“Non sono razzista ma…”- Dov’è finita l’umanità?

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Mi è capitato di leggere un post che mi ha lasciata molto perplessa. Lamentava l’arrivo dei “migranti” nel quartiere dove vive iniziando con “ora, aiutarli ok, ma …” elencando alcune cause del degrado e le difficoltà come scippi, scassi e furti, sporcizia…e inceneritore.

I commenti seguenti il post erano tutti a favore della tesi, con frasi come “se li tengano i politici in casa loro”. Più li leggevo, più la mia perplessità aumentava.

Le persone del quartiere si lamentano dell’arrivo di questi “migranti” perché la zona è degradata, ci sono le prostitute e l’inceneritore.

Non sono riuscita a trattenermi, ho dovuto commentare:

“Visto che queste persone non sono in villeggiatura, ma scappano da guerra e distruzione, (non so se avete mai fatto un salto a Siracusa o a Lampedusa per vedere i pochi sopravvissuti che arrivano, in che condizioni arrivano), e dato che sono esseri umani (non inceneritori), perché non proporre delle soluzioni alternative invece di dire semplicemente “cacciamoli via”? Ah, anche le prostitute sono persone, e magari molti padri di famiglia contribuiscono ad alimentare la loro presenza nella zona. Come dice Michela Murgia, la parola “integrare” non ha senso. Viene da “integro” e quindi “intero”. Il popolo italiano che crediamo così “integro” non lo è mai stato perché siamo da secoli un paese di migranti ed emigrati con un mix di culture che ci ha resi quelli che siamo oggi. La parola “Integrare” pone una popolazione su un livello di superiorità, non ci interessano le persone che arrivano, il loro passato la loro storia. Loro devono diventare come noi perché noi siamo meglio di loro.”

In risposta a questo mi è stato detto che le mie lezioni di vita sono fuori luogo e che dato che adesso sto lavorando per Emergency dovrei conoscere la differenza tra “chi scappa da situazioni drammatiche e chi viene qui per sfruttare tutte le opportunità che lo stato italiano dà”.

Io sono una migrante interna perché non vivo più nella mia città, ma sicuramente non sono una persona richiedente asilo che scappa da guerre e distruzioni.

Sul tema della famosa “integrazione” vorrei riprendere Michela Murgia: “la parola “integro” fa riferimento all’intero ma etimologicamente vuol dire “non toccato”. (…) Ed è una parola molto bella fino a quando non diventa la radice della parola “integrazione” e quello che succede è un corto circuito. Perché tu chiedi di far parte di un integro ad un’altra persona che fa parte di un’altra cultura. Si dice: “se vogliono stare qui, questi si devono integrare/ facilitare i processi di integrazione/ non si vogliono integrare”. Quello che suggerisce è che “noi” siamo l’intero, la completezza, quello che non è mai stato spezzato, penetrato o infranto. E questo già di per se è un falso, (…)Chi può dire che fa parte di un intero che non ha mai subito un assalto o un contatto? La nostra cultura non è vergine. E’ cultura proprio perché non è vergine, siamo figli di mille incroci. Però ci riteniamo l’intero, davanti a quello che arriva noi siamo integri, e lui di conseguenza, se si può integrare nel nostro intero, non è un intero a sua volta, perché due cose intere non si attaccano.

 Lui necessariamente dev’essere un pezzo, di qualcosa già rotto, di violato, che ha perso la sua integrità. In una gerarchia lui sta più in basso, perché il frantumo può entrare a far parte di un intero mentre non si può l’inverso. Noi non possiamo, avendo una cultura intera, integrarci in una cultura in frantumi. Questo è il gioco, noi siamo la cultura forte, loro portatori di un’identità debole, insignificante o comunque inferiore. Questo è il sotto testo: li accogliamo nella nostra perfezione, nella nostra armonia dell’intero, purché loro scelgano di rinunciare a quel portato specifico che possono avere e che comunque non è così significativo da condizionare noi, e scegliere la nostra interezza. D’altronde chi non dovrebbe desiderare di essere come noi.”

