Il ruolo della donna nel Regno dell’Arabia Saudita. Ecco cosa non possono fare.

Vivere in Arabia Saudita non è semplice. Purtroppo è risaputo. Essere donne in Arabia Saudita, tanto meno.

La forma  di governo prevista nel Regno dell’Arabia Saudita è la monarchia assoluta ed è uno dei pochi paesi al mondo a non avere un parlamento. Le leggi emanate dal governo si basano sulla religione islamica seguendo i principi della Sharīʿa,  e della Sunna. La Sharīʿa è applicata da tribunali coranici. Ciò implica l’esistenza della polizia religiosa che obbliga i sudditi a vivere secondo le leggi islamiche e impone loro un comportamento decoroso nei confronti dell’Islam. Decoroso per me è una parola forte. In un paese occidentale come il nostro, il significato di questa parola non è lo stesso per loro.

La pressione della religione islamica e l’insieme dei dogmi da seguire lasciano poco spazio ai diritti civili in generale e quelli delle donne valgono esattamente la metà di quelli dell’ uomo; la forte struttura patriarcale del paese ha imposto delle regole molto rigide che non lasciano libertà di espressione e di vita a chi nasce donna in questo paese.

Parliamo di un paese in cui molte libertà fondamentali presenti nella dichiarazione universale dei diritti dell’uomo non esistono; parliamo di un paese in cui sono previste pene corporali e pena di morte spesso applicate senza un regolare processo; parliamo di un paese in cui le minoranze religiose e politiche sono oppresse, così come le donne e gli omosessuali.

Sembra infinita la lista delle cose che non possono fare le donne. Ricercando in molti siti ne scovo ogni volta sempre una in più. Le ho quindi raccolte per fare chiarezza e per denunciare questa ingiustizia.

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Cosa non possono fare le donne: 

  • Lavorare. Infatti le donne sono rilegate ai lavori domestici e all’accudimento dei figli. Possono lavorare solo se vi è l’autorizzazione del tutore (maschio ovviamente). Fortunatamente questa cosa sta cambiando. Si calcola infatti che almeno il 16% delle donne ha un impiego.
  • Uscire da sole. Devono sempre essere accompagnate da un uomo, un tutore, o chi ne fa le veci.
  • Guidare se non si è compiuto 40 anni (legge entrata in vigore  26 settembre 2017). In ogni caso, considerando che le donne non possono uscire da sole, devono essere sempre accompagnate da un familiare (uomo). Prima dell’emanazione di questa legge se una donna provava a guidare rischiava 10 frustate
  • Usare abiti occidentali. In Arabia Saudita è previsto per le donne saudite l’uso del burqa. Devono essere completamente coperte, anche i piedi.
  • Le donne non possono provare gli abiti nei negozi. Devono comprarli e provarli a casa. Il motivo è semplice. Le donne non possono lavorare nei negozi (perchè frequentati anche dagli uomini), quindi a servirle è un commesso. Vi immaginate lo scandalo ?
  • Segregazione: non possono frequentare posti in cui vi siano anche gli uomini. Vige la norma che i locali siano separati in base al sesso. Infatti i ristoranti sono divisi in due sezioni: una per gli uomini e una per la famiglia in cui possono accedere anche le donne.
  • Ricevere trattamenti medici non urgenti. Sì, per una donna è impossibile effettuare un intervento o anche solo una visita se non vi è il permesso del tutore
  • Praticare uno sport agonistico. Sebbene sia stata concessa questa opportunità nel 2012 alle Olimpiadi di Londra, quando due donne hanno gareggiato nel judo e nell’atletica. Evento storico e non ripetuto. Fortunatamente, solo ultimamente, le donne possono fare sport a livello scolastico. Prima era considerato haram perchè il sudore è sporco
  • Aprire un conto corrente bancario. La donna, considerata meno intelligente non può avere il proprio denaro e gestirlo.
  • Viaggiare. Il passaporto e la carta d’identità sono rilasciate solo dopo il permesso del tutore. In ogni caso non possono viaggiare da sole.
  • Avere un processo equo. Le donne valgono esattamente la metà degli uomini. Un esempio è l’eredità. In questo caso le donne possono ricevere solo la metà degli uomini. Anche in caso di testimonianza in Tribunale la loro testimonianza vale la metà. Quindi in caso di testimonianza contro un uomo occorrono 3 donne per superare quella di un uomo.
  • Decidere di sposarsi. Infatti spetta al padre o al tutore la scelta di donarla in sposa. Inoltre, se vogliono sposarsi con uno straniero devono chiedere l’approvazione del ministero degli interni. Inutile aggiungere, ahimè, che il matrimonio con i non musulmani è praticamente impossibile.
  • Divorziare. Anche in questo caso hanno bisogno di un permesso da parte di un uomo.
  • Avere la custodia dei figli. Le donne infatti, in caso di divorzio possono far crescere i figli maschi fino all’età di 7 anni e le figlie femmine fino al raggiungimento dei 9 anni. Dopodiché devono vivere con il padre.
  • Abortire. L’aborto è severamente vietato. Non si può abortire: su richiesta, per fattori socio economici, per anomalie del feto e e per stupro. Vi sono limitazioni in caso di aborto per salute fisica e mentale (Fonte)

