INCEL – Il Terrorismo Misogino

INCEL sta per involuntary celibacy, ovvero celibato involontario. E’ un fenomeno online che si è sviluppato negli ultimi anni che ha portato a dei veri e propri atti di terrorismo in tutto il mondo.

Prima di ulteriori spiegazioni vi lascio alla visione di questo video:

Ecco la storia.

Il ragazzo che vedete nel video si chiamava Elliot Rodger, forse qualcun* di voi riconoscerà il cognome, era il figlio dell’aiuto regista di  The Hunger Games, Peter Rodger. [Fonte]

Elliot era un ragazzo solitario, affetto da problemi psichiatrici, che sognava un mondo senza sesso con punizioni per chi lo facesse, e voleva che le donne venissero internate nel lager facendole poi morire di fame. Un misogino insomma.

Elliot prima di uccidere sei persone e poi perdere la vita registra questo video (che si vede in parte) e scrive un manifesto di oltre 140 pagine. Un manifesto pieno di rabbia e di rancore in cui racconta i dispiaceri della sua vita. Per conoscenza lo potete trovare qui [in lingua inglese].

Dal suo video e dal suo manifesto si crea una rete web agghiacciante. Emulatori, fan, ragazzi che si sentono come lui, creano una vera e propria inquisizione. Forum, siti web dedicati. Persone che odiano persone.  E quindi:

  • Uomini che odiano le donne perché li respingono;
  • Uomini che odiano le donne che si fanno soggiogare dagli uomini;
  • Uomini che odiano le donne che si ribellano al patriarcato (le femministe);
  • Uomini che odiano gli uomini che sono più in forma o più belli di loro;
  • Uomini che odiano gli uomini che non si approfittano delle donne;
  • Uomini che odiano gli uomini che vanno con donne rese oggetti dagli uomini di cui sopra;

Questi uomini vogliono cambiare la società che per loro è ingiusta. Parlano di “beta rivoluzione” o “ribellione degli incel”. C’è da specificare che non tutti gli incel vogliono usare la violenza, alcuni desiderano solo che cambi tutto, ma non mancano di usare toni offensivi, misogini, o razzisti nei confronti delle altre persone. La rabbia fa da padrona.

Viene creato un vero e proprio gergo necessario anche per capire a fondo il video che ho postato:

Pillola blu (Blue Pill) : un chiaro riferimento alla pillola blu di Matrix. Non so quanti di voi hanno visto questo film. L’ideologia Incel si basa sull’esplicito vantaggio della libertà sessuale nel mondo per le donne. Nel senso che l’uomo è in realtà uno zerbino sfruttato e illuso perchè convinti che le donne, essendo avvantaggiate sessualmente, possono ottenere tutto. Inoltre, per mancanza di nozioni base, sono convinti che il femminismo sia una lotta agli uomini e che le femministe vogliano la supremazia delle donne. E adesso immagino che molt* lettori/lettrici si staranno mettendo una mano sulla faccia nella disperazione e scoraggiamento più totale. Sì, purtroppo siamo ancora a questi livelli, e ne approfitto per lasciarvi un nostro articolo sul Femminismo e la sua importanza . Per il loro punto di vista, riferendosi a Matrix, l’unica salvezza è la pillola rossa. Ovvero la distruzione delle donne.

Chad: classico stereotipo del maschio Alpha. “L’uomo che non deve chiedere mai”. I chad, per gli Incel, sono gli uomini a cui la vita ha sempre sorriso. Fisico atletico, senza problemi relazionali, ma che anzi, approfittando della loro bellezza approfittano anche delle donne usandole come oggetti.

 2

Normie: classico uomo di media bellezza che vive la sua vita senza approfittarsene delle donne. Sposati con donne che prima però sono state con dei Chad e che quindi sono considerate degli scarti (queste donne sono chiamate roastie).

Le donne, definite femoids Fho (female humanoid organism) che la sola citazione rende bene quanta poca importanza danno alla vita di una donna, si suddividono in due categorie:

Le Stacy: chiaro riferimento alle bambole, sono le ragazze bellissime, per lo più bionde, con fisico mozzafiato, ed eccitanti. Sono quelle donne che si lasciano dominare dai Chad (come se la donna non avesse capacità intellettiva…).

