6 modi nei quali insegniamo (involontariamente) ai nostri figli e alle nostre figlie la cultura dello stupro

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Nessun genitore (che io abbia mai conosciuto) si sognerebbe mai di insegnare ai loro figli o alle loro figlie che lo stupro sia ok. Ma ogni giorno, in molti modi differenti, anche i genitori meglio intenzionati contribuiscono alla cultura dello stupro, e i nostri figli e le nostre figlie la subiscono.

Come madri e padri, probabilmente non parliamo direttamente di stupro ai bambini e alle bambine, almeno fino a quando non sono più grandi. Ma inviamo loro continuamente messaggi riguardanti il sesso e il consenso. Per questo motivo, dobbiamo essere sicur* di non insegnare loro qualcosa di molto pericoloso, anche se accidentalmente.

Ecco di seguito sei (molto comuni) modi in cui si sbaglia e come possiamo fare di meglio.

1. Dire ai nostri figli che “i maschi sono fatti così”.

Come mamma di ragazzi molto vivaci, conosco molte persone che non vogliono far del male a nessuno quando dicono che “i maschi sono fatti così”, ma molto spesso quella frase viene usata per giustificare comportamenti sbagliati come picchiare altri bambini o bambine o essere distruttivi.

La verità è che i maschi sono perfettamente in grado di rispettare i corpi delle altre persone e lo spazio. Ma ogni volta si sentono perdonati per i loro comportamenti, apprendono non solo che loro possono infrangere le regole, ma anche che non possono controllare i loro impulsi “perché sono fatti così”.

Questo messaggio li accompagnerà nella crescita anche quando comincerà ad arrivare il desiderio sessuale. Come genitori, non possiamo stupirci se i ragazzi si sentono autorizzati a molestare sessualmente un’altra persona (sia che sia stupro, come in Steunbenville, oppure che sia nella comunissima trazione del bullismo sessuale – in inglese si chiama sexual “hazing”) quando abbiamo detto loro per tutta la loro vita che possono infrangere le regole, in quanto maschi.

2. Forzare i bambini e le bambine a baciare o abbracciare altre persone.

Moltissimi bene intenzionati e amorevoli genitori dicono ai propri figli e alle proprie figlie di abbracciare un amico o un parente senza considerare il fatto che magari non vogliono farlo. Questo manda pericolosi messaggi sul fatto che il consenso possa essere ignorato o che non è importante.

Invece provate a suggerire modi diversi per salutare una persona amata. Io ad esempio chiedo ai miei figli “Vuoi dare un abbraccio a nonna o magari battergli il cinque per dirle ciao?”.

Bambini e bambine devono sapere, sin dalla tenera età, che il consenso è importante.

3. Chiedere “Cosa gli hai fatto per farti picchiare?”

Questa è tosta, specialmente per genitori che hanno più di un figlio. Fratelli e sorelle litigano spesso tra di loro passando all’attacco fisico, ma è importante conoscere l’intera situazione prima di arrivare a conclusioni affrettate.

Chiedere “che cosa gli hai fatto per farti picchiare?” insegna sia alla vittima che all’aggressore che una persona possa forzare un’altra a commettere una scelta sbagliata. Questo messaggio non è molto diverso dal comune “Cosa stavi indossando la notte in cui ti hanno stuprata?”.

Piuttosto, dite ai vostri figli e alle vostre figlie “Per favore raccontatemi tutta la storia di quello che è successo, dal principio”. In questo modo saprai il ruolo di ogni bambin* prima di colpevolizzare qualcun*.

E assicurati di ricordare ai tuoi figli e alle tue figlie che hanno sempre una scelta in merito all’usare o no violenza o far male ad un’altra persone, e nessun* può forzare loro a farlo, anche se vengono dette parole offensive o che fanno male.

4. Insegnare ai bambini e alle bambine che i maschi danno noia alle femmine perché gli piacciono.

Non importa se hai un figlio o una figlia, è importate che insegni loro sin da subito che picchiare o far male ad un’altra persona per ricevere la sua attenzione non va mai bene. E questo non è assolutamente un modo per mostrare alle persone che ti piacciono.

La frase “Lo fa perché gli piaci” non dovrebbe mai attraversare le tue labbra quando le tue figlie o i tue figli sono stati pres* in giro o picchiat*. Questo rinforza l’idea che l’amore corrisponde alla sofferenza e che va bene picchiare un’altra persona. Non solo può contribuire a sopportare la violenza del partner più avanti ma insegna anche ai bambini che il loro desidero di attenzione è più importante dei sentimenti della persona che gli piace.

