“Sono femminista ma…”

Le situazioni quotidiane della vita spesso mi portano a riflettere e sento il bisogno di scrivere, per sfogarmi o per esprimere meglio il mio pensiero, che non vuol essere universale o convincere che sia il pensiero “giusto”.

Ogni tanto mi viene fatto notare che ci sono persone che si dichiarano femministe ma che tengono a sottolineare che mai e poi mai uscirebbero con un uomo che guadagna meno di loro oppure non escono con un uomo a meno che non sia lui a pagare al primo appuntamento.

Ora, diciamoci la verità, soprattutto in relazione al fatto che debba esser l’uomo a pagare il primo appuntamento, non c’è stata almeno una volta in cui avete avuto questo pensiero?

misandria

Lo so, anche io anni e anni fa l’ho pensato e poi mi sono resa conto quanto fossi intrappolata negli stereotipi del patriarcato.

Non ci si rende conto di quanto faccia parte dell’essere dipendenti dal proprio compagno il fatto che debba esser lui a pagare al primo appuntamento oppure a guadagnare di più.

Una volta messi i famosi “occhiali viola” (ne ho parlato qui), non si penserà più “ah, sarà bene che sia lui a pagare al primo appuntamento!”, ma gli diremo “facciamo a metà?”.

Ovvio, se uno/a dei due studia, mentre l’altro/a lavora, fa piacere che chi lavori possa fare un regalo, se può permetterselo di più rispetto all’altro/a. E ci sta anche che si abbia voglia di regalare una cena in generale, e che diamine, mica è vietato offrire! Ma un conto sono i regali, un’altra le imposizioni mentali.

C’è anche la questione culturale, cioè ci sono città nel mondo  in cui è “normale” che chi invita ad uscire, paga. Lo si fa tra parenti, tra amici/amiche.

C’è differenza tra “cavalleria” ed “educazione”. Vi siete mai chieste/i da dove vengono queste parole? Io ho affrontato il loro significato qui: Cavalleria/galanteria.. Da dove derivano queste parole?

Da quando ho messo gli occhiali viola non ho mai smesso di capire cosa volesse dire veramente esser femminista.

E credo fermamente che tra tutte le correnti di femminismo che ci sono, se proprio devo sceglierne una, quella che porto avanti è la definizione di femminismo intersezionale, ovvero la lotta per la parità di diritti e di dignità per tutte le persone, a prescindere dalla loro etnia, identità di genere, orientamento sessuale etc.

Segnalo questo interessante articolo di Pasionaria: Dieci consigli per sopravvivere al femminismo intersezionale, che elenca alcuni consigli su come essere delle femministe e dei femministi migliori.

Come ha spiegato Chimamanda Ngozi Adichienel suo discorso “Dovremmo tutti essere femministi” (che ho trascritto interamente qui):

Femminista: una persona che crede nell’uguaglianza sociale, politica ed economica dei sessi.

Come abbiamo ribadito più volte, veniamo educate/i in base a tanti stereotipi dettati dalla cultura del patriarcato che tutte le donne e tutti gli uomini che non hanno avviato un percorso di consapevolezza verso la parità di genere attuano inevitabilmente pensieri e modi di fare maschilisti, come ho affrontato qui: Maschilismo e sessismo interiorizzato. Una riflessione.

Le persone, donne o uomini, che dicono che le donne sono superiori agli uomini non portano certo avanti un pensiero femminista.
Anzi, il rischio che c’è dietro ad ogni idealizzazione della donna è proprio quello del sessismo benevolo (la definizione l’ho affrontata qui, tossico quanto il sessismo classico).

In merito a questo, sul web ho trovato il pensiero della “Matriarca interiore”

“La Matriarca interiore è quell’energia, presente nell’uomo e nella donna, che apprezza e valuta le qualità del femminile e della donna come superiori al maschile e all’uomo in generale. Della donna apprezza la bellezza e la sensualità, la sensibilità e la capacità di vivere e sentire le emozioni, l’attenzione agli altri. Dell’uomo giudica e disprezza la territorialità, la competizione, il bisogno di vincere, l’insensibilità emotiva – insomma tutte le caratteristiche legate per tradizione al maschile.

  • Penso che le donne siano più forti dell’uomo
  • Sotto sotto, gli uomini sono tutti bambini
  • Gli uomini vogliono solo quello… (ovvero sesso)
  • Gli uomini non sanno cosa è veramente importante nella vita
  • Gli uomini competono sempre, anche per delle sciocchezze Gli uomini sono violenti, guerrafondai
  • E’ colpa degli uomini se il pianeta si avvia alla distruzione Le donne sopportano il dolore molto meglio degli uomini. Se i bambini dovessero nascere da loro, la razza umana sarebbe già estinta!
  • Solo le donne sanno cooperare. Gli uomini hanno sempre bisogno di vincere e sopraffare
  • Oh, gli uomini, sempre a misurarsi il pene!
  • Se a comandare fossero le donne, le guerre sarebbero già finite
  • Non ho mai incontrato un uomo veramente sensibile
  • Quando gli uomini hanno anche solo un filo di febbre, diventano bambini…
  • Beh, basta saperli prendere. Se lo sai prendere, puoi ottenere tutto quello che vuoi, da un uomo

Frasi di questo tipo appartengono alla Matriarca interiore e possono essere dette sia da uomini che da donne.”