Le Becky: ragazze un po’ più bruttine, acide, dispotiche e femministe (altri stereotipi sulla donna, in questo caso femminista…).

1

Vorrei soffermarmi ora, per un secondo su quanto siano dannosi gli stereotipi. Ne abbiamo parlato spesso e qui davanti a noi ne abbiamo l’esempio. Gli stereotipi, generati dall’ignoranza, inducono all’odio in quanto portano a pregiudizi che portano a discriminazioni che giustificano la violenza. Praticamente tutto il nostro lavoro si basa sull’abbattimento degli stereotipi, quindi vi invito a farvi un giro sul nostro blog. Ne troverete per ogni argomento!

Agghiaccianti i dati riportati dall’articolo linkiesta, secondo il quale anche in Italia questo fenomeno è sviluppatissimo con la presenza di forum dedicati che per non dare ulteriore visibilità e fama preferisco non citare.

La rabbia nei confronti del proprio corpo non perfetto li porta a soffrire pene inaudite per avere una mascella più “dura” o polsi più grandi. Nei forum si inneggia alla violenza, alla guerra, all’azione per non passare da “cretini” visto che i fratelli americani hanno già agito.

Uno spunto di riflessione importante nell’articolo di linkiesta è che l’unica possibilità di salvezza per il popolo misogino che lavora nei sobborghi del web è il mantenimento del patriarcato. La mancanza di possibilità di scelta da parte delle donne del loro futuro marito cancellerebbe il problema per questi ragazzi. Un ritorno al medioevo che quasi mi fa mancare il fiato. Spazzare via il femminismo e la storia fino ad oggi per permettere a questi uomini di avere rapporti sessuali.

Sono contrastanti le teorie degli incel, arrabbiati con i chad perchè strumentalizzano il corpo delle donne ma che allo stesso tempo sono pronti a violentarle pur di perdere la loro verginità. Sono loro per primi a vedere la donna come un oggetto, a considerare le donne solo rifiuti organici.

Per farvi capire la gravità della situazione riporto integralmente una parte dell’articolo da me citato in cui vengono elencate alcune frasi scritte sul web dagli Incel:

In tutta questa burlonaggine, ecco comparire le derive incestuose (“Mia mamma, quella troia idiota, si rifiuta di fare sesso con me sapendo che facendolo allevierebbe il mio dolore”) , necrofile (“Il sesso è una risorsa femminile, ma gli organi sono una risorsa umana. Veniamo da un sistema che scambia risorse per il bene comune”. “La fica di una donna può essere usata fino a due giorni dopo la sua morte. Solo così le risorse non andranno sprecate”. “Donate la vostra vagina. Niente andrà sprecato, e la sofferenza degli Incel diminuirà”), pedofile (“L’età del consenso deve essere abbassata almeno ai 9 anni”). 

Sicuramente molt* di voi ricorderanno l’attentato a Toronto del 23 aprile scorso, in cui  Alek Minassian, di origine armena, ha ucciso 10 persone (8 donne e 2 uomini) e ne ha ferite 15 con il suo furgone. Ho specificato la sua origine perchè quando sentii la notizia alla radio pensai immediatamente al genocidio armeno e alla sua ricorrenza celebrata il 24 aprile. Pensavo fosse una ribellione di uno psicopatico per ciò che aveva subito il suo popolo. Che ingenua!

Alek Minassian, INCEL dichiarato, prima dell’attentato terroristico ha pubblicato testuali parole sul suo profilo facebook:

“La Ribellione degli incel è già iniziata: distruggeremo tutti i Chads e le Stacys! Tutti saluteranno il Supremo Signore Elliot Rodger”

Anche in questo caso, come nel caso di Elliot, dal New York time, riportato poi sul sito il post, Alek viene descritto come un ragazzo solitario, timoroso dei rapporti interpersonali, che addirittura scappava se una ragazza voleva interagire con lui anche solo per amicizia. E’ stato condannato per 16 capi d’accusa ma ancora non si conosce la condanna effettiva.

Concludo segnalandovi un gruppo facebook a difesa delle donne che hanno subito violenze e abusi da parte di incel. E’ un gruppo americano purtroppo, ma spero che possa essere di aiuto a qualcuna: https://www.facebook.com/groups/1359752624071785/

A cura di Valentina R.

