Il corpo è mio e vorrei davvero gestirlo io! 40 anni della L. 194 del 22 maggio 1978

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Oggi è la ricorrenza dei 40 anni della L. 194 DEL 22 MAGGIO 1978 (cliccate sul link per il testo completo), meglio conosciuta come la legge sull’aborto.

Una legge necessaria, che ha creato tantissime polemiche negli anni e che tuttora, in Italia non sempre viene osservata.

Partiamo con la spiegazione della pratica dell’aborto.

L’aborto da citazione del dizionario è: “nella donna, interruzione, spontanea o provocata, della gravidanza prima del 180° giorno; negli animali, interruzione della gravidanza prima che il feto sia vitale; nelle piante, mancato sviluppo di un organo.

Può essere spontaneo, indotto o terapeutico e può avvenire in due modi. Attraverso il metodo chirurgico o con l’assunzione della Pillola RU486. 

L’IVG (interruzione volontaria di gravidanza) attraverso il metodo chirurgico prevede diverse tecniche:

  • svuotamento strumentale: è il metodo più diffuso, avviene in anestesia locale e dura solo 5 minuti;
  • isterosuzione: si esegue solo entro le prime otto settimane di gravidanza, e prevede l’aspirazione di embrione ed endometrio con una cannula inserita nell’utero, e non prevede nemmeno la dilatazione della cervice;
  • dilatazione e revisione della cavità uterina: si esegue in genere tra l’ottava e la dodicesima settimana di gestazione. In anestesia locale o totale, la cervice viene dilatata per introdurre una cannula da suzione proporzionata alle dimensioni di un feto più cresciuto;
  • dilatazione e svuotamento: utilizzata solo per le gravidanze oltre la dodicesima settimana (dopo i termini della legge italiana del 1978 per l’interruzione volontaria di gravidanza). Consiste nella dilatazione meccanica del canale cervicale, con la rimozione del feto e l’aspirazione di liquido amniotico e placenta. È il tipo di aborto chirurgico che viene eseguito solo in caso di rischi per la salute della mamma e per malformazioni del feto.

Se volete maggiori informazioni sulla storia dell’aborto e le tecniche abortive utilizzate nel passato potete consultare la pagina di Wikipedia.

Ora che sappiamo in cosa consiste l’aborto dobbiamo cercare di capire cosa dichiara queste legge e quali sono le normative da seguire per l’aborto. La famosa L. 194/1978 che oggi compie 40 anni. Vi prometto sin da ora che cercherò di riassumere il più possibile arrivando dritta ai concetti base, affinché possa essere di facile comprensione per tutt* e che tutt* possano ricevere il messaggio!

La Legge 194 tutela un diritto. Il diritto all’aborto. Il diritto di ogni donna di decidere cosa è meglio per sè, per il suo corpo e la sua vita.

Prenderò in esamina gli articoli più importanti della L. 194/1978 affinchè ogni donna sappia quali sono i suoi diritti e tutt* sappiano di cosa parla questo articolo.

L’art. 1 della L. 194/1978 cita:

Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio.
L’interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite.
Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che lo aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite.

Probabilmente la preoccupazione primaria del Governo era quella di non far passare il messaggio ABORTO = ANTICONCEZIONALE.

E fin qui siamo tutt* d’accordo (più o meno…). L’aborto non va preso alla leggera, è comunque una pratica invasiva (nonostante ora si possa abortire con la pillola Pillola RU486) che può, anche se non sempre e comunque, lasciare un segno indelebile nell’anima della donna che si trova a farlo.

Insomma, in poche parole, lo Stato chiede di non prendere alla leggera questo tipo di intervento, e sinceramente, nonostante la mia (e la nostra come pagina) idea, invitiamo a pensare e riflettere bene prima di agire.