Il femminismo, non porta avanti la superiorità di un sesso rispetto ad un altro, ma la lotta affinché ogni persona abbia equi diritti e le stesse dignità.

Ma andiamo ad analizzare uno per uno questi pensieri di superiorità:

  • Penso che le donne siano più forti dell’uomo –> qui si intende una forza caratteriale, spirituale, perché si porta avanti uno stereotipo delle donne che sono in grado di sopportare qualsiasi dolore e qualsiasi difficoltà che la vita le presenta, mentre gli uomini hanno solo la forza bruta e non sono in grado di affrontare le “vere” difficoltà.
  • Sotto sotto, gli uomini sono tutti bambini –> perché l’uomo è descritto come l’eterno immaturo, incapace di prendersi responsabilità o di affrontare seriamente la vita.
  • Gli uomini vogliono solo quello… (ovvero sesso) –> L’uomo è un cavernicolo che non può controllare i propri istinti, non può provare sentimenti, non può avere un cervello come ha la donna. E quindi tutto è fallocentrico.
  • Gli uomini non sanno cosa è veramente importante nella vita –> anche qui, gli uomini vengono dipinti come dei perfetti idioti che non sono in grado di capire cosa conti nella vita. Non quanto lo sanno le donne che sono abituate ad avere pensieri più profondi e più sensibili. Le donne, che sono così “multitasking”, certo che lo sanno. Gli uomini non sono in grado di avere un proprio pensiero, autonomo.
  • Gli uomini competono sempre, anche per delle sciocchezze Gli uomini sono violenti, guerrafondai –>  forza bruta = zero cervello = fallocentrismo
  • E’ colpa degli uomini se il pianeta si avvia alla distruzione Le donne sopportano il dolore molto meglio degli uomini. Se i bambini dovessero nascere da loro, la razza umana sarebbe già estinta! –> eccerto, le donne partoriscono (è obbligatorio eh!), le donne hanno le mestruazioni. Che ne sa l’uomo del dolore e del rispetto per la vita??
  • Solo le donne sanno cooperare. Gli uomini hanno sempre bisogno di vincere e sopraffare –> forza bruta = zero cervello 
  • Oh, gli uomini, sempre a misurarsi il pene! –> fallocentrismo = zero cervello = forza bruta.
  • Se a comandare fossero le donne, le guerre sarebbero già finite –> solito discorso della forza bruta, i maschi non possono pensare, possono solo esser violenti.
  • Non ho mai incontrato un uomo veramente sensibile –> i maschi non piangono mai. Non sono sensibili, non provano sentimenti.
  • Quando gli uomini hanno anche solo un filo di febbre, diventano bambini… –> si perché le donne provano dolore in continuazione, mestruazioni ogni mese, parti a gogò, una vita di dolore fisico e spirituale che ci tempra! Che ne sanno gli uomini della sofferenza, loro non possono soffrire o provare sentimenti (altrimenti sono gay o femminucce)!

Piccola postilla sulla soglia del dolore: vengono fatte continue ricerche da diverse università e istituzioni che prendono un campione di maschi e un campione di femmine per mostrare quale dei due sessi sopporta di più il dolore. Ogni anno la scienza cambia opinione al riguardo. Una volta la soglia del dolore più alta ce l’ha l’uomo dolore (vedi lo studio del 2011 della Sandford University pubblicato nel Journal of Pain che ha dimostrato su 11.000 pazienti che le donne soffrirebbero circa il 20% in più rispetto agli uomini), un’altra volta la donna perché in realtà l’uomo si trattiene dal mostrare il dolore (vedi lo studio del 2012 fatto dal Dr Osama Tashani e pubblicato sull’ European Journal of Pain che ha preso un campione di 200 studenti e studentesse di origine britannica e libica che ha dimostrato che le donne avrebbero una reazione emotiva maggiore  e di apparente vulnerabilità al dolore, mentre gli uomini, reagendo più compostamente, dimostrerebbero di avere una reazione “stoica” alle sollecitazioni dolorose, mostrando solo in apparenza una soglia del dolore più alta).

Su una cosa gli scienziati e le scienziate son d’accordo: parte delle nostre reazioni alle sofferenze è determinata culturalmente. A seconda di cosa veniamo educati si sviluppa di più la parte sinistra  o la parte destra del cervello, non è un qualcosa con cui “si nasce”. Ma questa non è la sede per affrontare tutto questo, vi invito a fare qualche ricerca in merito.

  • Basta saperli prendere. Se lo sai prendere, puoi ottenere tutto quello che vuoi, da un uomo –> eh si, perché gli uomini sono stupidi. Avete mai sentito il detto “tira più un pelo di f**a che un carro di buoi”? Non credete sia un detto per credere alla donna di avere un unico potere al mondo: la sua vagina. Tutto il resto è noia.

