” dove è spiegata benissimo la nascita della bufala “ideologia gender”).

Quando invece, a Milano ci sono tante associazioni che fanno riferimento ai gruppi LGBT che vanno nelle scuole per spiegare dei concetti fondamentali: sesso, genere (espressione, ruolo e identità) e orientamento sessuale, che sono necessarie per prevenire gli stereotipi che sono alla base di discriminazioni e del bullismo, quindi della violenza.

L’identità sessuale concetto complesso e multidimensionale perché comprende esiste l’identità di genere che è il sesso psicologico della persona (come mi sento? Mi identifico come maschio o come femmina? O Nessuno dei due?) ed esiste il sesso che è un dato biologico ed immutabile (XX o XY). Da qui deriva anche il titolo del mio libro “Ragazze XY”, noi siamo ragazze, ma i nostri cromosomi rimangono XY ed è una definizione immediata che chiarisce la differenza tra sesso e genere. Lo stesso termine “transessuale” ha qualche limite, perché cambiamento di sesso è un po’ azzardata com’espressione.

L’orientamento sessuale risponde alla domanda “chi mi piace”, l’orientamento può essere, omoaffettivo, biaffettivo, eteroaffettivo o panaffettivo. Nel libro parlo anche di panaffettività che è molto poco conosciuta.

Quindi sesso e genere sono concetti ben distinti.

Il ruolo di genere è l’aspettativa sociale legata all’appartenenza a un determinato genere. Una donna deve rispettare tutta una serie di aspettative purtroppo, così come un uomo, sono gabbie. Ad esempio, Queer è un atteggiamento politico che decostruisce il binarismo di genere e il rifiuto delle definizione. Rifiuta di collocarsi entro delle categorie predefinite ed entro specifici orientamenti sessuali come omosessualità, bisessualità etc.

Chi contesta il binarismo di genere non vuole sovvertire l’idea che i sessi sono due, ma vuole decostruire l’idea di “ruolo di genere” smantellando queste gabbie che sono ancora molto forti. L’appartenenza a un sesso o un altro determina destini e biografia e questa cosa la trovo estremamente limitante e anacronistica. Penso che il sesso di una persona dovrebbe essere quasi completamente irrilevante. Ad esempio, che senso ha avere il sesso sul codice fiscale? Non sarebbe forse il caso di andare verso un contesto giuridico in cui il sesso biologico sia sempre meno rilevante. Ovvio se mi parli di medicina di genere c’è un senso, ma per il resto?

Un mio amico giornalista ha definito questo libro come un’ “autobiografia aumentata”. Ho cambiato il nome, ho cambiato riferimenti, ma la storia è reale. E non avrebbe senso se Ylenia non avesse incontrato tante donne XY, amiche, alleate e anche nemiche a volte, che ho incontrato in tanti anni di transizione. L’intento era non tanto quello di raccontare la mia storia ma di raccontare una storia che potesse essere emblematica per tante altre storie.

Valeria: gli studi di genere hanno ormai decenni e sono gli studi che riguardano l’aspetto sociologico, antropologico, psicologico e filosofico che attengono agli stereotipi di genere che tendono a tenere delle persone ingabbiate altrimenti rincorrono nella riprovazione sociale. Gli studi di genere sono andati avanti tranquillamente, stimolati dal femminismo, dai movimenti LGBT. Ad un certo punto però è venuto fuori il delirio paranoico: l’idea che chi voglia decostruire gli stereotipi sia un essere pericoloso e contagioso. Sono convinta che sia promosso da una piccola frangia estremista dei cattolici e spesso del fascismo. Non dimentichiamo che il fascismo ha puntato tutto sulla virilità come valore assoluto e dominante del mondo. La cosa strana e originale è che queste paure si sono condensate in una colossale bufala la quale sostiene che ci sono persone che volutamente vogliono traviare i bambini, confonderli e mandare a rotoli la nostra società. Questo è proprio un delirio paranoico e come tale può essere pericoloso.

