Parliamo di contraccezioni, MST e non solo

Quanto sappiamo in Italia delle contraccezioni? Conosciamo quali sono e la loro efficacia?

In realtà la storia delle contraccezioni inizia in realtà molti secoli fa, già ai tempi della Mesopotamia e in Egitto, osservando il comportamento degli animali ci si è resi conto che la gravidanza poteva essere collegata al rapporto sessuale. Anche perché l’amenorrea era molto frequente all’epoca e quindi una donna si rendeva conto di essere incinta anche al quarto o al quinto mese.

Popolazione che andavi, metodo anticoncezionale che trovavi.

Quindi già dal 3500 a.C si comincia a cercare di limitare le gravidanze, con molte credenze e molte superstizioni.

Ad esempio, le donne indiane Cherockee del Nord-America, una popolazione che esisteva già dal 3.000 a. C.,  ricorrevano alla cicuta in piccolissime dosi, mentre le Navajo usavano un infuso di Battia dissecta, le Shoshoni del Nevada un infuso del litospermo (Lithospermum ruderale) e le Hopi una polvere fatta con la radice essiccata dell’Arisaema triphillum (tulipano indiano), che oggi gli americani indicano con il curioso nomignolo di “Jack-in-the-pulpit”. Nelle foreste centrali del Paraguay la Stevia revaudiana, essiccata, ridotta in polvere e bollita in acqua, avrebbe “assicurato” la sterilità assoluta.

Dall’Antico Egitto sono arrivati fino a noi il papiro Petri, ca. 1850 a.C. e il papiro Ebers, ca. 1540 a C. nei quali sono riferimenti su metodi contraccettivi per evitare gravidanze (ad esempio, si consigliava di applicare nella vagina soluzioni a base di pasta di pane, miele, olio e persino escrementi di coccodrillo).

Interessante è anche l’evoluzione del metodo di barriera come il preservativo, gli antichi egizi utilizzavano un sacchetto, i Cinesi sottili fogli di carta di seta oleata; i Giapponesi utilizzavano cilindri di carapace di tartaruga resi flessibili da soluzioni alcaline, i Romani usavano intestini essiccati di pecore che impregnavano di pozioni d’erbe mediche per proteggersi da infezioni varie.

Si parlava di metodi contraccettivi persino nel Talmud dove viene descritta una spugna vaginale, il moch, da inserire subito dopo il rapporto per prevenire le gravidanze.

E nella Bibbia si parla di coito interrotto come metodo anticoncezionale.

Per Aristotele, nel III secolo a.C., l’anima è la forma che si applica alla materia determinata e la capacità di dare forma alla materia è una caratteristica esclusiva del seme. Se il seme non ce la fa, nasce la donna, che non contava nulla, era come un terreno da fecondare.

Nel I secolo d.C. il ginecologo Sorano di Efeso in Grecia e Plinio a Roma cominciarono ad occuparsi dei metodi contraccettivi, comunque rudimentali, come ad esempio l’estratto di silphium (silfio), pianta parente del ginocchio selvatico, che le donne dovevano bere una volta al mese per evitare le gravidanze.

Ma il periodo in assoluto, per lo meno in Europa, più buio in materia di contraccezione avvenne in seguito alla caduta dell’Impero romano d’Occidente nel 476 d. C., dando inizio così al Medioevo, quando ogni tentativo di impedire una gravidanza era ritenuto immorale dalla Chiesa cattolica e in generale fortemente contrastato.

Nonostante i divieti della Chiesa, le donne continuarono ad utilizzare di nascosto metodi contraccettivi, spesso anche molto pericolosi e spesso nulli di ogni fondamento scientifico.

Tra il ‘700 e l’800 si diffuse, specialmente negli ambienti borghesi, l’utilizzo della siringa vaginale,  per iniettare sostanze acide nell’utero. Seguite anche dagli irrigatori Eguisier  o dagli irrigatori “soi meme”(fai da te).

Casanova, nella metà del ‘700, parla nei suoi libri anche di un metodo contraccettivo molto utilizzato: mezzo limone introdotto nella vagina.

Tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900 venivano utilizzate soluzioni di sublimato di mercurio che vi lascio immaginare i danni che potevano provocare ai tessuti vaginali.

Non si può parlare della contraccezione, senza parlare dell’atto sessuale. Per questo motivo segnalo questa serie di video molto interessanti, che raccontano come vivevano il sesso all’epoca vittoriana (cioè dal 1837 al 1901) che rendono bene l’idea del perché non si parlasse di contraccezione e di come ci siano moltissimi stereotipi che sono andati avanti negli anni successivi.

Sesso parte 1, la concezione della donna:

Sesso parte 2, l’isteria e il parossismo isterico (se non avete visto il film “Hysteria”, dovete rimediare!):

Sesso parte 3, credenze, repressioni e conseguenze:

Come avete visto, la donna, considerata inferiore, debole e fragile, non poteva provare piacere sessuale, doveva semplicemente compiacere il marito, badare la casa e procreare. Anche per questo non si poteva minimamente pensare alla contraccezione, considerata un peccato.

Tornando alla contraccezione, sempre verso la fine dell’800 si comincia a parlare di strumenti intrauterini, precursori dell’IUD (Intra Uterine Device, ovvero la spirale) che dovevano essere inseriti nel canale cervicale.

La cosa curiosa è che per renderli legali, in quanto la contraccezione era proibita in quasi tutti i Paesi, vennero commercializzate come “pessari“, ovvero strumenti ginecologici aventi la funzione del sostenimento del collo dell’utero in caso di prolasso o deviazioni.

Prima di quel tempo, nessun testo ufficiale aveva toccato questo tema, anche se la classe medica era a conoscenza dei mezzi contraccettivi.

In Italia, l’ Enciclopedia Medica Italiana, nel 1880 propose una giustificazione “morale e legale” di questi strumenti indicandoli come mezzi contro la sterilità.

Pensate che in Italia nel 1926 fu introdotto da Regio decreto il Testo unico delle leggi di Pubblica Sicurezza, che vietava la divulgazione di mezzi di impedire la fecondazione, o di interrompere la gravidanza  l’inserzione sui giornali di avvisi concernenti mezzi antifecondativi.

Nel 1930 con l’entrata in vigore del Codice Rocco (il codice penale dell’epoca) venne introdotto l’articolo 553 introdotto dal Codice Rocco che vietava propaganda e uso di qualsiasi mezzo contraccettivo, punibile fino a un anno di reclusione.

Questo articolo è rimasto in vigore fino alla sentenza n.49 del 1971 che abrogava tale articolo.

Per l’introduzione della concezione “controllo delle nascite” dobbiamo ringraziare Margaret Sanger, attivista, infermiera, scrittrice educatrice sessuale statunitense, pioniera della contraccezione e dei diritti riproduttivi. Margaret fondò nel 1921 l’American Birth Control League e nel 1923 il Birth Control Clinical Research Bureau nonostante tutto l’ostracismo della società (nei primi anni del ‘900 per i suoi scritti fu costretta ad emigrare in Gran Bretagna per sicurezza).

La svolta ci fu quando conobbe Katherine McCormick, filantropa e attivista per i diritti delle donne di Chicago che nel 1947 decise di impiegare l’eredità del marito per finanziare la ricerca per lo sviluppo di un contraccettivo orale, il sogno di Margeret.

Fu così che nel 1953 affidarono questo compito al medico e biologo Gregory Pincus, che agli inizi degli anni ’60 inventò la prima pillola anticoncezionale.

Questa lotta per il controllo delle nascite ha portato ad una rivoluzione culturale, che continua ancora oggi. Finalmente infatti, l’atto sessuale fu dissociato dalla riproduzione, permettendo alla donna di liberarsi dal solo ruolo di madre, per potersi affermare anche come persona in molti altri ambiti, come ad esempio quello lavorativo.

Ma quali sono i metodi per capire l’efficacia di un contraccettivo? E quali sono i contraccettivi di oggi?

L’Indice di Pearl è il parametro utilizzato in statistica clinica per valutare l’efficacia contraccettiva di un metodo ed è la tecnica più comune usata per misurare l’efficacia dei metodi di contraccezione.