Non ci rendiamo conto che dietro a questi pensieri di superiorità ci sono stereotipi patriarcali applicati? (Come appunto il sessismo benevolo e, se attuato da una donna, maschilismo interiorizzato).

I bambini sono “vittime” del patriarcato quanto le bambine! Un bambino deve essere forte, razionale, coraggioso, sicuro, orgoglioso, infedele etc. non deve piangere, altrimenti è una “femminuccia” (e non è mai visto come qualcosa di positivo l’esser “femminuccia”, viene visto come sinonimo di codardia e debolezza perché si fa riferimento a quello che addirittura viene chiamato “sesso debole”, oppure ci si riferisce all’essere gay come un’offesa, perché non corrisponde allo stereotipo del maschio etero bianco). L’abbiamo affrontato qui: Aiuto! Arriva il Gender.

Se ci sono donne che si sentono superiori agli uomini  è perché qualcun* ha insegnato loro a credere che il maschio sia un idiota che non è in grado di pulire, cucinare, mettere a posto etc. così bene come la donna. Come se fosse una scienza infusa nel gene femminile quella di occuparsi della casa, dei figli, dei sentimenti etc.

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Molte donne pensano ancora di essere “multitasking” perché qualcuno ha fatto credere loro che la donna può fare mille cose insieme, a differenza dell’uomo (il multitasking non esiste).

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Se ci sono donne che pretendono che al primo appuntamento la cena la paghi l’uomo, è perché qualcun* ha insegnato loro che l’uomo deve pagare tutto se vuole essere considerato un valido compagno.

Questi meccanismi di maschilismo interiorizzato portano avanti solo altri stereotipi patriarcali applicati nel quotidiano che portano comunque a una dipendenze e a un ruolo subalterno. Infatti, l’idea che debba essere l’uomo a pagare la cena ha radici profonde nella nostra storia, deriva da un tempo in cui la donna, anche se possedeva delle proprietà, in realtà non ne era mai la proprietaria effettiva, perché passavano dal padre al marito. La donna non poteva possedere nulla, non poteva lavorare, nella maggioranza dei casi non poteva nemmeno imparare a leggere e a scrivere. Questo per secoli (e consiglio su questo di leggere “Una Stanza tutta per sé” di Virginia Woolf).

Pensateci bene: se non si vuole che il proprio compagno si occupi della casa o della cucina ci condanniamo ad essere le uniche che se ne devono occupare, quando nemmeno noi siamo nate imparate.

Se portiamo avanti l’idea che la donna sia nata proprio a livello biologico per fare più cose contemporaneamente (cosa assolutamente non vera, siamo state costrette nei secoli ad imparalo), pensando alla casa, alla prole e al lavoro  in realtà ci stiamo condannando a una vita di schiavitù.

Ci dicono che noi donne siamo “multitasking” mentre l’uomo è capace di fare una sola sola una per volta… ma ne siamo proprio sicure? Oppure è così perché fin dall’infanzia ci hanno insegnato che è così? Se pretendiamo che sia l’uomo a pagare al primo appuntamento rimarchiamo la nostra dipendenza economica quando invece è fondamentale essere economicamente indipendenti per essere autonome e non dover niente a nessuna persona.

Le persone che si definiscono “femministe” portando avanti l’idea che le donne siano superiori agli uomini, o che gli uomini debbano comunque pagare la cena, o che non debbano occuparsi dei lavori domestici, sono le prime a non aver compreso a fondo il significato dei femminismi e magari sono le stesse che dividono donne “vere” dalle donne che, secondo i loro standard, non lo sono.

Sono le prime a portare avanti quello che appunto si chiama “maschilismo interiorizzato”, che di femminista non ha niente.

Come spiegato in questo articolo di UAGDC “Sessismo interiorizzato: ne soffrono molte donne, perché?”:

E’ molto importante abbandonare la misoginia interiorizzata perché vulneralizza le donne e spesso chi non ha una maggiore solidarietà con le altre è facilmente esposta a discriminazioni e violenze di genere. Questo perché è molto importante che chi ad esempio subisce violenza abbia l’appoggio e la solidarietà da parte di altre donne. Quante volte abbiamo sentito invece di vittime di violenza che spesso vengono aspramente criticate da altre donne?

 Le donne sessiste spesso sono talmente insicure che cercano l’appoggio dell’uomo creando una tale dipendenza che molto spesso può portare all’annullamento della sua persona, un altruismo troppo marcato che prende il nome di “istinto da crocerossina”. In questo modo è difficile che una donna possa perseguire i suoi sogni, le sue aspirazioni o possa trovare un uomo che non sia un cavernicolo autoritario.”

Dire che le donne “fanno meglio” questo e quello, solo perché sono “donne”, in realtà è una tristissima gabbia dorata costruita dal pensiero patriarcale che divide nettamente i ruoli in quali sono le cose “da donna” e le cose “da uomo”.