Oltre a Michela (il discorso completo lo trovate qui), ho avuto la fortuna di conoscere Mimmo Lucano, sindaco di Riace, che in una sua testimonianza ha detto:

“L’accoglienza e la voglia di rispondere alle soluzioni di integrazione, di fare restare sempre le persone che sono in fuga dalle guerre, per la pace, prima di tutto ha fatto nascere un forte stimolo, per vincere anche quel senso di rassegnazione, così si sono trovate delle soluzioni. (…) 

Come si può avere un pregiudizio senza conoscere una persona? Mettere dei muri, alzare delle barriere, sono i muri peggiori questi. I muri del pregiudizio. Perché una persona ha un colore diverso della pelle, perché la pensa in un altro modo perché c’è l’ansia la paura… gli psicologi dicono che c’è un disturbo di comportamento quando tu hai paura di una persona, senza che quella persona ti abbia fatto nulla.

 Il messaggio che vi voglio trasmettere è che l’accoglienza e l’incontro con un’altra persona, è una relazione umana, ma che senso abbiamo nella nostra vita, se dobbiamo avere paura di un’altra persona? Io credo che valga la normale relazione tra gli esseri umani, nulla di più. Solo la normalità. Questo è il nucleo fondante dei rapporti umani dell’accoglienza che dev’essere lontano dai pregiudizi.(…) Al trauma del viaggio si aggiunge un trauma più grande, che è la consapevolezza che quello che loro immaginavano non era proprio così: con i cani poliziotto, con misure di sicurezza, con i respingimenti, con i muri con le barriere, questi sono atteggiamenti di inumanità.

 Il messaggio che viene dal nostro comune, è un messaggio semplicemente di umanità.

In merito a questo argomento, mi sono sentita dire tante volte:

“Aiutiamoli a casa loro! ” A parte il fatto che ci sono moltissime associazioni, come Emergency, che li aiutano “a casa loro”, ma la cosa da tenere bene in mente è che loro una casa non ce l’hanno più! Scappano da uno stato che non può più garantire la loro sopravvivenza e la loro incolumità.

Ancora, “Allora prenditi tu a casa un profugo!”.

Ma certo dov’è il problema? Ospitare è una gentilezza, ma la situazione non si risolve prendendo a casa queste persone che, come la definizione di profugo dice, lasciano il proprio paese a causa di guerre, invasioni, rivolte o catastrofi naturali.

La situazione è complessa, e non si risolve con “cacciamoli via”, “ci rubano il lavoro” o con “non li voglio accanto a me”.

Le persone non sanno più il significato delle parole “migrante”, “profugo”, “rifugiato”, “richiedente asilo”.

Chi approda in Italia, dopo un viaggio che non ci immaginiamo nemmeno, viene messo in luoghi di identificazione chiamati Hot Spot e rimangono fin tanto che non saranno identificate.

Alzi la mano chi è mai stato in un Hot Spot?

Chi viene riconosciuto come migrante economico viene espulso, o meglio o viene rimpatriato, passando per i CIE che saranno pieni di gente; o gli viene dato il foglio di via che in 7 giorni deve abbandonare il territorio. Tutti gli altri vengono lasciati vegetare in qualche CARA o smistati nelle città italiane fino a quando non scade il permesso di soggiorno e diventano clandestini, non per loro scelta, ma perché lo Stato non lascia altre possibilità.

Pensate sia facile per un richiedente asilo, e quindi ancora non accettato come rifugiato, trovare lavoro? Queste persone non solo scappano dalle guerre ma sono messe in schiavitù legalizzata (esattamente come molte prostitute di cui tanti si lamentano).

Avete mai sentito parlare di caporalato?

Siete mai stati o state nel ghetto di Foggia?

Come pensate che vengano raccolti i pomodori che ci troviamo al supermercato?

Continuano a strumentalizzare l’arrivo di queste persone parlando di emergenza, di rischi per la salute. Ma i dati dimostrano che non c’è nessuna emergenza, solo tanto allarmismo e mancata organizzazione da parte delle istituzioni.