L’ideatore fu Raymond Pearl nel 1932 che misurò il rapporto del numero di gravidanze durante il periodo dell’utilizzo di quel particolare metodo contraccettivo. In particolare calcola il numero di gravidanze insorte in 100 donne che usano un certo metodo per 12 mesi.

Per ogni metodo più è basso l’indice di Pearl, più il metodo è sicuro.

L’ Indice di Pearl si divide in Metodico ed Effettivo.

Il primo, Metodico, include le gravidanze risultate sebbene l’uso corretto e consistente del metodo contraccettivo, e solamente i mesi (o cicli mestruali) in cui il metodo è stato correttamente utilizzato, senza alcun errore e nessuna variabilità “umana”.

Il secondo, quello Effettivo, include indistintamente tutte le gravidanze in tutti i mesi (o cicli mestruali) nella durata degli studi tenendo conto anche dell’errore umano, come dimenticare una compressa, prendere farmaci che interferiscono, la rottura del preservativo, etc.

La debolezza dell’Indice di Pearl consiste in due fattori:

  • non tiene conto della fertilità delle coppie, perché le coppie più fertili rimangono incinte per prime, mentre le altre continuano a rimanere nell’arco dello studio e quindi, invece di calcolare un’eventuale bassa fertilità della coppia, collega tale risultato all’efficacia del metodo contraccettivo;
  • non tiene conto di altri fattori psico-fisici che possono influire sul calcolo dell’efficacia del metodo.

Fatto sta che, secondo l’Indice di Pearl (gravidanze annue ogni 100 donne), questi dono i dati di successo dei principali contraccettivi, più basso è il dato, più efficace è il metodo:

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Fonti:
World Health Organization (WHO,) Medical eligibility criteria for contraceptive use, Fifth edition, 2015.
Società Medica Italiana per la Contraccezione, La contraccezione, linee guida per la pratica clinica, 2007.

Andiamo a vedere ora quali sono i metodi contraccettivi più conosciuti ed utilizzati.

Si dividono in:

1 – Metodi naturali 

In questo campo non sono inclusi tutti quei metodi “fai da te” che non solo possono essere dannosi per il corpo, ma sono anche privi di qualsiasi funzione contraccettiva dimostrata. Purtroppo ancora oggi sento sento parlare troppo spesso, anche dai ragazzi e dalle ragazze delle scuole medie e superiori dove vado a fare educazione sessuale, di lavaggi vaginali alla coca-cola o sciacqui di acqua calda con strumenti appositi. Come ad esempio le doccette di cui parlano le “mamme pancine” negli screenshot fatti da Il Signor Distruggere.

Non avere una conoscenza di come sia fatto il proprio organo genitale e apparato riproduttivo e di come sia il funzionamento dei metodi contraccettivi porta a credere a molti miti, inutili e pericolosi, sugli anticoncezionali.

Purtroppo il nostro sistema educativo non aiuta, perché il livello di ignoranza in materia è molto più alto di quello che si pensi. Infatti, la mancanza della materie di educazione sessuale nelle scuole, insieme ad una panoramica delle MST (malattie sessualmente trasmissibili), non fa altro che aumentare tutte le possibili conseguenze.

Ma torniamo ai metodi contraccettivi naturali riconosciuti come tali.

Bisogna sottolineare che proprio perché ogni persona è diversa e c’è una variabile umana molto alta, è impossibile che ci sia un un indice di Pearl metodico. Per questo per valutare la percentuale di fallimento, verrà preso in considerazione solo l’indice effettivo, che in tutti i metodi naturali prevede un rischio di gravidanza molto alto.

Metodo Billings o del muco cervicale

Si basa sull’analisi del muco cervicale che viene prodotto sotto lo stimolo degli estrogeni. Nel momento di massima fertilità, durante l’ovulazione, il muco cervicale ha un tipico aspetto “filante” molto simile alla chiara d’uovo, questo per facilitare il cammino degli spermatozoi attraverso la cervice. L’ultimo giorno in cui il muco mantiene queste caratteristiche corrisponde al periodo di massima fertilità (“giorno del picco”). Come periodo a rischio si considera l’arco di tempo compreso tra l’inizio della secrezione di muco e i 4 giorni seguenti “il giorno del picco”.