Questo cartone animato, già condiviso sulla nostra pagina a suo tempo, mostra in modo chiaro la posizione della donna in questo paese.

A cura di Valentina R.

Fonti:

Wikipedia – Diritti umani in Arabia Saudita

Interlex

Il sole 24ore

Huffingtonpost – Diritti delle donne in Arabia Saudita

L’antidiplomatico

Agi

Wikipedia – legislazioni sull’aborto

Businessinsider

 

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Calendario Intersezionale di Bossy

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Da oggi esce sul sito bossy.it/shop il nuovo e stupendo calendario intersezionale di Bossy, che sarà diverso da tutti i calendari che abbiate mai visto.

Siete curios*?! 😀

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Si tratta di un calendario incentrato sui temi del femminismo intersezionale ed è composto da 12 illustrazioni di 12 artist*, italian* e stranier*, che hanno contribuito a rappresentare, per ogni mese, un tema specifico, ovvero:

  • omocausto;
  • salute della vagina;
  • comunità transgender;
  • gender pay gap;
  • bullismo;
  • gay pride;
  • femminismo intersezionale;
  • body positivity;
  • machismo;
  • slut shaming;
  • violenza contro le donne;
  • prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili.

 

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L’innovazione è che non saranno presenti solo le ricorrenze che troverete in ogni calendario, ma anche tutte le date più significative per il femminismo e la comunità LGBTQIA.

Come ben sapete, questi sono esattamente i temi che trattiamo anche noi nella nostra pagina ed è per questo che siamo onorate di essere state scelte come media partner di questo progetto, insieme ad altre realtà come Allah Loves Equality, Doppio Standard, Progetto GenderQueer, Parte del Discorso, St*r Fish, Women’s March che, come noi fanno del cambiamento un elemento quotidiano.

Sabato 23 sera siamo state alla presentazione del calendario e abbiamo potuto conoscere persone splendide che si impegnano ogni giorno a condividere l’importanza della condivisione dei principi del femminismo inclusivo.

Una parola la vogliamo dedicare anche a Francesca e Chiara di Cibo Supersonico che ci hanno nutrito l’anima con i loro manicaretti vegani e le loro parole.

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Siamo convinte che l’unione faccia la forza e non ci stancheremo mai di promuovere e diffondere questi temi affinché il cambiamento avvenga realmente!

Avanti così !

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Le cose Cambiano”, Monica Romano

Giulia & Valentina

 

Moonlight

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Un film assoluto che tutt* dovremmo vedere. Basato sull’opera teatrale In Moonlight Black Boys Look Blue di Tarell Alvin McCraney, candidato a 8 premi Oscar e vincitore del Golden Globe è un film completo che non può passare in sordina. Un film da vedere e da godere a pieno.

