Nord Corea – Uno stato disumano

hyeonseo_lee_la_ragazza_in_fuga_dalla_corea_del_nord4

Mi sono imbattuta in questo video

Lo struggente racconto di questa ragazza mi ha portata a riflettere e a scavare su cosa sta succedendo in Nord Corea.

Tutt* noi conosciamo Lui:

Lo abbiamo visto in televisione tantissime volte, per non parlare dei miliardi di link che girano su facebook … Ma chi è davvero?

Il suo nome è Kim Joung-un, dittatore della Corea del Nord, altrimenti detto “Leader supremo della Repubblica Popolare Democratica di Corea” –> (notare la denominazione: Repubblica… )

La Corea è una dittatura vera e propria e il popolo ormai vive in un carcere a cielo aperto.

Dalla fonte Panorama.it, se ne leggono di cotte e di crude.

Pare che il “Leader Supremo della Repubblica Democratica” abbia approvato solo 28 tipi di acconciature per gli uomini e per le donne e che abbia suggerito a tutti gli studenti maschi di portare un taglio di capelli uguale a lui, rispettando però la lunghezza massima disposta (v. video pubblicato sotto). Pare, addirittura, che in uno show televisivo di stato, sia stato dichiarato che i capelli lunghi danneggiano l’intelligenza perchè consumerebbero l’energia del cervello…!

E non è finita qui! Secondo i profughi il dittatore avrebbe vietato l’utilizzo di abiti in scritta inglese e i pantaloni per le donne. E che inoltre sia obbligatorio indossare il distintivo che riporta l’immagine del Leader e di suo padre.

Ma questo è niente in confronto agli atti di violenza che lo stesso leader pare abbia commesso.

Sempre secondo l’articolo riportato, nel 2012 infatti ha arrestato pubblicamente e giustiziato suo zio e i suoi cinque aiutanti (si vocifera, anche se non si ha conferma, che siano stati dati in pasto ai cani).

Ha giustiziato la sua ex fidanzata con il suo gruppo musicale con l’accusa di aver girato un video porno. Succedeva nel 2013 ma la Corea non ha mai confermato ufficialmente niente.

Ha giustiziato un alto funzionario con il lanciafiamme. Bruciato vivo! Perchè? Non si sa. Confermato? Sia Mai! E ne ha giustiziato un altro perchè si era appisolato durante un suo discorso.

Ha giustiziato un funzionario perchè è stato trovato ubriaco durante un periodo di lutto della famiglia Kim. Come? Con una cannonata. Secondo voi questo è verificabile?

Poi il sig. Kim ha deciso di darsi alla produzione di smartphone, perchè forse, vedendo fallire la Nokia, ha pensato di poter avere un piccolo posto tra i giganti Samsung e Apple. Ed ecco che ha creato il Pyongyang Touch, molto simile all’I Phone 3.

E visto che la Corea del Nord vanta di un solo canale televisivo, e che tutti i film stranieri sono oscurati, il padre del sig. Kim pensò di incentivare l’industria cinematografica del proprio paese! Vi chiederete come: rapendo un famoso regista e sua moglie, il sig. Shin Sang-ok e la sig.ra Choi Un-hui attrice di professione.

Purtroppo queste sono solo illazioni perché verificare cosa succede in un paese chiuso come la Corea del Nord è davvero difficile.

Voglio tralasciare tutte le minacce rivolte al resto del mondo… Anzi no!

Dichiara guerra al mondo, in primis agli U.S.A., ma anche il Giappone  e alla Corea del Sud, sua acerrima nemica. Tra testate nucleari e missili pronti a partire non si può proprio star tranquill*.

La situazione è grave! Parecchio! Crea sgomento e terrore in un momento storico in cui il terrore, davvero, non trova più posto.

Vi lascio a proposito un articolo di Repubblica che spiega meglio cosa è successo e che tipo di rapporti si stanno creando laggiù.

Laggiù… Che parola! Perchè “laggiù” non ci spaventa. E’ lontana da qui. Lontana migliaia di chilometri (la famosa sofferenza a km zero).

La vita in Corea del Nord sfiora l’assurdo. Permettemi di descrivervi cosa sta succedendo realmente alla popolazione.

LA VITA

Come potete vedere dai video, queste sono alcune delle notizie scioccanti riguardanti la vita in Nord Corea. Si spazia da un calendario completamente diverso da quello del resto del mondo, all’impossibilità di mangiare determinati alimenti. Dal dover per forza, come già anticipato, tagliarsi i capelli in un determinato modo, all’obbligo di lavorare nei campi di concentramento una volta a settimana (dopo aver passato i restanti 6 giorni nell’impiego a cui sono addetti). Nemmeno per gli studenti e le studentesse esiste il riposo. Infatti sono obbligati a mantenersi agli studi (nonostante la cara parcella che le famiglie pagano anche solo per il diritto alla sedia e al banco in classe), svolgendo lavori di pulizia nel tempo libero. D’altronde le bollette relative alla fornitura di gas e luce vanno pagate!