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Non esistono compiti “da donna” e “da uomo”, finché non realizzando questo, il loro pensiero sarà sempre quello di “consolarsi” dicendo che sono “superiori” agli uomini.

Ci sono donne che dicono che i loro fidanzati/mariti/figli non sono in grado di cucinare, di farsi una pasta o di fare una lavatrice! Ma come si fa a dargli di inetti così alla leggera? Tutte e tutti abbiamo un cervello e comunque nessuna donna o uomo è nata/o col gene della cucina o della lavatrice! Si impara facendo, si impara vivendo, ma tutt* sono in grado! Mi fanno salire un nervoso le donne che mi dicono che sono fortunate ad avere un marito che cucina e stende i panni, come se tutti gli altri fossero degli incapaci! Non è fortuna, è autonomia! Ed è fondamentale imparare ad essere indipendenti nella vita.

Uomini, posso capire che vi fa comodo non cucinare e non lavare, ma non vi dà fastidio essere paragonati a delle amebe? A me urterebbe tantissimo… Un po’ di rispetto per se stessi e per gli/le altri, suvvia!

Non siete dei deficienti, non si nasce col gene della cucina o della cura della casa, le cose si imparano facendo.

Non smettiamo mai di ripeterlo, basta dire che il marito “aiuta” in casa! Basta dire “come sei bravo che aiuti in casa”. Lui non sta aiutando, lui ci sta vivendo in casa, come tutte le altre persone della casa! Non è un ospite! Ci abita in casa!

Se non vuole che la casa sia un porcile, contribuisce come tutt* al suo mantenimento!

Quando si abita una casa, la sua gestione viene condivisa e suddivisa equamente da tutte le persone che la abitano. Ogni persona che la abita contribuisce con il suo apporto.

Gli uomini non sono degli imbecilli, sono esseri umani, persone! Quante volte dobbiamo ripetere ancora che i genitali non condizionano il comportamento o il carattere? Le solite frasi “sai sono uomini, non ci arrivano…” oppure “sono uomini, sono fatti così…” devono essere bandite! Ce le raccontiamo da secoli noi donne vittime del sessismo benevolo che ci ha messe in una gabbia dorata convincendoci che (nella disparità economica, politica e sociale più totale), in quanto donne le pulizie di casa le sappiamo fare meglio, siamo nate per stirare, per cucinare, siamo nate per essere madri. Sono tutti stereotipi!

Non si nasce col gene del ferro da stiro, non si nasce col gene della cucina, non si nasce col gene della madre perfetta! Ce lo inculcano fin da quando veniamo al mondo!

Ed ecco che, se un uomo prova ad essere un attimino indipendente nei campi in cui per secoli ci hanno relegato noi donne, zac “ma che bravo che sei, aiuti in casa!” e alla moglie magari, nell’immaginario eteronormativo imperante, (sono una testimone vivente) “ma che fortunata che sei con un marito così, che cucina, stira e ti aiuta in casa!”.

Cioè, fatemi capire, devo ritenermi fortunata perché mio marito è una persona autonoma e indipendente e si comporta normalmente nella vita di tutti i giorni? Ma che cavolo di fortuna è!?

Sarebbe come mi dicessero “ma che fortunata che sei, tuo marito sa attraversare la strada da solo!!”.

Ecco… riflettiamoci!

Finché ognun* di noi non realizza che in realtà non c’è nessun migliore o peggiore, ma che siamo tutt* unic*, siamo tutt* esseri umani e soprattutto che tutt*, se educat* a farlo, siamo in grado di fare tutto quello che ci impegneremo a fare, le cose non cambieranno.

Non è che se una persona dice di esser femminista vuol dire che lo sia veramente, faccio spesso l’esempio di quell* che dicono “non sono razzista ma…” o “non sono omofobo/a ma…” !

C’è un pensiero molto sottile che viene scatenato a seguito di questa reclamata superiorità femminile.

Mi scrivono sulla pagina Facebook, parlando di donne che si definiscono femministe ma poi in realtà non lo sono: “…si tratta di “opportunismo”. Vogliono la parità, ma solo quando fa comodo. Dicono che uomini e donne sono uguali, ma che se a governare fossero le donne il mondo sarebbe un paradiso terrestre. Non mi sembra un pensiero patriarcale. Sono femministe, ma maschiliste allo stesso tempo. Io non ci vedo sottomissione in tutto questo, ma tanto senso di superiorità.”

E non è la prima volta che me lo sento dire.

Ragazz*, queste persone non sanno cosa sia la parità, tanto meno cosa sia il femminismo. Mi pare evidente che non lo comprendono.

Qualsiasi persona che voglia prevalere su un’altra persona non è femminista.

Questo pensiero di “rivalsa” non ha niente a che fare col femminismo che vuole una società basata sull’equità di diritti, sul trattamento legale e sociale paritario per tutte le persone.

Il fatto di prevalere su un altro sesso non da la libertà, crea solo stereotipi, sessismo e discriminazioni.

Si parla spesso di femminismo, anzi, di femminismi (perché sono tanti), senza sapere il significato della parola (ne abbiamo parlato qui).