Ho aspettato a gloria l’uscita di questo film, ero curiosa e entusiasta.

Uno di quei film che non ti scordi, che ti riempie di domande ma che allo stesso tempo ti risponde, lasciandoti un senso di speranza per il futuro, ma di angoscia, per il mondo malato in cui viviamo.

Un mondo fatto di rabbia, di cattiveria, di bullismo, di non accettazione del prossimo e di se stessi.

Finito il film la prima cosa che ho pensato è stata: perchè sentiamo così tanto il bisogno di definire noi stessi? Perchè dobbiamo definirci bianchi, neri, etero, gay… Siamo persone, e l’unica definizione che dovremmo dare è che siamo persone.

Moonlight è un film completo. Il ragazzo, Chiron, raccontato in tre fasi della sua vita, si trova a combattere con una madre tossicodipendente, compagni di scuola bulli che lo picchiano perchè è diverso, perchè non è conforme alla società.

Lui non vuole definirsi, ma gli altri glie lo impongono.

“Cosa vuol dire frocio?”.

Un bambino non sa cosa voglia dire essere gay . Si sente così per natura. E’ il suo essere che non dovrebbe essere definito.

Non voglio spoilerare, ma sottolineo una frase del trailer:

Ad un certo punto dovrai decidere da solo chi diventare, non lasciare che qualcuno decida per te

Ci vuole coraggio per sentirsi liberi dai pregiudizi della gente.

Ci vuole coraggio per vivere la propria vita.

 

 

Valentina R.

Ci chiamavano Libertà

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Quest’anno, per il mio compleanno mi è stato regalato un libro. Uno di quei libri che ti cambiano la vita. Che ti coinvolgono e che ti fanno affermare “il mondo adesso non sarà più lo stesso”.

Ho ringraziato cento volte la mia amica, sorella, Marina, per avermelo regalato. E voglio condividerlo con voi perchè il messaggio di questo libro è davvero importante.

Ci chiamavano Libertà di Donatella Alfonso. Non è una storia, non è un romanzo, è un insieme di testimonianze a riprova che le partigiane e le resistenti sono davvero esistite. Che senza di loro la Resistenza italiana nella seconda guerra mondiale non sarebbe mai esistita.

Non ne parlano mai nelle scuole delle donne. Perchè? Quale era il loro ruolo nella resistenza partigiana? Perchè sono così importanti?

Si parla di una “Resistenza Taciuta” come viene definita per la prima volta nel 1976 nel libro di Anna Maria Bruzzone e Rachele Farina, e non perchè ci sia stato un silenzio assoluto, ma perchè sono state davvero poche le donne che hanno avuto il coraggio di accettare un riconoscimento e dichiarare che erano state partigiane.

In un paese maschilista come il nostro, con una mentalità vecchia di almeno 70 anni, la donna che combatteva, che passava del tempo con gli uomini, che non stava in casa a badare alla famiglia, era considerata una poco di buono. Ma vi spiegherò meglio dopo…

Secondo i calcoli di esperti militari si contano almeno un milione di donne impegnate nella Resistenza. Purtroppo però i numeri ufficiali negli elenchi dell’Anpi (Associazione nazionale partigiani d’Italia) sono ben altri:

35 mila partigiane combattenti

20 mila “patriote” con funzioni di supporto

70 mila donne inquadrate nei Gdd (gruppi di difesa della donna)

19 medaglie d’oro al valore e 17 d’argento

2812 le donne che sono state fucilate o impiccate

1070 le donne cadute in combattimento

2750 le donne deportate nei campi di concentramento (molte delle quali a Ravensbrück)

4653 le donne arrestate e torturate

891 le donne deferite al tribunale speciale

Inutile quindi ribadire che la donna, nella resistenza italiana ha avuto un ruolo fondamentale.

Il libro, che contiene le testimonianze di decine di donne che hanno combattuto e lottato per la libertà (non solo dalla guerra, ma anche dal pensiero chiuso e maschilista) apre a un punto di vista diverso, che non deve essere più ignorato.