Ho voluto sottolineare l’importanza della decisione proprio per ribadire, sin da subito un concetto base che accompagnerà tutto l’articolo: IL CORPO E’ MIO E HO IL DIRITTO DI DECIDERE COSA VOGLIO FARE A PRESCINDERE DALL’INFLUENZA DI ALTRI, QUALI MEDICI, EDUCATORI, GENITORI etc.

Bando ad ulteriori chiacchere e polemiche e passiamo al resto dell’articolo.  Prima di continuare ad esaminare la legge vi chiedo gentilmente di fare un passo indietro per capire come è nata questa legge, e chi c’è dietro.

Con la nostra macchina del tempo torniamo a circa 40 anni fa, era l’anno 1975 quando il giornalista Gianfranco Spadaccia, la segretaria del Centro d’informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto (CISA) Adele Faccio e la militante radicale Emma Bonino si costituirono e si fecero arrestare per aver praticato degli aborti. Cercavano infatti di difendere delle donne che stavano aspettando il proprio turno per eseguire l’intervento nella clinica del dr. Conciani. Chiesero ai giudici di essere arrestati al posto loro. Infatti, prima della L. 194/1978 in Italia l’aborto era illegale e citando Wikipedia, era punibile penalmente:

  • causare l’aborto di una donna non consenziente (o consenziente, ma minore di quattordici anni) era punito con la reclusione da sette a dodici anni (art. 545),
  • causare l’aborto di una donna consenziente era punito con la reclusione da due a cinque anni, comminati sia all’esecutore dell’aborto, sia alla donna stessa (art. 546),
  • procurarsi l’aborto era invece punito con la reclusione da uno a quattro anni (art. 547).
  • istigare all’aborto, o fornire i mezzi per procedere ad esso era punito con la reclusione da sei mesi a due anni (art. 548).

Il problema effettivo, a parte la mancanza di potere delle donne di decidere per il loro corpo, era la mancanza di tutela in caso di aborto, casi sempre più frequenti di aborto clandestino, e solo nel caso di donne abbienti, la possibilità di abortire recandosi in paesi come l’Olanda o l’Inghilterra.

Il 18 febbraio 1975 il primo passo avanti. Venne emanata la Sentenza 27/1975 della Corte Costituzionale la quale consentiva di ricorrere al IVG per motivi molto gravi.

Il 5 febbraio Marco Pannella e Livio Zanetti, direttore de L’espresso, presentarono alla Corte di Cassazione la richiesta di un referendum abrogativo degli articoli del codice penale che riguardavano i reati di aborto su donna consenziente, di istigazione all’aborto, di atti abortivi su donna ritenuta incinta, di sterilizzazione, di incitamento a pratiche contro la procreazione, di contagio da sifilide o da gonorrea, detta anche blenorragia (qui abbiamo parlato degli anticoncezionali e delle malattie sessualmente trasmissibili- MST).

Raccolsero le firme, oltre 700 mila, e il 15 aprile 1976 venne emanato il Decreto del Presidente della Repubblica per la fissazione del referendum. Purtroppo però, il 1 maggio tutto andò in fumo. Il timore di una crisi di Governo dopo il  referendum per il divorzio bloccò tutto, e non si è potè agire fino al 1978, quando il Parlamento approvò la L. 194/1978 nonostante fosse altamente limitativa e contraddittoria e non appoggiata a pieno dai politici sopra citati.

Nel 1981 il popolo venne chiamato per scelta della Chiesa Cattolica a un referendum per l’abrogazione della L. 194/1978 (non si davano proprio pace eh!) che fu bocciato per il 70% dei votanti. La Legge pur contorta, pur difficoltosa, pur contraddittoria, era necessaria e doveva rimanere!