Degli stereotipi non ci liberiamo mai, perché il nostro cervello utilizza gli stereotipi per semplificare delle realtà che sarebbero troppo complesse. E’ rassicurante avere delle idee precostituite. Anche nel movimento LGBT, fatta tanta fatica per ottenere dei diritti, si rischia di adagiarsi e lasciare poi un nuovo incasellamento delle cose che lascia le cose così come sono. Direi che l’esercizio è quello di tenere presente che gli stereotipi esistono e di indicarceli ogni volta che ci rendiamo conto che ne stiamo utilizzando uno.

Monica: un percorso di transizione porta in se anche delle cose belle e questa è una narrazione che sopratutto in termini di media mainstream non viene mai portata alla luce. Tutto ciò che una vita vissuta attraversando di generi può offrire, sicuramente ci sono molte difficoltà di cui ho parlato nel libro, ma che può essere anche in grado di donare una prospettiva straordinaria ovvero fuori dall’ordinario e che secondo me ha un valore.

Una delle cose più comuni, è quella di essere considerati, come comunità trans o omosessuale, un “caso umano”, ovvero suscitare compassione. Riappropriarci del nostro diritto a vivere ad esistere e non ricercare, noi per primi, la benevolenza dell’ambiente che ci circonda. questo si faceva molto nel lavoro di autocoscienza, importantissimo. Mettersi in cerchio, partendo da una narrazione privata per poi fare delle considerazioni di carattere sociale e culturale. Dicevamo sempre di doverci liberare dall’atteggiamento “zerbinante”. Questo lo diceva anche Pasolini, tu puoi anche essere una minoranza ed essere un diverso, ma finché non  ne parli va tutto bene. Finché non rivendichi la tua differenza non è un problema. Quando invece ci poniamo come diritto di esistere in quanto minoranza, allora cominciano i problemi. Per questo è importante, nel nostro percorso verso l’emancipazione, rivendicare il nostro diritto di esistere.

Le narrazioni devono cambiare a seconda del contesto, per la società non è chiara la differenza tra orientamento sessuale e identità di genere. Per la società italiana le uniche rivendicazioni da prendere in considerazione sono quelle degli omosessuali maschi, possibilmente che non risultino troppo “femminili” e che si presentino in giacca e cravatta. Quando è fondamentale ricordare che il movimento è nato insieme, gay, lesbiche e trans. Non son d’accordo sulla divisione. I moti di Stonewall erano stati fatti da persone trans ispaniche e prostitute che si sono ribellate. Nasciamo come forza di rottura e dobbiamo essere coscienti del nostro punto di partenza, della nostra storia che è rivendicativa e sovversiva della norma.

Tutta la narrazione collegata alla rivendicazione della famiglia a me sta bene perché dobbiamo rivendicare tutti i diritti del maschio eterosessuale cisgender, allo stesso tempo però non rivendico quel modello di vita come modello che devo necessariamente desiderare. Questo vale anche per l’idea di famiglia che secondo me è un istituto drammaticamente anacronistico. Io Mario Mieli lo cito sempre quando diceva che noi persone LGBT dobbiamo porci come forza che mette in discussione determinati assiomi, abbiamo un retaggio culturale e possiamo offrire una diversa visione anche agli stessi eterosessuali. Rivendichiamo le nostre differenze, le nostre diversità.

“Scheccare” è un atto rivoluzionario e deve restare tale non dobbiamo censurarlo in nessun modo, anzi. Viviamo le nostre identità e rivendichiamole.

Io rivendicherò di appartenere a una minoranza fintanto che non avrò pari dignità sociale e non otterrò gli stessi diritti umani e civili. Allora sarò la prima a dire “sono un essere umano al dilà della mia identità di genere e del mio orientamento”. Ma fintanto che ci saranno individui penalizzati in quanto persone gay, lesbiche o trans, bisogna andare avanti a definirci gay, lesbiche e trans come appartenenti a una minoranza.

Grazie Monica!!! Ora e per sempre, nello spirito di Stonewall!

A cura di Giulia Terrosi

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