Facendo un passo indietro, un’immagine esplicativa di come viveva la donna 70 anni fa è questa:

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*foto presa dalla pagina “Abbatto i Muri” di Facebook

Lascio anche un articolo interessante con l’intervista alla ricercatrice Annacarla Valeriano che ha svolto ricerche con l’Università agli Studi di Teramo sulla vita di queste donne considerate “malate” nella società fascista.

La presa di coscienza delle donne che hanno deciso di combattere contro la guerra, ribellandosi al fascismo e la nazismo, non era solo per il bisogno di porre fine alla miseria, alla povertà, alla morte.

Le donne combattevano anche per i loro diritti, per il loro bisogno di potersi esprimere, per la possibilità di un futuro migliore per le loro figlie.

Leggendo le testimonianze riportate nel libro, il bisogno primario era quello del diritto al voto. Il suffragio universale. Tanto che il 31 gennaio 1945 con il decreto De Gasperi-Togliatti, tutte le donne sopra i ventuno anni di età, ottennero il diritto al voto. L’8 marzo i GDD (Gruppi di difesa delle donne) celebrarono la giornata internazionale della donna puntando proprio sull’importanza del diritto al voto. E anche se la radio banda di Mussolini, il giorno in cui fu concesso questo diritto, continuava ad affermare che “le donne italiane erano incapaci di avere un’opinione politica e che il giorno delle elezioni avrebbero votato per il candidato più bello o per un attore… ” le donne non si diedero per vinte, e per il voto dell’Assemblea costituente furono ben 14.610.845 ad esercitare il loro diritto, contro gli uomini che furono 13.354.601.

IL RUOLO DELLE DONNE

I ruoli che hanno ricoperto le partigiane si possono definire in tre categorie:

  • la corriera
  • la staffetta
  • la lotta armata

La corriera era il ruolo riservato alla donna giovane, spesso poco più che bambina per dare meno nell’occhio. Consisteva nel far passare le valigie o le borse a doppio fondo attraverso i posti di blocco e di controllo dei nazifascisti. Come racconta Rosa Messina Pessi insieme al marito Secondo Pessi  nel libro “Nella lotta insieme. Il prezzo della democrazia”  il viaggio durava in media tre o quattro giorni perchè all’epoca non si avevano i mezzi di cui si dispone oggi. Poteva essere effettuato in treno, a piedi, con mezzi di fortuna. Lei doveva arrivare a Milano, presso la vecchia drogheria del sig. Luigi, il quale gestiva le “corriere” provenienti da tutta Italia e forniva il cambio delle valigie che poi dovevano essere trasportate. Nel retro della bottega vi era una stanza per far soggiornare le corriere, in modo che non rischiassero di essere trovate dai nazifascisti. Le corriere poi uscivano dal retrobottega solo quando dovevano ripartire.

La staffetta consisteva nella trasmissione delle informazioni e nella consegna di materiali e armi. E’ il ruolo più noto nella resistenza femminile.

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Queste donne, anche giovanissime, andavano ovunque: attraversavano villaggi, si arrampicavano su per i monti, scendevano a valle. Ovunque pur di portare a termine il loro lavoro, piene di paura ma allo stesso tempo spavalde, attraversavano i posti di blocco dei nazifascisti pur di raggiungere il loro unico obiettivo. La libertà.

Riprendo un passaggio del libro “Ci chiamavano libertà” che spiega benissimo il concetto:

“… La bicicletta è il simbolo della libertà della staffetta: si pedala col vento tra i capelli, si osserva il passaggio che scorre veloce, si respira a pieni polmoni, si incontra ogni genere di persona. Si rischia, la staffetta lo sa perfettamente e questo fa parte della libertà e della scelta che la giovane ha compiuto.”