Apriamo una parentesi sul termine misandria che viene spesso associato a quello di misoginia da chi lotta contro il femminismo.

La misoginia è un’avversione nei confronti delle donne sistematica e culturale basata proprio sul fatto di essere donna. La misandria, di contro, per esistere dovrebbe esser strutturale e le donne dovrebbero avere totale potere politico, economico e sociale  sottomettendo gli uomini a sesso inferiore su tutti i livelli del contesto socioculturale. Per intenderci, questo è un esempio di società misandrica:

È chiaro che la nostra società non è misandrica, perché non c’è un odio strutturale nei confronti degli uomini a tutti i livelli della società.

È importante definire il termine “misandria” proprio perché ci sono troppe persone che dicono che il femminismo è il contrario di maschilismo o che confonde il femminismo con misandria.

Per concludere, le persone che credono ci sia una categoria o un sesso superiore non sta lottando contro le discriminazioni o gli stereotipi, ne sta avallando altri che comunque portano alla giustificazione di ogni tipo di violenza (psicologica, fisica, economica etc.).

Dico sempre che le parole hanno un peso. La parola “femminismo” ha un suo peso ed un suo significato, continuiamo la nostra personalissima ricerca sul nostro essere femminist*, affinché ogni persona abbia diritto all’uguaglianza sociale, politica ed economica.

Ora che abbiamo affrontato questo discorso, come abbiamo affrontato dalle nostre linee guida il meccanismo dell’interiorizzazione della discriminazione (che potete trovare qui) comprendendo che è un meccanismo comune a tutte le comunità discriminate è importante anche capire cosa voglia dire, per un uomo, essere un vero alleato nel viaggio verso l’equità dei diritti e la parità di dignità.
Questo perché capita fin troppo spesso che sotto i nostri post quando si parla di sessismo benevolo, di argomenti affrontati in questo articolo o di Double Standard arrivino molti maschi a commentare “fingendosi” alleati, ma che poi alleati non sono per nulla:

Quindi, ecco qui, sempre dalle nostre linee guida, il nostro post su come essere validi alleati:

Gente, vi chiediamo di leggere le linee guida prima di commentare anche per questo motivo: non possiamo accettare i maschi bianchi cishet che vengono a piangere sotto i nostri album di quanto questa società li opprime, che le vittime sono loro e che noi in realtà stiamo dicendo tutte stronzate.

L’album double standard, post in cui si denunciano discriminazioni sessiste e misogine, ma non solo, attirano questa tipologia di uomini come il miele. Si sentono subito chiamati in causa e senza rendersi conto dove si trovano, senza manco dare un occhio ai nostri altri post per avere un minimo di idea, ed ecco che commentano subito cose del tipo “anche noi uomini veniamo discriminati!”.

Molti offendono soltanto, altri invece si mettono di impegno e ti scrivono proprio un papiro, affrontando punto per punto quanto questa società li discrimini e quanto noi, brutte e cattive misandriche, contribuiamo a discriminarli.
Ad esempio per il fatto che non sono liberi di vestirsi come vogliono, magari in shorts e perizoma. Oppure il fatto che gli uomini non sono liberi di piangere e di esprimere i propri sentimenti. Ma va?? Magari se facessero un giro in pagina scoprirebbero che ne parliamo in continuazione di quanto il patriarcato ingabbi gli uomini!!
Abbiamo scritto un articolo in merito, tradotto video in merito, ma perché non vogliono capire che la base è sempre la stessa??

Ah, i privilegi. Vivere nella società con dei privilegi acquisiti per nascita non ti da la possibilità di comprendere quali questi siano, a meno che tu non decida di metterti in discussione e di ascoltare chi quei privilegi non li ha e viene discriminat* per questo.

Alla fine è tutto lì il discorso.

Per chi parla di odio nei confronti degli uomini:

Premessa: da una parte c’è una categoria che vive nel privilegio e non ha intenzione di mettersi in discussione. È come parlare dell’odio tra movimenti di bianchi nei confronti dei movimenti dei neri e dell’odio dei movimenti dei neri nei confronti dei movimenti bianchi.

Detto ciò, sottolineiamo ancora una volta che non odiamo nessun*, l’odio non fa proprio parte del nostro modo di comunicare e di agire.

Prendiamo semplicemente una posizione e chiediamo che al nostro fianco ci siano persone alleate che mettano in discussione i propri privilegi.
Esattamente come io da bianca li metto in discussione se voglio supportare i miei fratelli e sorelle nere, non vado da loro a parlare di razzismo al contrario.

Altro problema di base: il concetto di “privilegio” e il concetto di “oppressione”. L’odio non risolverà mai nulla e non è il nostro metodo ma riflettiamo sul fatto che se un nero dopo secoli di oppressione odia un bianco, una persona LGBT+ dopo secoli di oppressione odia una persona cishet, una donna dopo secoli di oppressione odia un uomo, magari c’è un motivo: l’oppressione?
E poi, non confondiamo la rabbia con l’odio.

Mantra da ripetere in continuazione: non sono le categorie privilegiate a dover dire a quelle discriminate come reagire alla discriminazione!!