I limiti della metodica sono dati dalla soggettiva capacità di ogni donna di valutare le variazioni di muco, non necessariamente correlate all’ovulazione stessa.

Ha una percentuale di fallimento del 20%.

Metodo sintotermico di J.Rötzer

Questo metodo è un mix tra l’analisi del muco cervicale e della temperatura basale. Prevede l’utilizzo di una tabella di registrazione in cui la donna si appunta tutte le fasi del ciclo. Sull’ordinata sono indicati i gradi e i decimi di grado per la registrazione della
temperatura e sull’ascissa sono indicati i giorni del ciclo, per un totale di 40 giorni.
Il simbolo X indica che su quella linea orizzontale vanno annotati i rapporti sessuali, il simbolo  M indica che su quella linea orizzontale va annotato, in sigla, il muco cervicale osservato.
Sotto il 1° giorno della tabella va annotata la data del 1° giorno della mestruazione che corrisponde al 1° giorno del ciclo. Si colorano di rosso le caselle dei giorni in cui è avvenuta la mestruazione. Quando la mestruazione è terminata, si deve iniziare la misurazione della temperatura con un termometro al mercurio. La temperatura va misurata al mattino quando ci si sveglia, si misura alla stessa ora, preferibilmente dalle 6.00 alle 8.00, si devono sempre segnare i fattori di disturbo della temperatura (stress, a letto tardi, alcolici, insonnia, malattie, vaccinazioni etc).
Allo stesso tempo si controlla la fuoriuscita del muco vaginale. Il mix di questi due calcoli registra il periodo più fertile della donna.

Ha una percentuale di fallimento del 20%.

Metodo Ogino Knaus

Questo metodo nacque nel 1926, quando il medico austriaco Hermann Knaus basandosi sugli studi sulla fertilità femminile sviluppati nel 1924 dal medico giapponese Kyusaku Ogino. Lo stesso medico giapponese si distaccò da questo metodo contraccettivo considerando la sua scarsa efficacia.

E’ chiamato anche “metodo del calendario o del ritmo” e si basa sul calcolo teorico dei giorni potenzialmente fecondi per la donna.

Assume che:

  • la donna può ovulare una sola volta al mese e le mestruazioni si verificano dopo 14 giorni dall’ovulazione;
  • la vita di un ovulo all’interno dell’utero ha una durata di 24 ore;
  • gli spermatozoi possono sopravvivere dentro la donna fino a 72 ore.

Quindi il periodo potenzialmente fertile va dal 10° al 18° giorno.

Si intuisce che è un metodo lacunoso già dal fatto che non tiene conto delle irregolarità del ciclo che possono essere molto frequenti nella vita di una donna.

Ha una percentuale di fallimento del 30%.

Metodo del “coito interrotto”

Detto anche “salto della quaglia”. Consiste nella fuoriuscita del pene dalla vagina prima dell’eiaculazione.
E’ il metodo più usato in assoluto.

Ma sappiamo quanto sia veramente efficace?

Su questo metodo purtroppo si inserisce tutta una serie di credenze e aspettative sulla trattenuta del liquido spermale da parte degli uomini.

Ho sentito moltissimi uomini dire “tranquilla, mi so controllare/lo sento/so gestirlo etc.”, e molte donne “mi fido/sa cosa fa/basta che non viene”.

Beh, mi dispiace far crollare le vostre sicurezze, ma l’uomo può avere una fuoriuscita pre-eiaculatoria di liquido seminale in maniera totalmente involontaria! Non c’entra nulla il “saperlo gestire”, sono perdite che non possono essere controllate e soprattutto non si “sentono”.

Il liquido pre-eiaculatorio è emesso costantemente e in modo automatico durante la penetrazione, dalle ghiandole di couper che contengono spermatozoi belli e attivi, perfettamente in grado di fecondare, per il 37% della popolazione.

Il rischio di gravidanza è del 25% (una donna su 4 rimane incinta).