Dopo questo excursus necessario ritorniamo ai nostri articoli esaminando insieme i più importanti:

Articolo 2 

I consultori familiari istituiti dalla legge 29 luglio 1975, n. 405, fermo restando quanto stabilito dalla stessa legge, assistono la donna in stato di gravidanza:
a) informandola sui diritti a lei spettanti in base alla legislazione statale e regionale, e sui servizi sociali, sanitari e assistenziali concretamente offerti dalle strutture operanti nel territorio;
b) informandola sulle modalità idonee a ottenere il rispetto delle norme della legislazione sul lavoro a tutela della gestante;
c) attuando direttamente o proponendo allo ente locale competente o alle strutture sociali operanti nel territorio speciali interventi, quando la gravidanza o la maternità creino problemi per risolvere i quali risultino inadeguati i normali interventi di cui alla lettera a);
d) contribuendo a far superare le cause che potrebbero indurre la donna all’interruzione della gravidanza. 
I consultori sulla base di appositi regolamenti o convenzioni possono avvalersi, per i fini previsti dalla legge, della collaborazione volontaria di idonee formazioni sociali di base e di associazioni del volontariato, che possono anche aiutare la maternità difficile dopo la nascita.
La somministrazione su prescrizione medica, nelle strutture sanitarie e nei consultori, dei mezzi necessari per conseguire le finalità liberamente scelte in ordine alla procreazione responsabile è consentita anche ai minori.

Tutto chiaro? I consultori devono esistere. Possono aiutarvi a superare le cause che vi possono indurre all’aborto, ma non possono rifiutarsi di aiutarvi nel caso lo decidiate! 

L’ultimo paragrafo poi essenziale per i giovani. La prescrizione degli anticoncezionali è consentita anche ai/alle minori, inclusa la pillola del giorno dopo.

Articolo 4 

Per l’interruzione volontaria della gravidanza entro i primi novanta giorni, la donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito, si rivolge ad un consultorio pubblico istituito ai sensi dell’articolo 2, lettera a), della legge 29 luglio 1975 numero 405, o a una struttura socio-sanitaria a ciò abilitata dalla regione, o a un medico di sua fiducia.

Mi sembra quindi tutto molto chiaro. Nei primi 90 giorni (3 mesi) non c’è motivo per cui non si possa abortire. Dichiarando ogni minima possibilità tra salute fisica, psichica, condizioni economiche sociali o familiari, circostanze in cui è avvenuto il concepimento (ad esempio lo stupro), non possiamo essere giudicate e non ci può essere proibito abortire.

Articolo 5 

Il consultorio e la struttura socio-sanitaria, oltre a dover garantire i necessari accertamenti medici, hanno il compito in ogni caso, e specialmente quando la richiesta di interruzione della gravidanza sia motivata dall’incidenza delle condizioni economiche, o sociali, o familiari sulla salute della gestante, di esaminare con la donna e con il padre del concepito, ove la donna lo consenta, nel rispetto della dignità e della riservatezza della donna e della persona indicata come padre del concepito, le possibili soluzioni dei problemi proposti, di aiutarla a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza, di metterla in grado di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre, di promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna, offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto.
Quando la donna si rivolge al medico di sua fiducia questi compie gli accertamenti sanitari necessari, nel rispetto della dignità e della libertà della donna; valuta con la donna stessa e con il padre del concepito, ove la donna lo consenta, nel rispetto della dignità e della riservatezza della donna e della persona indicata come padre del concepito, anche sulla base dell’esito degli accertamenti di cui sopra, le circostanze che la determinano a chiedere l’interruzione della gravidanza; la informa sui diritti a lei spettanti e sugli interventi di carattere sociale cui può fare ricorso, nonché sui consultori e le strutture socio-sanitarie.
Quando il medico del consultorio o della struttura socio-sanitaria, o il medico di fiducia, riscontra l’esistenza di condizioni tali da rendere urgente l’intervento, rilascia immediatamente alla donna un certificato attestante l’urgenza. 
Con tale certificato la donna stessa può presentarsi ad una delle sedi autorizzate a praticare la interruzione della gravidanza.
Se non viene riscontrato il caso di urgenza, al termine dell’incontro il medico del consultorio o della struttura socio-sanitaria, o il medico di fiducia, di fronte alla richiesta della donna di interrompere la gravidanza sulla base delle circostanze di cui all’articolo 4, le rilascia copia di un documento, firmato anche dalla donna, attestante lo stato di gravidanza e l’avvenuta richiesta, e la invita a soprassedere per sette giorni. Trascorsi i sette giorni, la donna può presentarsi, per ottenere la interruzione della gravidanza, sulla base del documento rilasciatole ai sensi del presente comma, presso una delle sedi autorizzate.