Le regole principali che dovevano essere rispettate per svolgere questi lavori, come si evince da una “Lettera del partito comunista alle compagne staffette” che fu diffusa clandestinamente e pubblicata solo dieci anni dopo la Liberazione da “Rinascita” erano:

  1. Non devi far conoscere a nessuno il lavoro che svolgi, dove vai e da dove vieni.
  2. Nella casa dove abiti, devi far credere che hai una normale professione e devi provvederti di quanto ti occorre per dimostrare che eserciti quella professione.
  3. Devi avere sempre pronta una giustificazione nel caso che durante il viaggio fossi fermata e interrogata su quello che fai.
  4. Sii sempre puntuale e prudente nell’andare agli appuntamenti e ai recapiti
  5. Nell’andare ai recapiti assicurati sempre che nessuno ti segua.
  6. Se ti accorgi che qualche persona sospetta segue i tuoi movimenti, non entrare nella casa, non recarti al luogo del recapito o dell’appuntamento.
  7. Quando ti accade qualche incidente o noti qualche cosa che non va, devi subito informare nei minimi particolari il dirigente del tuo lavoro.
  8. Nascondi il materiale che trasporti nel modo migliore e cammina sempre con disinvoltura e senza destare sospetti.
  9. Quando hai recapiti dove ti rechi prendi contatto con i compagni, consegna a loro ciò che devi consegnare senza dire ciò che porti o ciò che sei venuta a fare.

La lotta armata. Sì, perchè anche le donne combattevano. Quando erano bruciate (ovvero erano state riconosciute o segnalate ai nazifasciti, e quindi non potevano più lavorare come staffette) le donne venivano mandate in montagna insieme ai partigiani per la lotta armata. Ci sono state anche donne che hanno deciso di farlo per vocazione, perchè volevano combattere, ma spesso il motivo era la salvaguardia del gruppo a cui facevano riferimento e l’incolumità della donna e della sua famiglia.

Riprendo la testimonianza di Mariuccia Fava per sottolineare che le donne non ricevevano nessun comportamento di favore in quanto donne.

“… Mi sono trovata sempre bene, nessuno non solo ha mai fatto delle avances o mi ha mancato di rispetto, ma proprio nessuno ci pensava: lì eravamo solo dei compagni che combattevano. … Eravamo tutti uguali. … Certo, quando sono arrivata su magari qualcuno si aspettava che io facessi qualche lavoro per loro, ma se lo son sognato: io non ho mai fatto da mangiare, per principio… io volevo sparare … “

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Il problema, per quanto riguarda la testimonianza, è che queste donne (come avevo già accennato prima) non potevano raccontare cosa era accaduto durante la guerra. Non potevano dire che erano state delle protagoniste della resistenza e non potevano dire che erano state le protagoniste della Resistenza italiana. Il patriarcato, forte all’epoca, le avrebbe messe in cattiva luce. Rischiavano di non trovare lavoro, di essere ripudiate dalle famiglie e dai conoscenti. Soprattutto le donne che erano state sui monti.

L’idea di una donna insieme a una trentina di uomini (compagni, fratelli di lotta)… “chissà cosa le hanno fatto quando era lassù”… Una lotta al pudore.

Per questo non si hanno molte testimonianze delle donne. Per questo molte hanno preferito non ottenere l’onorificenza e la medaglia al valore. Per questo è una Resistenza Taciuta che non si racconta nei libri di storia. Fortunatamente, grazie al lavoro svolto dalla scrittrice, la testimonianza di Mariuccia Fava è una delle tante presenti nel libro. Vi consiglio vivamente di leggerlo per avere un quadro più chiaro della situazione.

Quest’anno appunto per il 27 gennaio abbiamo voluto sottolineare una storia taciuta. Semisconosciuta.

Chi conosce il nostro blog sa già dell’attenzione che poniamo alla storia. Perchè solo conoscendo la storia passata possiamo capire cosa sta succedendo oggi.

In 70 anni quante cose sono cambiate? Il ruolo della donna è diverso?

Fortunatamente per molti aspetti sì, anche se il patriarcato è duro a morire.