Detto che sentirsi superiori ad una categoria è LO STESSO principio tossico del patriarcato e quindi qui non lo sentirete dire mai!!
I femminismi NON VOGLIONO ribaltare la gerarchia, come abbiamo già detto un milione di volte. Vogliono semplicemente che ogni persona abbia equi diritti e la stessa dignità. E per far questo vanno distrutti i privilegi e le oppressioni.

Un maschio bianco cishet, un MRA, un INCEL (qualsiasi altro elemento riconducibile alla così detta “Manosphere”) o chiunque non riconosce i propri privilegi e da la colpa delle proprie discriminazioni alla “tradizione” e non al patriarcato (dicendo tra l’altro che il patriarcato non esiste), che odia le vittime stesse del sistema non riconoscendole come oppresse di un sistema in cui l’uomo è privilegiato, è davvero assurdo e in questo tempo non è più giustificabile.

In questa pagina, ricca di ragazzi femministi, si va avanti insieme.
Ed è fondamentale avere alleati veri al nostro fianco. Quindi, se non avete intenzione di fare questo percorso, questa non è la pagina fatta per voi. Andate a lamentarvi delle discriminazioni che subite in pagine MRA.

Per tutti gli altri, condivido nuovamente i consigli su come essere delle valide persone alleate:

1. Ascolta le persone della categoria discriminata (donne, persone con pelle non bianca, persone LGBTIQA+, persone disabili): parla spesso con loro, conosci i loro punti di vista, le loro storie, comprendi la loro prospettiva e rispettala.

2. Sii consapevole del tuo privilegio: come persona alleata maschio/etero/cis/con pelle bianca/abile sei una persona privilegiata in questa società. Riconoscere il privilegio con il quale si nasce è fondamentale per capire da che punto si parte per rendere la società più equa possibile.

3. Sii consapevole dello spazio che stai prendendo: se si tratta del Pride o di una manifestazione pubblica, supporta rispettando gli spazi dedicati alla comunità discriminata (donne, persone con pelle non bianca, persone LGBTIQA+, persone disabili). Se si tratta di un evento chiuso, lascia lo spazio.

4. Informati: fai le tue ricerche, leggi e studia la storia dei movimenti della categoria discriminata.

5. Comprendi le motivazioni che ci sono alla base dei loro movimenti e delle loro manifestazioni, il loro significato.

6. Rispetta: da persona con uno o più privilegi maschio/etero/cis/con pelle bianca/abile non puoi dire cosa sia o cosa non sia meglio per la comunità comunità discriminata (donne, persone con pelle non bianca, persone LGBTIQA+, persone disabili). Puoi ascoltare e cercare di essere una persona alleata migliore.

7. Sii pronto/a alle critiche: accetta e cerca di migliorare.

8. Applicati nel quotidiano: ricordati che l’8 marzo, il 25 novembre, il Pride etc., sono ogni giorno: contribuisci al movimento quotidianamente, partendo dal tuo comportamento, dalle battute, dal modo di pensare e cerca di abbattere tutti gli stereotipi che ci vengono inculcati e che giustificano le discriminazione e la violenza.

9. Sii felice, ma consapevolmente: goditi il momento delle manifestazioni, ma sii consapevole che non è una manifestazione per i tuoi diritti, poiché in quanto maschio/etero/cis/con pelle bianca/abile tu quei diritti ce li hai già. Sii felice e solidale, lotta insieme ai tuoi compagni e le tue compagne ma tieni sempre a mente che sei una persona privilegiata in quel momento. Accetta che tu, in quanto cis ed etero, non capirai mai cosa vuol dire crescere e vivere in questa società come persona di quella comunità discriminata (donne, persone con pelle non bianca, persone LGBTIQA+, persone disabili).

Grazie a chi vuole cambiare le cose insieme a noi!! 💪💕

 

Ulteriori approfondimenti:
Dal nostro album delle linee guida, qui affrontiamo punto per punto, cosa succede ogni volta che parliamo di “femminismo” e/o di “violenza sulle donne”, semplice e chiaro (e risponde a tutte le lamentele mosse da chi si professa MRA):

Ogni volta che si parla di “femminismo” o di “violenza non contro le donne” ecco che spuntano sempre i soliti commenti, che possono essere riassunti nei punti seguenti: 

• Le donne che ci tengono subito a specificare “io non sono femminista ma sono per la parità dei sessi!!!” 😳😳😳
1) il femminismo non è il contrario di maschilismo;
2) il femminismo non è una malattia;
3) I femminismi sono tanti, ma in ogni caso “femminista” è una persona che lotta affinché ogni persona abbia gli stessi diritti economici, politici e sociali abbattendo ogni oppressione e ogni privilegio.
“E allora perché si chiama femminismo e non antisessismo/umanesimo/ugualitarismo?!!??!”, perché la parità dei sessi non è ancora raggiunta, il divario tra la condizione femminile e il privilegio maschile è ancora enorme. Il sessismo che subisce una donna in quanto donna è strutturale e radicato nella cultura, da secoli, nessun uomo è discriminato per essere nato uomo. Le discriminazioni che un uomo subisce sono comunque frutto del patriarcato, che punisce ogni uomo che non rispecchia il ruolo stereotipato di “maschio alpha” nella società.
Sulle discriminazioni che gli uomini subiscono, derivanti dal patriarcato, consiglio vivamente di leggere il libro di Lorenzo Gasparrini “Diventare uomini. Relazioni maschili senza oppressioni”.
Per un approfondimento sulla parola “femminismo”, ne abbiamo parlato qui.