Quindi ricapitoliamo: la donna decide. Deve andare dal medico e decidere se vuole che il padre del/la figlio/a prenda parte alla scelta di abortire oppure no. Questo esclude completamente il padre da qualsiasi scelta riguardante il corpo della donna. E’ lei che decide se vuole la partecipazione. LEI. Un articolo un po’ duro e controverso per certi aspetti. Che può generare conflitti e penalizzare l’uomo in buona fede. Lo capisco perfettamente, ma allo stesso tempo capisco perfettamente anche il bisogno di decidere per noi stesse. Siamo noi che portiamo avanti la gravidanza per 9 mesi e che dobbiamo poi partorire. Alzo quindi le mani davanti ad ogni polemica. Che ogni donna si comporti in modo giusto in base alle sue esigenze e rispetti il partner e le sue volontà purchè il partner sia in buona fede.

Inoltre le cose vanno così: la donna va dal medico, chiede di abortire, il medico cerca di aiutarla affinché si possa evitare la terapia invasiva, la donna decide comunque di abortire, il dottore emette un certificato controfirmato dalla donna, aspetta 7 giorni, dopodiché è libera di agire.

Se invece la donna sta rischiando la vita allora ha il lascia passare e può abortire il giorno stesso.

Articolo 6 

L’interruzione volontaria della gravidanza, dopo i primi novanta giorni, può essere praticata:
a) quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna;
b) quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna.

La nota dolente… L’obiezione di coscienza

Articolo 9 

Il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie non è tenuto a prendere parte alle procedure di cui agli articoli 5 e 7 ed agli interventi per l’interruzione della gravidanza quando sollevi obiezione di coscienza, con preventiva dichiarazione.La dichiarazione dell’obiettore deve essere comunicata al medico provinciale e, nel caso di personale dipendente dello ospedale o dalla casa di cura, anche al direttore sanitario, entro un mese dall’entrata in vigore della presente legge o dal conseguimento della abilitazione o dall’assunzione presso un ente tenuto a fornire prestazioni dirette alla interruzione della gravidanza o dalla stipulazione di una convenzione con enti previdenziali che comporti l’esecuzione di tali prestazioni.
L’obiezione può sempre essere revocata o venire proposta anche al di fuori dei termini di cui al precedente comma, ma in tale caso la dichiarazione produce effetto dopo un mese dalla sua presentazione al medico provinciale.
L’obiezione di coscienza esonera il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie dal compimento delle procedure e delle attività specificamente e necessariamente dirette a determinare l’interruzione della gravidanza, e non dall’assistenza antecedente e conseguente all’intervento. 
Gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare lo espletamento delle procedure previste dall’articolo 7 e l’effettuazione degli interventi di interruzione della gravidanza richiesti secondo le modalità previste dagli articoli 5, 7 e 8. La regione ne controlla e garantisce l’attuazione anche attraverso la mobilità del personale. 
L’obiezione di coscienza non può essere invocata dal personale sanitario, ed esercente le attività ausiliarie quando, data la particolarità delle circostanze, il loro personale intervento è indispensabile per salvare la vita della donna in imminente pericolo. 
L’obiezione di coscienza si intende revocata, con effetto, immediato, se chi l’ha sollevata prende parte a procedure o a interventi per l’interruzione della gravidanza previsti dalla presente legge, al di fuori dei casi di cui al comma precedente.