Il Libano ospita circa 1 milione e mezzo di profughi siriani, la Giordania 1 milione di profughi siriani con una popolazione di 4 milioni di persone. E’ come se avessimo 20 milioni di profughi in Italia (su 60 milioni di abitanti), mentre in realtà sono meno di 200.000 le persone che hanno chiesto di rimanere qui.

Solo il 10% dei migranti che sbarcano si ferma in Italia. Secondo i dati Eurostat relativi al 2014 un rifugiato su 3 ha chiesto di asilo in Germania, paese che ha ricevuto 202 mila richieste, pari al 32% del totale, seguita da Svezia con 81 mila (13%), Italia con 64.600 (10%), e Ungheria 42mila (7%).

 Ci dicono un sacco di balle, come che noi paghiamo 40 euro al giorno per ogni immigrato. La diaria giornaliera concessa ai migranti è di 2,5 euro. E’ questo il lusso? Il costo stimato per straniero che sbarca è di circa 35 euro al giorno, è l’Unione Europea ad elargire questo costo. Questi soldi però non finiscono in tasca agli ospiti dei centri ma tornano in circolo nell’economia italiana perché vengono erogati alle cooperative, di cui i comuni si avvalgono per la gestione dell’accoglienza. E servono a coprire le spese per il vitto, l’alloggio, la pulizia dello stabile e la manutenzione. Una piccola quota copre anche i progetti di inserimento lavorativo.  La realtà ha dimostrato che questi soldi finiscono nelle tasche dei responsabili dei centri di accoglienza e non certo alle persone che approdano.

“Eh ma vogliono il wifi e l’iphone!” Ora, voi scappate dalla guerra, appena arrivate nel paese che dovrebbe garantirvi la vita non vorreste avvisare chi è rimasto dall’altra parte per dire che stai bene? Facebook esiste anche nei paesi con la guerra!

Quante bufale… Quante bugie!!

Fate un salto su questo articolo per realizzare quante sono le bufale che ci vengono raccontate ogni giorno, è fatto veramente bene!

E sempre in merito, consiglio la la lettura anche di questo che ne smonta una per una.

Nessuno ruba case e/o lavoro agli italiani o alle italiane, queste sono persone che hanno solo bisogno di umanità.

E non dimentichiamo il fondamentale Vademecum antirazzista del sito Valigia Blu:

vademecum antirazzista

Qui trovate l’articolo completo del Vademecum Antirazzista di Valigia blu con grafici, statistiche e spiegazioni che consiglio a tutte e a tutti di leggere.

Per tutt* coloro che dicono “non sono razzista ma…”, “ok aiutarli ma…”

Gente.. Se c’è il “ma“, siete razzisti/e. E vi conviene farvi un esamino di coscienza!

Condivido anche questo bel video con Teresa Mannino per Emergency che smonta ben 8 stereotipi:

E anche Medici Senza Frontiere ha creato “L’ANTI-SLOGAN”, una raccolta di 10 bufale che vengono puntualmente smentite. Potete trovarlo qui.

Citando Vittorino Andreoli, psichiatra di livello mondiale, il razzismo: “E’ considerare l’altro inferiore perché ha quelle caratteristiche, per cui bisogna combatterlo. Se uno è diverso da te è un nemico e va combattuto. Si arriva alla legge del taglione. Si torna a fare la guerra perché il diverso è un nemico che porta via soldi, posti di lavoro, eccetera. Così come c’è una gerarchia dei potenti c’è anche una gerarchia di razze. Perché sono presi di mira solo alcuni. (…)Gli episodi che osserviamo sono silenziosamente sostenuti da tante persone. Non dicono niente ma li approvano. Bisogna impedire che ci sia chi soffia sul fuoco. Nessuno parla del valore della conoscenza utile nell’avvicinare altre storie, altre culture. Tutto viene mostrato come negativo: gli immigrati fanno perdere posti di lavoro, c’è violenza e criminalità. Il problema è che all’origine c’è sempre una esclusione. E’ terribile, stiamo diventando un popolo incivile.