Oggi le donne possono lavorare, ma ancora non possono vestirsi come vogliono, dormire con chi vogliono, agire COME VOGLIONO. La strada è ancora lunga.

Non ci stanchiamo mai di ripetere che la donna “poco di buono” non esiste. La libertà di espressione, di azione, di pensiero è importante. E su questo dobbiamo ancora lavorare tanto.

Il maschilismo interiorizzato, inteso come “Eva contro Eva”, ovvero quelle azioni di slut-shaming che avvengono ogni giorno, di certo non ci aiutano. Le donne per prime dovrebbero essere unite e dovrebbero capire che solo rimanendo compatte, si può lottare contro il patriarcato e contro il sessismo, proprio come hanno fatto le nostre eroine. Le nostre partigiane che hanno sconfitto la guerra.

Senza di loro non sarebbe potuto succedere. Si parla di alleanza e coalizione tra donne, tra uomini e TRA DONNE E UOMINI.

Se prima si era indicate per “poco di buono” perchè si andava a combattere sui monti, adesso siamo indicate per “poco di buono” perchè ci mettiamo una minigonna, perchè dormiamo in camere miste in un ostello o perchè torniamo a casa di notte da sole.

Occorre capire che le donne non devono offendersi a vicenda per trasmettere un messaggio di solidarietà tra i sessi.

In questa giornata della memoria, VOGLIAMO RICORDARE, non scordare.

Vogliamo ricordare TUTT* coloro che hanno combattuto per la nostra libertà. Tutt* coloro che non ce l’anno fatta. Tutt* coloro che credevano in un mondo migliore, di pace, di accettazione, di tolleranza, DI AMORE.

Nel nostro primissimo video pubblicato sulla nostra pagina di Facebook è visibile questo:

Noi non vogliamo che la storia si ripeta. Non vogliamo che il mondo sia così.

Impegniamoci a cambiare.

Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo

                                                                                                     – Mahatma Gandhi

Valentina R.

Fonti:

Mussolini, sfatiamo un po’ di miti…

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Ogni volta che vedo un link su Mussolini in cui si afferma che quando c’era lui si stava meglio un mio neurone si suicida e mi si tappano le vene! E vi invito TUTT* a segnalarci tutti i link assurdi che vengano creati affinchè si crei una sorta di decalogo sui miti di Mussolini da sfatare.

Per questo ho deciso di riprendere un vecchio post in cui venivano riassunti i miti da sfatare di Benito Mussolini con delle prove schiaccianti affinchè TUTT* capiscano che il fascismo non era un bene, era una dittatura, e come tale ha portato solo morte, paura e povertà.

LE AFFERMAZIONI:

Il Duce ha inventato l’INPS con la quale garantiva la pensione a tutti

Il primo sistema pensionistico nacque nel 1898 con la Cassa Nazionale di Previdenza per la vecchiaia e l’invalidità degli operai che nel 1919 divenne obbligatoria e contava l’iscrizione di 12 milioni di lavoratori. Mussolini non fece altro che trasformare questa cassa in un ente pubblico avente personalità giuridica.

Potete leggere qui il Regio Decreto emesso dal Governo Mussolini.

Quindi possiamo dire che l’affermazione è FALSA!

Il Duce garantì l’assistenza sanitaria a tutti i lavoratori

Mussolini emanò una legge nel 1943 che prevedeva alcune tutele riservate solo ai dipendenti pubblici.

La mutua, o indennità di malattia, è nata dopo la caduta del fascismo con il decreto legislativo 13 maggio 1947 n. 435 , che poi è stato a sua volta esteso nel 1978  con la Legge 23 dicembre 1978, n. 833  per l’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale.

Quindi possiamo dire che l’affermazione è FALSA!