La situazione relativa all’obiezione di coscienza è abbastanza complicata. L’art. 9 è chiaro. E’ infatti possibile, secondo le proprie convinzioni, astenersi dal praticare le terapie abortive, purchè la donna non sia in grave pericolo di vita.

Ora, dopo un bel sospiro, io faccio solo una domanda: ma perché cavolo decidete di lavorare in campo ginecologico se non siete in grado di svolgere ogni tipo di lavoro che prevede la legge ??? Ci sono tanti rami nella medicina, e voi, volete comandare sul corpo della donna, sulle decisioni della donna, perché non ve la sentite di svolgere una parte, prevista dalla legge, del vostro lavoro. E non solo, vi permettete pure di giudicarle, di farle sentire delle poco di buono, senza morale, in quanto la loro decisione va contro il vostro ideale.
Ma se il corpo è mio, perchè voi potete decidere per me? Se le vostre idee non corrispondono a quello che viene richiesto nel vostro lavoro, perchè lo avete scelto? Perchè si tratta di una scelta. E’ troppo facile voltarsi davanti alla parte negativa di un lavoro. E’ come se io, impiegata, decidessi di non occuparmi più della contabilità perchè non mi piace e va contro le mie ideologie del sistema italiano tributario… A maggior ragione voi che non avete a che fare con delle carte, ma con esseri umani e la loro salute psicofisica.

Scusatemi tanto ma dovevo sfogarmi…

Si conta che in Italia il 70% del personale lavorativo medico è obiettore di coscienza. Il 70%! E’ tanto! E quindi anche se una legge tutela il diritto all’aborto, il 70% dei dottori e delle dottoresse che lavora nell’ambito della ginecologia, non sarà pronto ad aiutare chi compie la propria scelta.

Ma non finisce qui. Al 2016, come riportato da Wikipedia, ecco le percentuali degli obiettori di coscienza per ogni regione d’Italia.

Percentuali importanti soprattutto nel Trentino Alto Adige, in Basilicata e in Molise, ma anche in Campania, nel Lazio, in Abruzzo, in Puglia e in Sicilia.

schema

Troppo spesso le donne sono costrette a emigrare, ad abortire in altre regioni, aumentando ovviamente anche i problemi relativi ai costi. Sappiate inoltre che la città del Vaticano vieta l’aborto, ma non avevamo dubbi…

Continuiamo con gli articoli:

Articolo 10 

L’accertamento, l’intervento, la cura e la eventuale degenza relativi alla interruzione della gravidanza nelle circostanze previste dagli articoli 4 e 6, ed attuati nelle istituzioni sanitarie di cui all’articolo 8, rientrano fra le prestazioni ospedaliere trasferite alle regioni dalla legge 17 agosto 1974, n. 386.
Sono a carico della regione tutte le spese per eventuali accertamenti, cure o degenze necessarie per il compimento della gravidanza nonché per il parto, riguardanti le donne che non hanno diritto all’assistenza mutualistica.
Le prestazioni sanitarie e farmaceutiche non previste dai precedenti commi e gli accertamenti effettuati secondo quanto previsto dal secondo comma dell’articolo 5 e dal primo comma dell’articolo 7 da medici dipendenti pubblici, o che esercitino la loro attività nell’ambito di strutture pubbliche o convenzionate con la regione, sono a carico degli enti mutualistici, sino a che non sarà istituito il servizio sanitario nazionale.

E’ gratuito tutto quello che concerne il parto, ma per quanto riguarda l’aborto? Tranquill* dovrebbe essere gratuito anche l’aborto, sempre che troviate la struttura pubblica senza obiettori di coscienza. Perchè, ripeto, anche se le strutture pubbliche dovrebbero assicurare l’espletamento dell’esercizio, in realtà in Italia non è sempre così. Potete sempre pagare (se potete permettervelo) oppure andare in un’altra regione (sempre, anche in questo caso, se potete permettervelo!).