Fonti:

Play Ground Italia

Wired

Wikipedia

Linkiesta

TPI

Il Post

Annunci

Centri Antiviolenza – Un aiuto per le donne vittime di violenza

31444915_10214095520536069_1592783076918820864_n

Voglio partire con questa immagine. La più significativa.

Il numero 1522 è stato istituito dal Dipartimento delle Pari Opportunità affinché possa essere da sostegno per tutte quelle donne che subiscono abusi o violenze e hanno bisogno di aiuto.

Non abbiate paura a chiamarlo. Pensate a voi stesse. Alla vostra vita. Alla vita dei vostri figli o delle vostre figlie se ne avete.

Potrei continuare a scrivere altre migliaia di parole per cercare di convincervi a fare questo passo. Cercare di convincervi a denunciare chi vi maltratta, chi abusa di voi, chi vi picchia, chi vi ferisce, chi non vi dà via di scampo. Ma mi limiterò a dirvi che C’E’ UNA VIA DI SCAMPO. 

Ho pensato a lungo prima di scrivere questo articolo. Forse non trovavo le parole adatte. Forse non sapevo se questo articolo potesse essere d’aiuto a qualcun*. Si ha sempre un po’ paura perché mettere alla mercé di tutti il proprio passato, le proprie miserie, è destabilizzante.

Chi è fortunat* nella vita, non vede il dolore e lo spavento negli occhi di una madre che viene maltrattata o picchiata. Non conosce la paura quando i genitori litigano e urlano.

E’ solo una litigata.

Tutto finirà.

I mobili non verranno distrutti.

Non ci sarà sangue da ripulire.

Non ci sarà da correre in ospedale o alla prima guardia medica.

Non sarà una notte insonne.

I genitori si vogliono bene e nessuno farà del male all’altr*. 

Poi c’è chi invece questo terrore lo conosce. E lo conosce bene. E a distanza di anni, se lo ricorda. Rientra nella mente come un brutto sogno. Con il tempo i ricordi si affievoliscono, fa tutto meno male. Ma lo sguardo della madre che prende le botte, no. Quello non si scorda. E allora capisci che qualcosa è da cambiare. E che si può cambiare. Nella propria vita e nella vita delle altre persone.

E quindi cosa sono due ore della tua vita passate a fare ricerche sui siti internet per poter cercare, quanto meno, di aiutare qualcuno?

Fra pochi giorni sarà la festa della mamma. La mia mamma. Colei che mi ha aiutata a crescere nonostante le difficoltà. Colei che mi è stata accanto e ha fatto sacrifici. Colei che mi ha fatto studiare per diventare quella che sono. Colei che ha asciugato le mie lacrime trattenendosi dal pianto. Colei che “dai Vale, siamo una squadra, non ti arrendere, siamo forti, andrà tutto bene!”. Piangendo. Colei che “tu lei non la tocchi” e il pugno in pieno viso lo ha preso lei, al posto mio. Colei che “tuo padre ti vuole comunque bene, la decisione sta solo a te”. E io che mio padre l’ho perdonato, nonostante i suoi errori, parlandoci, cercando le sue scuse, vere, sincere, e ritornando a vivere un passo alla volta.

Queste parole sono per mia madre,

il mio orgoglio.

Ho tenuto nascosta questa cosa per tanto tempo. Mi vergognavo delle mie miserie, mi vergognavo del mio passato, di cosa era successo, di tutte quelle cose brutte che non riuscivo a raccontare. Ma se non tenerla per me può aiutare altre persone a capire che SI PUO’ CAMBIARE LE COSE, allora va bene, mi spoglio del mio passato, senza vittimizzarmi, senza vittimizzare mia madre. E’ stato quello che è stato. E’ successo quello che è successo, ma le cose sono cambiate.

E se non riesce a farlo vostra madre, fatelo voi figli e figlie. Cercate aiuto. Non chiudetevi nel vostro guscio. Parlate, denunciate, urlate.

Non vergognatevi! MAI! 

E allora, come possono cambiare le cose? Possono cambiare solo chiedendo aiuto. Ogni caso è a sè, ogni violenza anche. Siamo tutt* esseri umani, non abbiamo super poteri, quindi non possiamo fare tutto da sol*.

Dal sito D.i.R.e si possono raccogliere tutte le informazioni necessarie. Vi consiglio vivamente di consultare questo sito affinché possiate trovare tutte le informazioni necessarie.