Il Duce ha inventato la Cassa Integrazione Guadagni per aiutare i lavoratori di aziende senza lavoro

La cassa integrazione guadagni o CIG è un istituto previsto dalla legislazione italiana consistente in una prestazione economica, erogata dall’INPS o dall’INPGI, a favore dei lavoratori sospesi dall’obbligo di eseguire la prestazione lavorativa o che lavorino a orario ridotto. [cit. Wikipedia]

E’ stata istituita nel 1947 con il decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 12 agosto 1947, n. 869 proprio per sostenere i lavorati dipendenti delle aziende che erano stato gravemente colpite durante la guerra e non avevano fondi per riprendere l’attività.

Quindi possiamo dire che l’affermazione è FALSA!

Il Duce ha fatto costruire grandi strade in Italia

Il programma per la costruzione delle strade in Italia inizio già nel governo Giolitti. Mussolini prese solo in mano la situazione.  Qualche nozione in più su Giolitti ci può far comodo, ecco QUI

Con ciò si può affermare che con o senza Mussolini il lavoro sarebbe stato svolto.

Glie ne diamo merito? Vero che avrebbe potuto anche fregarsene, ma poi… che figura avrebbe fatto nei confronti della Germania?

Quindi possiamo dire che l’affermazione non è completamente ESATTA! 

Con il Duce eravamo tutti più ricchi

Davvero volete la prova di questa falsa affermazione?

Avete mai sentito parlare del Giorno della Fede? Quel giorno in cui, dopo l’invasione dell’Etiopia, l’Italia subì delle sanzioni internazionali gravi nel 1936, e gli italiani furono “invitati” a donare tutto il proprio oro alla Patria e quindi persero molti dei loro averi…

E’ vero che nei primi 4 anni del governo fascista Mussolini incoraggiò la libera concorrenza, ridusse le tasse, abbatté le restrizioni al commercio e ridusse inoltre la spesa pubblica riequilibrando il bilancio, ma cosa successe dopo? 

Mi ricordo ancora le grosse risate quando a scuola, mentre la prof. ci spiegava le vicende della Seconda Guerra Mondiale, venne fuori che Mussolini preparò dei fucili di cartone per non fare brutta figura con Hitler… Di cosa stiamo parlando allora?

E quanta povertà ha portato la guerra? Le razioni di pane e farina che venivano date, le persone che rubavano ai tedeschi il cibo rischiando di morire…

Ma per favore! 

Il Duce ha avviato il progetto della bonifica pontina

Il primo progetto per la bonifica pontina fu del 1500 ad opera di Leonardo da Vinci e QUI potrete trovare alcune immagini, tra l’altro bellissime, relative al suo progetto.

Il progetto di bonifica vero e proprio fu avviato  nel 1924 con Regio Decreto 30 dicembre 1923 n. 3256 che potete leggere sulla Gazzetta Ufficiale .

Ricordo a riguardo, che anche se Mussolini era un esponente politico, il regime dittatoriale inizio nel 1928.

Nel 1933 Mussolini riprese in mano la situazione… Un po’ come la storia delle strade in età giolittiana.

Tirate voi le somme.

È grazie al Duce che i lavoratori dipendenti hanno la tredicesima

La gratifica natalizia già esisteva.

Nel 1937, Mussolini, introdusse la tredicesima mensilità solo per alcune classi privilegiate e solo per cercare consensi.

La vera tredicesima mensilità fu istituita nel 1946 (un anno dopo la morte di Mussolini) e venne estesa a tutti gli operai con l’accordo inter confederale per l’industria del 27 ottobre 1946 e e solo nel 1960 fu concessa a tutti i lavoratori dipendenti con il D.P.R. n. 1070, del 28 luglio 1960.

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Vi invito davvero tutt* a segnalarci link e miti da sfatare. Servirà per divertirci e imparare.

L’idea dell’articolo è quello di fare cultura, capire, cercare di avere qualche nozione in più sul passato per applicarlo al presente.

Ogni volta che leggete qualcosa su internet, in particolar modo su Facebook, andate a verificare le fonti, le date, perchè la falsa informazione è un grosso cancro della società moderna e Facebook, per quanto possa essere un “giochino”, è un potente mezzo di comunicazione.