Se questa non è cultura dello stupro, non so cosa sia.

5. Fare slut-shaming su qualsiasi donna o ragazza di fronte ai tuoi figli.

Come genitori, insegniamo costantemente, anche quando non sappiamo di farlo. I nostri figli e le nostre figlie ascoltano le nostre parole, e pensano a come applicare quello che noi diciamo loro.

Se i nostri figli ci sentono giustificare lo stupro o una molestia sessuale in qualsiasi modo, internalizerranno quel messaggio. Ti ascolteranno anche offendere o sminuire le donne per la loro libertà sessuale o per il loro modo di vestirsi, e se lo ricorderanno.

Inizieranno a credere che ci sono situazioni in cui loro si meritano di essere stuprate o molestate, o penseranno che sono autorizzati (o anche solo scusati) a commettere uno stupro o una molestia sessuale se la vittima “se l’è cercata”. Sia se la vittima è una donna considerata puttana o se la vittima è un ragazzo che “sembra gay”, è comunque sbagliato, in ogni caso.

Quando parliamo di stupro e molestia sessuale, ricordiamo ai nostri figli che nessuna persona si merita di essere stuprata, che non l’ha chiesto lei o che se l’è cercata. Non c’è nessun* che forza una persona a stuprare un’altra persona, inclusa la droga o l’alcool. La colpevolizzazione dello stupro riguarda sempre e soltanto chi stupra.

6. Rinforzare l’idea che le ragazze devono essere “pure”.

A molte ragazze viene ancora insegnato che il loro valore risiede nella loro “purezza” (ovvero verginità e modestia) in un tempo in cui non ha molto senso. Ancora oggi ci si aspetta che le ragazze arrivino vergini al matrimonio, nonostante che il 95% di americani ha rapporti sessuali prima di questo. Persino i cristiani evangelici hanno l’80% di rapporti prematrimoniali, nonostante la propaganda continui a insistere che le donne debbano rimanere “pure” fino al matrimonio.

Dire alle ragazze che la loro verginità e modestia sono parti integranti della loro moralità è pericoloso per molte ragioni, incluso il danno fatto nei confronti di donne e ragazze che sono state violentate o molestate. Come ha spiegato la sopravvissuta ad un rapimento e stupro Elizabeth Smart, enfatizzare la purezza può far rinunciare le vittime di violenza sessuale di richiedere aiuto o denunciare.

Per altri bambini, insegnare che il sesso è giusto solo dopo il matrimonio, o solo quando sono innamorati, può causare loro delle scelte sbagliate. Marnie Goldenberg, una consulente della salute ed educatrice sessuale, dice che per i ragazzi e le ragazze collegare il sesso all’amore può essere una trappola. Alle ragazze viene insegnato che essere innamorate vuol dire che saranno in salvo da qualsiasi violenza, e questo non è vero.

“Se io [da adolescente] mi sento obbligata a identificare un sentimento come ‘l’amore’ quando non lo è, quando si tratta di lussuria (che è perfettamente ragionevole), sono ostacolata nella mia capacità di comprendere, comunicare e agire per i miei interessi”. In altre parole, se insegnassimo ai nostri ragazzi e alle nostre ragazze ad identificare la lussuria come lussuria (senza che ci sia amore romantico), saranno più capaci di decidere se avere rapporti sessuali è giusto o meno per loro.

Goldenberg spiega che alcuni ragazzi addirittura sfruttano il fatto che le ragazze confondano l’amore con la sicurezza e le manipolano per guadagnare la loro fiducia e approfittare di loro.

L’idea che il matrimonio, o l’essere innamorati, sia un prerequisito per avere del sesso etico categorizza le ragazze che non sono “pure” come non meritevoli della protezione della società contro abusi, molestie stupri (nda. Anche su questo abbiamo scritto l’articolo “Dal “Se l’è cercata” al “Il femminicidio non esiste”“, se si vuole approfondire).

E i nostri figli e le nostre figlie meritano di meglio.

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Traduzione dell’articolo di Joanna Schroeder, “6 ways we (accidentally) teach our kids rape culture” a cura di Giulia Terrosi

 

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2 risposte a "6 modi nei quali insegniamo (involontariamente) ai nostri figli e alle nostre figlie la cultura dello stupro"

  1. Articolo molto bello e dettagliato. Provai anch’io a instaurare un dibattito con punti molto simili ai tempi della scuola, ma trovai solo chiusura, negazionismo e accettazione perché: “è sempre stato così”.
    Il punto 3 poi è orribile, il victim blaming è forse la cosa più sporca e vigliacca che possa esserci.

    Piace a 1 persona

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