• Per confutare il fatto che viviamo in una società patriarcale arriva l’immancabile “Eh ma allora i padri separati?!! I giudici tutelano solo le donne!!” (anche questa obiezione è standard, ogni volta che si parla di violenza contro le donne). Le decisioni della legge che portano il padre separato ad avere meno diritti rispetto alla madre separata sono sempre frutto della cultura patriarcale che pone la donna come soggetto economicamente debole della società e l’unico ruolo genitoriale valido all’educazione dei figli. Chi è femminista (maschio, femmina, trans, queer, non binary etc.) lotta ogni giorno affinché i ruoli genitoriali siano distribuiti equamente ad entrambi i genitori e che l’economia familiare sia equa. Proprio perché si vuole spezzare la catena dell’esistenza di un sesso più forte e di un sesso più debole!

Le persone femministe sono assolutamente contro alla propaganda assistenziale che non vuole risolvere i problemi della povertà ma la alimenta. Questo non vuol dire che si sminuisce il disagio reale dei padri separati, ma piuttosto che l’obiettivo è quello dell’equa distribuzione delle risorse, l’obiettivo è quello della dignità e della parità economica, politica e sociale. Chi alimenta il divario è chi gestisce l’economia, il governo, il mercato, il reddito e il lavoro. Se le donne potessero raggiungere i ruoli di potere al pari degli uomini invece di scontrarsi sempre con il glass ceiling, se fossero indipendenti, con contratti stabili, indeterminati e non venissero licenziate quando rimangono incinte o, se volessero figli, non venissero ricattate a non fare figli pena il licenziamento, non si vivrebbe in un’economia migliore? Perché il ruolo di mantenimento economico della famiglia deve essere sempre dell’uomo? Mentre le donne sono relegate al (inesistente) “multitasking” e al fantastico ruolo di cura. Le donne femministe lottano per l’indipendenza economica, lottano per non essere mantenute dagli uomini, lottano contro gli interventi assistenzialisti anche nei contesti di separazione. Quindi, padri separati, non tirate fuori ogni volta questa carta, perché vogliamo esattamente la stessa cosa. E soprattutto, non tiratela fuori ogni volta che si parla di violenza contro le donne.

• Altra perla immancabile: “Ci sono donne che vogliono il potere sugli uomini!!! Femminaziii!! Misandriaaaa!!”
Lo ripetiamo ancora: la misandria non esiste. La misoginia è un’avversione nei confronti delle donne sistematica e culturale basata proprio sul fatto di essere donna. La misandria, di contro, per esistere dovrebbe esser strutturale e le donne dovrebbero avere totale potere politico, economico e sociale sottomettendo gli uomini a sesso inferiore su tutti i livelli del contesto socioculturale. La nostra società non è misandrica, perché non c’è un odio strutturale nei confronti degli uomini a tutti i livelli della società, economico, politico e sociale. È importante definire il termine “misandria” proprio perché ci sono troppe persone che dicono che il femminismo è il contrario di maschilismo o che confonde il femminismo con misandria.
E sul termine femminazi, una persona che vuole la superiorità su un’altra persona non è femminista, il femminismo è una rivoluzione culturale, politica, economica e sociale, vuole abbattere le sovrastrutture che hanno portato alla creazione delle gerarchie di potere, che a loro volta hanno portato alle oppressioni e discriminazioni.
Quindi capita spesso che una categoria privilegiata quando si vede togliere i propri privilegi cerchi di trovare un modo per sminuire e screditare le battaglie che si stanno facendo. Ad esempio, se si parla di abbattimento di patriarcato ecco che spuntano termini come “feminazi!!!” o “misandria!!!!”, se si parla di abbattimento del razzismo ecco che spunta il “razzismo al contrario”, se si parla di omofobia ecco che spunta “l’eterofobia!!”.

Vi svelo un segreto: misandria, razzismo al contrario ed eterofobia hanno una cosa in comune: non esistono.

Le rivoluzioni portano grandi cambiamenti, specie se l’obiettivo è l’equivalente di tutte le persone, logico che se si parte da una situazione di disparità per far sì che ci sia equità le persone discriminate devono colmare il gap. E rimescolare gli equilibri, per chi ha vissuto una vita di privilegi, non è mai una cosa positiva.

Regola base: non è certo la comunità privilegiata a dire a una comunità discriminata come reagire alla propria discriminazione o a spiegare cosa sia la discriminazione!! Questo deve essere chiaro!!! Non sono gli uomini a spiegare alle donne cosa sia il maschilismo, non sono le persone bianche a spiegare cos’è il razzismo, non sono le persone cishet a spiegare cos’è l’omobitransfobia!