In caso di pericolo immediato o di violenza subita è importante rivolgersi sempre alle Forze dell’Ordine, al Pronto Intervento o a un Centro Antiviolenza e se vuoi donne non riuscite a farlo, chiedete che qualcuno lo faccia per voi. Se i vostri figli e le vostre figlie sono piccol* e quindi non autonomi cercate di tenerli con voi e aspettate l’arrivo delle Forze dell’Ordine.

 

Non abbiate paura di cambiare vita.

Cambiamento non vuol dire peggiorare la situazione.

I numeri utili da chiamare in caso di violenza sono:

Carabinieri – 112

Polizia di stato – 113

Ambulanza – 118

Centro antiviolenza – 1522

Sappiate che il 1522, come tutti gli altri numeri, sono attivi 24 ore su 24, tutti i giorni dell’anno e sono gratuiti. Il 1522 ha operatori e operatrici che parlano anche le lingue straniere tra cui l’inglese, il francese, lo spagnolo e l’arabo. Ha una funzione di primo ascolto e primo orientamento per la violenza di genere e stalking. Vi potrà fornire informazioni utili su come muovervi e cosa fare sul territorio nazionale italiano.

Una cosa importante è che non importa denunciare per forza nella città o nel paese in cui vivete. A volte capita che le donne non vogliano denunciare per vergogna, e per paura di ripercussioni. Se abitate in Sicilia, potete denunciare anche ad Aosta. La validità è per tutto il territorio nazionale.

Sappiate che si può denunciare fino a 3 mesi dopo l’accaduto. Avete tempo per pensarci, l’importante è che siate abbastanza astute da tenervi le prove. Se venite picchiate o ci sono degli abusi sessuali, è necessario andare al pronto soccorso e avere il referto medico.

In questo LINK troverete tutte le azioni legali che potete utilizzare in caso di violenza o stalking.

Se non avete reddito, se non potete affrontare le spese legali o mantenervi, non abbiate paura. I centri antiviolenza servono anche a questo. Rivolgetevi a loro, avrete tutte le consulenze che vi servono e loro vi spiegheranno come fare. Lo stato italiano, prevede il gratuito patrocinio per le spese legali. Basterà fare domanda.

Sempre sul sito D.i.R.e. c’è un test che riporto integralmente. Vi servirà a capire se la vostra relazione non è sana e quindi siete a rischio violenza. Se risponderete SI’ alla maggior parte delle domande, chiamate il 1522:

Ripensa alla tua attuale o passata relazione amorosa e rispondi alle domande qui sotto.

Vuole sempre sapere cosa stai facendo, dove ti trovi e con chi stai?

Controlla il tuo telefono o accede al tuo account di facebook, twitter?

Ti impedisce di lavorare e/o studiare, o di coltivare qualche hobby?

Controlla se e come spendi i tuoi soldi, o pretende di gestirli?

Ti insulta, critica sempre i tuoi comportamenti o scredita tutto ciò che fai?

E’ violento fisicamente? Ti ha mai colpito, preso a schiaffi, calci e/o pugni?

Ti impedisce di mantenere i rapporti con i tuoi amici, amiche, colleghi/e di lavoro e/o familiari?

Minaccia di fare del male a te e/o alle persone a te care?

Se siete a conoscenza di una violenza o di un abuso subito da una vostra amica o una vostra parente, cercate di starle vicina. Ma soprattutto NON GIUDICATELA, qualsiasi sia la sua decisione. Cercate di farla parlare e ma soprattutto ASCOLTATELA. NON imponete i vostri consigli. Basta un “ti capisco”, e “sii forte”. Il coraggio di denunciare e di cambiare vita viene da dentro, non si può imporre.

Non mi stancherò mai di ripeterlo, non mi stancherò mai di dirlo:

L’amore non è possesso. 

Ne ha parlato la mia collega nell’articolo al link riportato sopra.

Non abbiate paura. FATELO PER VOI E PER CHI VI VUOLE DAVVERO BENE.

Vi lascio il link con tutti i CENTRI ANTIVIOLENZA d’Italia e d’Europa.

Se volete saperne di più vi consiglio di leggere altri due articoli importanti:

Ripercussioni psicologiche della violenza domestica sulle donne e

I tipi di violenza contro le donne

Un abbraccio sincero.