Colgo l’occasione per ringraziare Marina per avermi dato l’idea ed avermi aiutato a svilupparla.

*** immagine presa dalla pagina Quando c’era LVI e altri racconti leggendari di Facebook.

Grazie per la collaborazione.

Valentina R.

Cosa diremo ai/alle bambin*?

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Su internet e su facebook gira un bellissimo articolo relativo alla neo elezione di Donald Trump, che la mia amica Elisa, spacciatrice di link (thanks!) mi ha passato.

WHAT DO WE TELL THE CHILDREN?

COSA DIREMO AI/ALLE BAMBIN*?

Inizia così: cosa dovrei dire ai miei studenti dopo l’elezione di Trump?

Ottima domanda…

Prima di tutto che li proteggerete, che il processo democratico non permetterà a nessuno di fargli del male, e che il bigottismo non ne fa parte e che non è tollerato nelle scuole.

Che bisogna stare vicino alle famiglie musulmane, così come alle famiglie con i genitori dello stesso sesso, a* student* gay, alle famiglie con origini straniere o migranti, alle studentesse donne, a* student* disabili e a* student* trans.

Direte loro che che nessuno farà loro del male o che saranno deportat* e che sarete tutt* unit*.

Che il silenzio è pericoloso e che occorre parlare quando c’è qualcosa che non va, discuterne, senza vincitori o vinti, ma con la voglia di capire e essere capiti. 

Insegnerete loro come essere dei membri responsabili di una società civile.

Abbiamo bisogno di insegnare agli studenti come essere in disaccordo con amore e rispetto…

L’articolo continua ma io voglio fermarmi qui.

La situazione americana, con l’elezione di Trump, è una situazione che purtroppo si ritrova in tutto il mondo. Non a caso, la mia collega pubblicò un articolo “Non sono razzista ma…” – Ma dove è finita l’umanità? in cui denunciava atti di razzismo contro i migranti, o ancora questo articolo Vedo umani ma non umanità che racconta la storia di Maria, pestata a sangue e rimasta a terra, inerme, e senza aiuto, solo perchè trans.

Purtroppo non abbiamo altre armi se non quello della cultura, partendo dalle scuole, per difenderci dal male più grande, ovvero il razzismo e la violenza.

Non ci stanchiamo mai di ripetere che la violenza non si combatte con la violenza. Che non ci sono vincitori in una guerra, che la violenza porta solo sofferenza. 

Parlo di violenza ma non mi fermo a quella fisica. Far vivere dei bambini o dei ragazzi nel terrore di essere giudicati, di essere deportati, di essere picchiati, a mio avviso, è peggio di un pestaggio.

Va a intaccare la sicurezza in noi stessi, quella magnifica forza che ci permette, ogni giorno, di sognare, di realizzarsi, di agire, di vivere.

In Italia la situazione non è meno grave. Tutti noi conosciamo quel gran “simpaticone” di Matteo Salvini, che aizza le masse di caproni al razzismo, gridando “prima gli italiani”, senza rendersi conto che gli italiani non hanno la precedenza in quanto italiani, che siamo tutti umani, con dei diritti, con il sacro santo diritto alla vita e alla libertà.

Una vita senza pregiudizi e senza giudizi, una vita serena. Perchè la vita è già difficile di suo. Con le preoccupazioni, le malattie, la mancanza del vile denaro, la mancanza del lavoro.

E non pensate allora che forse, se la smettessimo di giudicare gli altri perchè “diversi”, forse vivremmo tutti un po’ meglio?

Trump al governo degli USA è un pò come Trump al governo del pianeta. Sappiamo tutti dell’influenza della potenza degli Stati Uniti.

Allora magari, ai bambini traduciamo questo articolo che gira su facebook. Insegniamo loro il rispetto, la tolleranza per le idee diverse, l’empatia, e trasmettiamo loro la voglia di aiutare.

Magari riusciremo a prevenire questo odio razzista che sta invadendo il mondo.

Valentina R.