Articolo 12 

La richiesta di interruzione della gravidanza secondo le procedure della presente legge è fatta personalmente dalla donna.
Se la donna è di età inferiore ai diciotto anni, per l’interruzione della gravidanza è richiesto lo assenso di chi esercita sulla donna stessa la potestà o la tutela. Tuttavia, nei primi novanta giorni, quando vi siano seri motivi che impediscano o sconsiglino la consultazione delle persone esercenti la potestà o la tutela, oppure queste, interpellate, rifiutino il loro assenso o esprimano pareri tra loro difformi, il consultorio o la struttura socio-sanitaria, o il medico di fiducia, espleta i compiti e le procedure di cui all’articolo 5 e rimette entro sette giorni dalla richiesta una relazione, corredata del proprio parere, al giudice tutelare del luogo in cui esso opera. Il giudice tutelare, entro cinque giorni, sentita la donna e tenuto conto della sua volontà, delle ragioni che adduce e della relazione trasmessagli, può autorizzare la donna, con atto non soggetto a reclamo, a decidere la interruzione della gravidanza.
Qualora il medico accerti l’urgenza dell’intervento a causa di un grave pericolo per la salute della minore di diciotto anni, indipendentemente dall’assenso di chi esercita la potestà o la tutela e senza adire il giudice tutelare, certifica l’esistenza delle condizioni che giustificano l’interruzione della gravidanza. Tale certificazione costituisce titolo per ottenere in via d’urgenza l’intervento e, se necessario, il ricovero. Ai fini dell’interruzione della gravidanza dopo i primi novanta giorni, si applicano anche alla minore di diciotto anni le procedure di cui all’articolo 7, indipendentemente dall’assenso di chi esercita la potestà o la tutela.

Tutto abbastanza semplice in questo caso. Come già espresso prima, è la donna che decide. In caso di minore ci vuole il consenso di chi ha la patria podestà o in mancanza (per gravi motivi), di un Giudice. Nel caso di urgenza per grave salute della minorenne il dottore o la dottoressa può emettere un certificato che consente il ricovero e l’intervento d’urgenza.

Articolo 14 

Il medico che esegue l’interruzione della gravidanza è tenuto a fornire alla donna le informazioni e le indicazioni sulla regolazione delle nascite, nonché a renderla partecipe dei procedimenti abortivi, che devono comunque essere attuati in modo da rispettare la dignità personale della donna.
In presenza di processi patologici, fra cui quelli relativi ad anomalie o malformazioni del nascituro, il medico che esegue l’interruzione della gravidanza deve fornire alla donna i ragguagli necessari per la prevenzione di tali processi.

Classico consenso informato sui rischi e sulla prevenzione nel rispetto sempre della dignità della donna.

Seguono poi gli articoli relativi alle pene previste nel caso in cui venga cagionata l’interruzione della gravidanza. Mi chiedo però… è stata aggiornata la Legge sostituendo la pena di 100 mila lire al valore effettivo in €??? … non si sa!