2- Metodi di barriera

Profilattico (maschile e femminile)

Il preservativo non è solo un metodo contraccettivo, ma è l’unico metodoin grado di proteggere dalle Malattie Sessualmente Trasmissibili (MST).

Alcune di queste  malattie si trasmettono esclusivamente tramite via sessuale (liquido vaginale e/o sperma), altre anche in modi differenti.

Ecco un elenco delle principali MST , se cliccate su ciascun nome trovate la descrizione , per ciascuna malattia, delle cause, trasmissione, dei sintomi, delle complicanze, diagnosi e cura e della prevenzione:

Per facilitare la consultazione ho buttato giù una presentazione che potete trovare qui dove ho creato una tabellina riassuntiva per ogni MST, spero vi sia utile.

La gonorrea, la clamidia e la sifilide sono le tre MST più diffuse.

Qui in Italia se ne parla pochissimo, anzi, non se ne parla affatto. Invece è importante conoscerle e capire come poterle prevenire.

Anche perché molte MST sono asintomatiche, questo significa che mentre creano danni, anche irreversibili al nostro corpo, noi non ce ne accorgiamo.

Per questo è importantissimo utilizzare sempre il preservativo nei rapporti occasionali.

E, in generale, è sempre importante fare gli esami appositi per capire se abbiamo contratto qualche tipo di malattia.

La maggior parte di queste malattie possono essere trasmesse attraverso liquidi biologici (liquido vaginale, sperma, saliva e sangue).

In caso di sesso orale occasionale, infatti, è consigliato utilizzare i Dental Dam, sottilissimi fogli in lattice, anche se è difficilissimo da reperire e ha dei costi molto alti.

E’ fondamentale imparare ad utilizzare in modo corretto il profilattico, sia maschile, che femminile, per avere una protezione sicura dalle MST.

Ha una percentuale di fallimento del 2%, se utilizzato correttamente.

Diaframma

L’antenato del diaframma altri non è che… il limone! Infatti già tra il 1600 e il 1700 nei paesi orientali veniva inserito un mezzo limone spremuto e svuotato della polpa, veniva inserito nella vagina.

Ne parla anche Giacomo Casanova nel suo libro “Storia della mia vita” (pubblicate attorno il 1825).

Per il passaggio dai limoni al diaframma di gomma, dobbiamo ringraziare ancora una volta, Margaret Sanger che nel 1916 la introdusse nei diaframmi.

Oggi, il diaframma è una coppa sottile in lattice o silicone montata su un anello flessibile di metallo, una semisfera. Il suo diametro può variare da 50 a 105 mm.

Il diaframma ha una tasso di fallimento attorno al 18% e non offre protezione contro malattie sessualmente trasmissibili.

3 – Metodo Meccanico

IUD (spirale)

Abbiamo già parlato della storia della spirale all’inizio dell’articolo, con i famosi “pessari”.

La spirale Spirale o IUD (dall’inglese Intra Uterine Device, dispositivo intrauterino) è un dispositivo che dev’essere inserito dal ginecologo o dalla ginecologa e può essere di due tipi, con o senza ormoni:

  • Al rame (non ormonale):è un piccolo supporto in plastica avvolto da un filo di rame (da qui il nome “spirale”) che viene inserito nell’utero tramite una piccola cannula flessibile. Ha una percentuale di fallimento del 0,8-1%.
  • A rilascio ormonale (progestinico): è un supporto in plastica che rilascia ormoni (progesterone) in piccole quantità. Il funzionamento è paragonabile a quello della pillola anticoncezionale o dell’anello vaginale. Ha la stessa percentuale di fallimento della pillola: se utilizzata correttamente è dell’0,1%.

4- Metodi ormonali

La pillola combinata estro – progestinica

Abbiamo affrontato la storia della pillola all’inizio dell’articolo, (grazie Margaret e Katherin!).

La pillola estroprogestinica come si intuisce dal nome, è formata dall’associazione di due ormoni femminili, un estrogeno e un progestinico.

In base al dosaggio ormonale si possono avere tre tipi di pillole:

  • La pillola monofasica che contenine la stessa quantità di ormoni;
  • La pillola bifasica che contiene un dosaggio fisso di estrogeno e due dosaggi differenti di progestinico;
  • La pillola trifasica che ha tre dosaggio di ormoni differenti, con una dose totale molto bassa, come avviene nel ciclo fisiologico.