Nei dibattiti pubblici, soprattutto sui social, c’è sempre un “noi” contro “loro”: i migranti, più deboli, diventano il capro espiatorio di tutti i mali.” 

L’ignoranza dilaga in questo paese col 47% di analfabetismo funzionale (non riuscire a comprendere e/o riassumere il significato di un articolo di giornale).

La mancanza della conoscenza e della cultura porta a credere a quello che ci viene detto dai media e dai politici cialtroni, ma l’umanità è qualcosa che dovrebbe essere trasversale al livello di cultura e di esperienze di vita.

Aggiungo anche l’intervento di Emma Bonino della puntata di Nemo-Nessuno Escluso del 19 ottobre 2016 dove ha elencato e smontato alcune tra le più famose bufale che sentiamo ogni giorno. Per i dati basta cliccare sui link di riferimento che trovate nel testo dell’articolo.

1) Vi hanno detto che ci avrebbero invaso.

FALSO. In Europa 500 milioni di abitanti, i non europei sono il 7%. In Italia l’8%, in spagna il 10% nel Regno unito il 7%. Quindi non c’è nessuna invasione, solo un problema da affrontare.Per altro anche gli italiani vanno a lavorare molto all’estero, l’ano scorso 100 mila italiani sono andati all’estero a cercare fortuna e così succede in tutte le nazioni (io aggiungo, noi non scappiamo da guerra, fame e distruzione).

2) Ci rubano il lavoro.

FALSO. Gli immigrati in Italia fanno i lavori che gli italiani non vogliono più fare. Nell’agricoltura raccolgono i pomodori o nelle stalle, nelle costruzioni fanno i manovali o fanno l’aiuto domestico nelle vostre case a cui affidate le cose a voi più care come i visto figli o i vostri genitori.

3) Pesano su pensioni e la sanità.

FALSO. Hanno contribuito per 100 miliardi alle pensioni e all’INPS e al PIL nel nostro paese. In soldoni hanno pagato 640 mila pensioni di noi italiani.

4) Siamo troppi e non c’è spazio.

FALSO. In italia la crescita demografica è bassissima, anzi è una decrescita. Stiamo diventando vecchi e con pochissimi ragazzi che potranno lavorare e sostenere le pensioni e il welfare di tutti. si calcola ed è stato calcolato che avremo bisogno di 1 milione 600 mila immigrati l’anno da oggi al 2025 per pareggiare i morti e quelli che se ne vanno.

5) Sono sempre a spasso a non far niente.

Non è che lo vogliono e che non ci sono leggi adeguate per mettere un po’ d’ordine in questa situazione.
Smettiamola di ascoltare tutte le panzane e di ragionare con la testa! E possibilmente anche col cuore, che non fa mai male.

 

Come una grande persona, Vik, diceva: “Io non credo nei confini, nelle barriere, nelle bandiere. Credo che apparteniamo tutti, indipendentemente dalle latitudini e dalle longitudini, alla stessa famiglia, che è la famiglia umana”.

Quello che ci manca è l’umanità.

Ritroviamo la nostra umanità.

A cura di Giulia Terrosi

PS. Vi condivido i siti che ciascuna e ciascuno di noi dovrebbe leggere ogni giorno, per informarsi e capire le dinamiche. Attraverso la conoscenza le bufale possono essere smontate, ma soprattutto, possono essere vanificati odio, violenza e discriminazione!

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6 thoughts on ““Non sono razzista ma…”- Dov’è finita l’umanità?

    1. Se hai letto l’accezione che ha spiegato Michela, partendo dal suo significato etimologico, capisci perché diventa una parola negativa, che pone la superiorità di una delle due parti. Se clicchi sulla frase sottolineata e in grassetto vai sul suo intervento completo, in modo da capirne meglio il senso. G.

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  1. io credo che una cultura dove per dirne una, bene o male si è affermata la laicità sia non perfetta (la perfezione non esiste) ma relativamente preferibile a una dove la secolarizzazione della società fa più fatica ad affermarsi

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