Articolo 17 

Chiunque cagiona ad una donna per colpa l’interruzione della gravidanza è punito con la reclusione da tre mesi a due anni.
Chiunque cagiona ad una donna per colpa un parto prematuro è punito con la pena prevista dal comma precedente, diminuita fino alla metà.
Nei casi previsti dai commi precedenti, se il fatto è commesso con la violazione delle norme poste a tutela del lavoro la pena è aumentata.
Articolo 18 
Chiunque cagiona l’interruzione della gravidanza senza il consenso della donna è punito con la reclusione da quattro a otto anni. Si considera come non prestato il consenso estorto con violenza o minaccia ovvero carpito con l’inganno. La stessa pena si applica a chiunque provochi l’interruzione della gravidanza con azioni dirette a provocare lesioni alla donna.
Detta pena è diminuita fino alla metà se da tali lesioni deriva l’acceleramento del parto.
Se dai fatti previsti dal primo e dal secondo comma deriva la morte della donna si applica la reclusione da otto a sedici anni; se ne deriva una lesione personale gravissima si applica la reclusione da sei a dodici anni; se la lesione personale è grave questa ultima pena è diminuita.
Le pene stabilite dai commi precedenti sono aumentate se la donna è minore degli anni diciotto.
Articolo 19 
Chiunque cagiona l’interruzione volontaria della gravidanza senza l’osservanza delle modalità indicate negli articoli 5 o 8, è punito con la reclusione sino a tre anni.
La donna è punita con la multa fino a lire centomila.
Se l’interruzione volontaria della gravidanza avviene senza l’accertamento medico dei casi previsti dalle lettere a) e b) dell’articolo 6 o comunque senza l’osservanza delle modalità previste dall’articolo 7, chi la cagiona è punito con la reclusione da uno a quattro anni.
La donna è punita con la reclusione sino a sei mesi.
Quando l’interruzione volontaria della gravidanza avviene su donna minore degli anni diciotto, o interdetta, fuori dei casi o senza l’osservanza delle modalità previste dagli articoli 12 e 13, chi la cagiona è punito con le pene rispettivamente previste dai commi precedenti aumentate fino alla metà. La donna non è punibile.
Se dai fatti previsti dai commi precedenti deriva la morte della donna, si applica la reclusione da tre a sette anni; se ne deriva una lesione personale gravissima si applica la reclusione da due a cinque anni; se la lesione personale è grave questa ultima pena è diminuita.
Le pene stabilite dal comma precedente sono aumentate se la morte o la lesione della donna derivano dai fatti previsti dal quinto comma.

Adesso che abbiamo capito cosa stiamo difendendo affinché il nostro diritto di decidere sul nostro corpo venga rispettato vorrei chiedervi se vi siete mai soffermat* a pensare cosa sia davvero l’aborto clandestino.

L’aborto clandestino è una piaga che tutt’ora esiste nel mondo, in cui o per mancanza di tutela legale, o per vergogna, le donne sono costrette a torture medievali per abortire. Rischio di rimanere sterili, di infezioni, di morte. Questo è essenziale e da tenere a mente. L’aborto clandestino porta alla morte di giovani donne.

Non tutelare questa legge e non tutelare l’aborto, implica un’impennata attività clandestina. In Argentina, ad esempio, si sta discutendo proprio in questi giorni sulla depenalizzazione dell’aborto, e con le nostre amiche di NON UNA DI MENO, (qui il loro manifesto e dichiarazione, consultate la loro pagina Facebook e il loro blog per partecipare alle loro manifestazioni) sosteniamo la libertà di scelta e la richiesta che le morti per aborti clandestini diminuiscano (secondo i dati pubblicati dal Ministero della Sanità argentino, nel 2016 sono 43 le donne decedute a causa della gravidanza interrotta in aborti clandestini, che sarebbero circa 50 mila all’anno nel paese). Siamo vicine alle donne polacche che nel freddissimo gennaio del 2018 sono scese in piazza per difendere il loro diritto che stava per essere destituito! Siamo vicine alle nostre amiche irlandesi, che a fine maggio voteranno affinchè l’aborto sia legale abrogando l’ottavo emendamento della loro Costituzione.

Siamo vicine a tutte le donne che durante il parto subiscono Violenza ostetrica . 

Siamo vicine alle donne del Cile, del Nicaragua, di El Salvador e della Repubblica Domenica, e a tutte quelle donne che vivono in stati in cui l’aborto non è permesso NEANCHE in caso di STUPRO.

Di seguito riporto la cartina mondiale in cui è legale, parzialmente legale o totalmente illegale l’aborto nel mondo (dati relativi al 2016):

cartina

Un’ultima riflessione vorrei dedicarla alla pillola del giorno dopo.