Questa pillola inibisce l’ovulazione e provoca un ispessimento del muco cervicale e un assottigliamento dell’endometrio, la mucosa dell’utero, che rende meno possibile l’impianto di un ovulo.

E’ importante ricordare che può portare anche benefici extracontraccettivi come la diminuzione di:

  • Irregolarità mestruali
  • Dismenorrea (mestruazioni dolorose)
  • Sindrome premestruale
  • Menorragia (aumento patologico del flusso mestruale)
  • Acne, seborrea, eccesso di peli

Ha una percentuale di fallimento dello 0,1% se utilizzata correttamente.

La pillola solo progestinica (senza estrogeni) o minipillola

Questa pillola si differenzia dalla prima perché ha a il vantaggio di poter essere utilizzata in determinate situazioni, come quella della donna in puerperio ( periodo di tempo che intercorre tra l’espletamento del parto e il ritorno alla normalità degli organi genitali femminili) e in allattamento o della donna fumatrice che ha superato i 35-40 anni, per le quali la pillola classica è generalmente controindicata.

Ha una percentuale di fallimento dello 0,5% se utilizzata correttamente.

Cerotto a rilascio transdermico

Il cerotto è un sistema contraccettivo a rilascio transdermico di un estrogeno e di un progestinico e ha un meccanismo di azione simile a quello delle pillole estro-progestiniche.

Ha come aspetto positivo il fatto di non dover ricordare ogni giorno l’assunzione, come con la pillola.

Per quanto riguarda indicazioni e controindicazioni, sono sovrapponibili a quelle della pillola.

Ha una percentuale di fallimento dello 0,3%, se utilizzato correttamente.

Anello vaginale 

L’anello è un contraccettivo ormonale formato da un’associazione di estrogeno e progestinico.

E’ un vero e proprio anello di materiale biocompatibile, flessibile e trasparente, che si inserisce in vagina e si lascia per tre settimana. Poi si toglie per una settimana durante la quale compare la pseudomestrazione. Ogni anello può essere utilizzato una volta sola.

Il meccanismo, le indicazioni e le contro indicazioni, sono uguali a quelli della pillola estroprogestinica.

Se utilizzato correttamente, ha una percentuale di fallimento dello 0,3%.

Impianto sottocutaneo 

Questo è un metodo non disponibile in Italia. L’impianto è in grado di prevenire l’ovulazione fino a 3 anni. Contiene solo progestinico (etonorgestrel, principio attivo del desogestrel) e non estrogeni. Il meccanismo d’azione è lo stesso della minipillola.

Iniezione intramuscolare

Non disponibile in Italia. Si tratta di iniezioni di progestinico somministrato per via intramuscolare profonda, ogni 8-12 settimane.

5 – Metodi chirurgici

La sterilizzazione è l’unico metodo contraccettivo che possa considerarsi definitivo e irreversibile.  Anche se ad oggi le tecniche di fecondazione in vitro possono dare alcune possibilità in più, comunque complesse e costose.

Consiste in:

Ecco, penso di avere detto tutto, o quasi, sui metodi contraccettivi. Non mi sono soffermata molto sulla loro specificità perché è importante parlarne con la propria ginecologa o il proprio ginecologo.

Vorrei solo far notare che tra tutti i metodi contraccettivi, quelli che possono essere utilizzati dai maschi sono il preservativo, la vasectomia e il coito interrotto.

Per il resto è un mondo che per ora, riguarda solo le donne. Anche se è in corso la sperimentazione per creare un metodo ormonale anche per gli uomini.

Come ultima informazione, diciamo “appendice”, vi lascio due figure esplicative degli organi genitali maschili e femminili:

Organo genitale maschile dall’esterno

9

Organo genitale maschile dall’interno 

3

Organo genitale femminile dall’esterno

8

Organo genitale femminile dall’interno

6

L’utero

7.jpg

A cura di Giulia Terrosi

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3 risposte a "Parliamo di contraccezioni, MST e non solo"

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