Valentina R.

 

Fonti:

D.i.R.e.

Ministero della giustizia

 

 

 

L’importanza della difesa personale – intervista all’istruttrice di Krav Maga Giulia Lippi

1

Ultimamente se ne sente parlare spesso, molte palestre organizzano corsi, molti locali e associazioni programmano giornate dedicate alla difesa personale.

Per questo abbiamo  voluto intervistare una cintura nera di Karate ed istruttrice di Krav Maga (difesa a contatto), Giulia Lippi, per chiederle come la pensa a riguardo, cosa è importante sapere e perché è davvero così importante sapersi difendere.

Continua a leggere

“Out in the street” Bruxelles – Una città contro l’omofobia

Ringrazio Nicolò per le immagini da lui inviate. Le immagini sono di sua proprietà e gentilmente prestate per la scrittura dell’articolo. Invito pertanto a chiedere il permesso nel caso voleste scaricarle e usarle.

Gennaio è il mese dell’omocausto. Molti/e di voi hanno sicuramente sentito parlare del’olocausto. Il termine omocausto invece è meno diffuso.

Con questo termine ci si riferisce alle persone omosessuali sterminate nei campi di concentramento nell’epoca nazista. Triangolo rosa per gli uomini, triangolo nero per le donne, si contano più di 50mila persone uccise solo perchè gay o lesbiche. Maggiori informazioni potete trovarle qui.

Nel 2014 durante il Pride Festival, la Rainbow House Brussels e L’Ancienne Belgique hanno dato vita a un bellissimo progetto: “Out in the street”. E così, in un vicolo di Saint Jacques, nella capitale belga trovate una strada tutta colorata, proprio davanti ai vostri occhi, che vi invita a riflettere sulle proprie azioni, sulle proprie convizioni, e sul bisogno di umanità e accettazione.

Il 3 maggio 2014, l’artista greco Fotini Tikkou si mette all’opera e adorna la facciata dell’AB in Lollepotstraat usando murales in stile graphic novel.

Una lotta all’omofobia e alle reazioni omofobiche nei confronti di gay, lesbiche, bisessuali e trans-gender e una prova di grande sensibilizzazione e di apertura verso queste tematiche che purtroppo ancora sono fonte di rabbia e cattiveria nei confronti delle persone.

Una bellissima manifestazione contro la discriminazione.

Continua a leggere

Il ruolo della donna nel Regno dell’Arabia Saudita. Ecco cosa non possono fare.

Vivere in Arabia Saudita non è semplice. Purtroppo è risaputo. Essere donne in Arabia Saudita, tanto meno.

La forma  di governo prevista nel Regno dell’Arabia Saudita è la monarchia assoluta ed è uno dei pochi paesi al mondo a non avere un parlamento. Le leggi emanate dal governo si basano sulla religione islamica seguendo i principi della Sharīʿa,  e della Sunna. La Sharīʿa è applicata da tribunali coranici. Ciò implica l’esistenza della polizia religiosa che obbliga i sudditi a vivere secondo le leggi islamiche e impone loro un comportamento decoroso nei confronti dell’Islam. Decoroso per me è una parola forte. In un paese occidentale come il nostro, il significato di questa parola non è lo stesso per loro.

La pressione della religione islamica e l’insieme dei dogmi da seguire lasciano poco spazio ai diritti civili in generale e quelli delle donne valgono esattamente la metà di quelli dell’ uomo; la forte struttura patriarcale del paese ha imposto delle regole molto rigide che non lasciano libertà di espressione e di vita a chi nasce donna in questo paese.

Parliamo di un paese in cui molte libertà fondamentali presenti nella dichiarazione universale dei diritti dell’uomo non esistono; parliamo di un paese in cui sono previste pene corporali e pena di morte spesso applicate senza un regolare processo; parliamo di un paese in cui le minoranze religiose e politiche sono oppresse, così come le donne e gli omosessuali.

Sembra infinita la lista delle cose che non possono fare le donne. Ricercando in molti siti ne scovo ogni volta sempre una in più. Le ho quindi raccolte per fare chiarezza e per denunciare questa ingiustizia.