Quante volte siete andate in farmacia e siete state trattate malissimo perchè chiedevate la pillola del giorno dopo? Quante volte siete state velatamente additate per sgualdrine, stupide e incoscienti solo perchè chiedevate la pillola del giorno dopo? A me è successo, e come a me a tante altre donne.

Non voglio specificare il motivo per cui ho dovuto prenderla. Potrebbe essere accaduto per la rottura del preservativo o semplicemente perchè ho scelto (insieme al mio partner) di non utilizzare la protezione. Potrebbe essere successo perchè … perchè non gliene deve fregare niente al/alla farmacista. Non devo giustificarmi. Nessuna di noi dovrebbe! 

Siamo stanche di essere additate per incoscienti o per puttanelle se abbiamo bisogno della pillola del giorno dopo. Sappiamo che non è un contraccettivo!

Chiediamo solo di non essere giudicate perché il corpo è nostro e nostra è la decisione di non portare avanti una gravidanza.

Vi lascio qui la testimonianza di una ragazza che ha risposto all’appello sulla nostra pagina Facebook:

Ciao. ho letto della vostra richiesta di scrivervi in privato per quanto riguarda la legge 194. io porto una piccolissima testimonianza e preferirei restare anonima solo perchè non riguarda me, ma un’amica. Tanti anni fa, durante l’università, vengo svegliata dalla mia allora compagna di stanza (e tutt’ora carissima amica). “Si è rotto il preservativo, non posso non posso…mi accompagni in ospedale?” Pillola del giorno dopo, questo il pensiero. Io sono cattolica e in quel momento ebbi vari rimorsi di coscienza. Telefonai alla mia mamma…cattolica d’altri tempi, che pure mi disse “ma non ci pensare neanche! Ci mancherebbe che lasci da sola un’amica per non si sa bene cosa”. Rincuorata, andammo all’ospedale. Prima frase dell’infermiera “eccola, un’altra della domenica mattina!”. Visita infelice. Le prescrissero la pillola del giorno dopo. Girammo 4 farmacie. Tutti obiettori. La mia amica piangeva. la accompagnai a casa e poi feci un giro di altre 3 prima di trovare un brav’uomo che senza fare una piega me la diede. Pagai. Uscii. Tornai a casa. Sono passati vent’anni e me lo ricordo come fosse ora e da allora, la mia prospettiva su tutta la questione cambiò radicalmente. Prima c’era la donna che avevo davanti con tutta la sua fatica. Il suo dramma. Il suo dolore. Poi c’era la morale…  Grazie per quello che fate.

Grazie.

Valentina R.

Riepilogo Link e Fonti:

Libera Associazione Italiana Ginecologi

Wikipedia – Legge 194/1978

Diritti e risposte – Wolters Kluwers

Repubblica.it – Pillola RU486

Sentenza 27/1975 della Corte Costituzionale

Referendum abrogativo divorzio – Wikipedia

Riforma.it – Situazione in Argentina

Il Post – Prossime elezioni in Irlanda

Il Post – Articolo manifestazioni Polonia

NON UNA DI MENO – Blog

NON UNA DI MENO – Facebook

Il Post – articolo sulla violenza ostetrica

Parliamo di contraccezione e non solo

Un Altro Genere di Rispetto – pagina Facebook

Citazione – Pagina Facebook Dr.ssa Cristina Bergia

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2 risposte a "Il corpo è mio e vorrei davvero gestirlo io! 40 anni della L. 194 del 22 maggio 1978"

  1. Bellissima analisi molto ben dettagliata. Purtroppo la donna è vista ancora da troppi come mera sfornatrice di figli (preferibilmente maschi) che non ha nessuna voce in capitolo, basti anche vedere come sono trattate le persone childfree. L’obiezione di coscienza tra il personale sanitario è un cancro da estirpare, stesso personale che poi ti ritroveresti in sala parto e ti maltratta per esserti fatta ingravidare. L’obiezione DEVE essere abolita.

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  2. Pingback: nonunadimenoverona

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