Il femminismo non vuole ribaltare la gerarchia di potere e riproporre lo stesso modello tossico del patriarcato, bensì vuole abbattere i privilegi e le discriminazioni affinché ogni persona abbia equi diritti e la stessa dignità.

• Poi arriva, specialmente se si parla di violenza sulle donne, il 99% delle volte il maschio cis che urla “E ma anche gli uomini subiscono violenza e non se ne parla mai!!!!!”. This is NOT the point. Ogni cavolo di volta che si parla di violenza sulle donne o di femminismo ecco che arriva subito un maschio a gridare quanta violenza subiscano anche gli uomini. La base della nostra cultura è patriarcale, questo vuol dire che per secoli e secoli l’uomo ha avuto il potere politico, economico e sociale della società (e ce l’ha ancora). Questo ha portato alla creazione della cultura dello stupro e della cultura della giustificazione della violenza, guardando i dati infatti, si scopre che in Italia, su 100 vittime di stupro, 90 sono donne. E che 1 donna su 3 tra i 16 e i 60 anni ha subito violenza almeno una volta nella vita. Cosa dicono questi dati? Che la violenza sulle donne è endemica. Perché è culturale.
Stiamo dicendo con questo che non esiste la violenza sugli uomini? NO.
Stiamo dicendo che la violenza sugli uomini conta di meno? NO.
Conosco uomini che hanno subito casi di stalking e non sono stati presi sul serio in quanto uomini (guardate un po’, anche questo è frutto del patriarcato perché il “maschio alpha” non può essere vittima), ma loro stessi, per primi non si permetterebbero mai di sminuire la violenza patriarcale. La violenza non va mai giustificata, mai! E qui stiamo parlando di sistema sociale strutturale, parlando anche di dati reali. E se ogni cavolo di volta che si affronta il tema della violenza sulle donne, che è culturale, arriva un maschio a sottolineare quanto anche gli uomini la subiscano il problema di base, che è culturale, non si risolverà mai. Non deve essere ogni volta una gara a chi è più vittima, perché qui si parla di “gerarchie di potere” che fanno parte della struttura sociale. Per questo, sempre e comunque, check your privilege.

Qui trovate due con le fonti sui dati che ho citato:
1) Il significato dell’8 marzo.
2) Il significato del 25 novembre.

• Oppure chi, quando si parla di molestie, se ne esce con “eh ma allora non si può nemmeno più corteggiare adesso!!”.
Qui abbiamo parlato del significato della parola “molestia”, anche per la legge italiana.

• Quando si parla di “patriarcato” ecco che arrivano commenti della serie “il patriarcato non esiste, è un’espressione sessista!”.
Ribadiamo che la nostra cultura è patriarcale e porta alla normalizzazione dello stupro e alla giustificazione della violenza. Il sessismo nei confronti delle donne è strutturale, a livello politico, economico e sociale. Non esiste nessun stato al mondo in cui i posti di potere non siano occupati esclusivamente da uomini (glass ceiling), in cui gli uomini guadagnino meno delle donne a parità di posizione, in cui gli uomini sono uccisi in quanto uomini. Non esiste perché viviamo in una società patriarcale.
Se avete letto gli articoli linkati fino ad ora dovreste già avere appreso che viviamo in una società patriarcale. Se così non fosse vi potrei suggerire in mille modi di aprire gli occhi ma sarebbe un po’ come spiegare a una persona razzista che il “razzismo al contrario” non esiste. Un commento su fb non può sostituire decine di libri, qui cerchiamo di dare degli strumenti di base ma poi il percorso verso l’autocoscienza e l’autodeterminazione è solo vostro. Le persone femministe (maschi, femmine, transgender, non binary, queer, etc.) lottano ogni giorno affinché le discriminazioni e le violenze vengano abbattute, affinché ogni persona sia libera di poter essere chi è veramente senza essere influenzata da stereotipi di genere e senza subire discriminazioni se non rispetta il ruolo di genere imposto (per gli uomini accade quando non rispecchiano il ruolo di genere di “maschio alpha”).

• E, infine, come dimenticare le donne che portano avanti il loro maschilismo interiorizzato nei confronti di altre donne? Donne che chiamano “puttane” le altre donne invece di “stronze”. Quelle che “Certe donne, per come si vestono, se le vanno a cercare” oppure “Io non sono come tutte le altre”.
La normalizzazione della violenza e la cultura dello stupro danno come frutti proprio quel “se l’è cercata”.
Per maggiori info sul maschilismo interiorizzato, cliccate qui.

Tutto questo papiro per poter dare strumenti e far riflettere sulle “gerarchie di potere”, sul significato di “oppressione”, “privilegi” e “discriminazione”. Ricordate che senza questo passaggio non si potrà mai raggiungere l’equità di diritti per ogni persona.

A cura di Giulia Terrosi

6 pensieri su ““Sono femminista ma…”

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