1

Cosa non possono fare le donne: 

  • Lavorare. Infatti le donne sono rilegate ai lavori domestici e all’accudimento dei figli. Possono lavorare solo se vi è l’autorizzazione del tutore (maschio ovviamente). Fortunatamente questa cosa sta cambiando. Si calcola infatti che almeno il 16% delle donne ha un impiego.
  • Uscire da sole. Devono sempre essere accompagnate da un uomo, un tutore, o chi ne fa le veci.
  • Guidare se non si è compiuto 40 anni (legge entrata in vigore  26 settembre 2017). In ogni caso, considerando che le donne non possono uscire da sole, devono essere sempre accompagnate da un familiare (uomo). Prima dell’emanazione di questa legge se una donna provava a guidare rischiava 10 frustate
  • Usare abiti occidentali. In Arabia Saudita è previsto per le donne saudite l’uso del burqa. Devono essere completamente coperte, anche i piedi.
  • Le donne non possono provare gli abiti nei negozi. Devono comprarli e provarli a casa. Il motivo è semplice. Le donne non possono lavorare nei negozi (perchè frequentati anche dagli uomini), quindi a servirle è un commesso. Vi immaginate lo scandalo ?
  • Segregazione: non possono frequentare posti in cui vi siano anche gli uomini. Vige la norma che i locali siano separati in base al sesso. Infatti i ristoranti sono divisi in due sezioni: una per gli uomini e una per la famiglia in cui possono accedere anche le donne.
  • Ricevere trattamenti medici non urgenti. Sì, per una donna è impossibile effettuare un intervento o anche solo una visita se non vi è il permesso del tutore
  • Praticare uno sport agonistico. Sebbene sia stata concessa questa opportunità nel 2012 alle Olimpiadi di Londra, quando due donne hanno gareggiato nel judo e nell’atletica. Evento storico e non ripetuto. Fortunatamente, solo ultimamente, le donne possono fare sport a livello scolastico. Prima era considerato haram perchè il sudore è sporco
  • Aprire un conto corrente bancario. La donna, considerata meno intelligente non può avere il proprio denaro e gestirlo.
  • Viaggiare. Il passaporto e la carta d’identità sono rilasciate solo dopo il permesso del tutore. In ogni caso non possono viaggiare da sole.
  • Avere un processo equo. Le donne valgono esattamente la metà degli uomini. Un esempio è l’eredità. In questo caso le donne possono ricevere solo la metà degli uomini. Anche in caso di testimonianza in Tribunale la loro testimonianza vale la metà. Quindi in caso di testimonianza contro un uomo occorrono 3 donne per superare quella di un uomo.
  • Decidere di sposarsi. Infatti spetta al padre o al tutore la scelta di donarla in sposa. Inoltre, se vogliono sposarsi con uno straniero devono chiedere l’approvazione del ministero degli interni. Inutile aggiungere, ahimè, che il matrimonio con i non musulmani è praticamente impossibile.
  • Divorziare. Anche in questo caso hanno bisogno di un permesso da parte di un uomo.
  • Avere la custodia dei figli. Le donne infatti, in caso di divorzio possono far crescere i figli maschi fino all’età di 7 anni e le figlie femmine fino al raggiungimento dei 9 anni. Dopodiché devono vivere con il padre.
  • Abortire. L’aborto è severamente vietato. Non si può abortire: su richiesta, per fattori socio economici, per anomalie del feto e e per stupro. Vi sono limitazioni in caso di aborto per salute fisica e mentale (Fonte)

Questo cartone animato, già condiviso sulla nostra pagina a suo tempo, mostra in modo chiaro la posizione della donna in questo paese.

A cura di Valentina R.

Fonti:

Wikipedia – Diritti umani in Arabia Saudita

Interlex

Il sole 24ore

Huffingtonpost – Diritti delle donne in Arabia Saudita

L’antidiplomatico

Agi

Wikipedia – legislazioni sull’aborto

Businessinsider

 

Canzoni Pericolose

caged

Sappiamo quanto la giustificazione della violenza faccia parte della nostra cultura e quindi mi sono chiesta più volte se anche nelle canzoni italiane che ormai canticchiamo senza nemmeno pensarci, ci fossero incluse frasi che alludessero a questo meccanismo.

Ne ho trovate alcune, molte di queste sono diventate dei grandi classici e sicuramente vanno contestualizzate nel periodo storico in cui sono state scritte, anche per questo ho inserito la data e gli autori/autrici.

Continua a leggere