Vivere nella capitale non è da tutti. Solo una piccola parte della popolazione ne è ammessa: l’elite e i funzionari dello stato. Per essere sicuri che il popolino non varchi la soglia le guardie sono appostate al confine, con mitra e transenne.

Non esiste accesso a internet, non esiste facebook, twitter, possibilità di comunicazione con il mondo esterno. Alcuni sono riusciti ad ottenere telefoni cellulari di contrabbando, e segnalano intercettazioni.

Molte persone che vivono in Nord Corea non sanno neanche come sia fatta la loro capitale, figuriamoci il resto del mondo.

Non esiste diritto alla Privacy, alla libertà di espressione e soprattutto non esiste diritto al cibo. Maggiori informazioni le potete trovare sul Rapporto Annuale 2015 – 2016 di Amnesty International.

Non esiste, anche se la Nord Corea si dichiara atea, libertà di culto. Infatti, secondo quando riportato in Wikipedia, la Corea del Nord è il peggiore tra i paesi che perseguono i cristiani. Si stimano tra i 50 e i 70mila detenuti cristiani in campi di prigionia. L’esempio eclatante è quello di Ri Hyon – ok che è stato  pubblicamente giustiziato il 16 giugno 2009 per aver prestato delle bibbie, mentre sua moglie e i suoi figli sono stati deportati nel campo di concentramento di Hoeryong. Essendo la famiglia Kim venerata proprio come un culto religioso, il governo considera le attività religiose crimini politici.

Sono tante le denunce contro la Nord Corea, macchiata di crimini contro l’umanità e documentarmi è stato come aprire un Vaso di Pandora (Cit. Giulia, thanx).

Dal trailer di While They Watched del regista Jake Smith, film presentato al 57° Festival Dei Popoli a Firenze, si può avere un’idea di cosa voglia dire vivere in un paese come questo. (Attenzione alcune immagini sono violente e potrebbero urtare la vostra sensibilità).

Dall’articolo di Io donna la testimonianza di Hyeonseo Lee, portavoce dei rifugiati, è forte e risuona di un eco di tristezza, paura, e disperazione.

Hyeonseo è nata in Corea del Nord ed è una delle poche persone che è riuscita a scappare e rifugiarsi a Seul, in Corea del Sud. Vive con il marito, un americano, e non hanno ancora figli. Nel suo libro, la sua biografia, La ragazza dai sette nomi, racconta della sua vita, della sua fuga appena 17enne, spinta dalla fame e dalla voglia di vivere la sua vita, la sua libertà.

Vivendo al confine con la Cina a volte riusciva a captare i suoi canali televisivi. Vedeva pubblicità di auto, birra, dentifricio… cose a lei sconosciute…

Narra il surreale. Un paese in cui non esiste libertà di scelta, di pensiero. Un paese in cui il dittatore è un Dio da venerare, e il popolo non è composto da persone, esseri umani, ma da sudditi.

La morte del dittatore  Kim Jong-il, padre dell’odierno Grande Leader aveva acceso una speranza per queste persone. Speravano davvero che le cose potessero cambiare. Ma purtroppo così non è stato.

Il diritto al pensiero critico è un’utopia in un paese come questo. Ne è la dimostrazione la testimonianza di Suki Kim, una donna sud-coreana che ha vissuto come clandestina in Nord Corea per 3 anni, fingendosi un’insegnante di inglese e riuscendo a donare una parvenza di speranza ai suoi alunni. Ha cercato di insegnare loro a pensare, a esprimere i loro sentimenti proibiti da uno Stato – Padrone, che non lascia libertà alcuna.

LE PRIGIONI

Immaginate l’inferno. Non è abbastanza. Sono riuscita a trovare alcuni articoli interessanti, come questo del Corriere o questo di La Stampa che spiegano bene la vita nelle prigioni, pardon, GULAG.

Sono ben diverse dalle prigioni a cui noi siamo abituat* a sentir parlare. Sono campi di concentramento in cui non se ne esce vivi. Secondo l’articolo di “La Stampa”, datato 2014, tutt* possono finire dentro, l’unico requisito è il sospetto alla rivoluzione.

Anzian*, bambin*, adult*, ragazz*. Non c’è distinzione se si è parlato male del regime, o si è parenti della persona che ha parlato male di esso.

L’intervista di Ahn Myeong Chul è toccante, struggente. Lui non era un prigioniero i primi anni, era una guarda, un dipendente della dittatura che ha lavorato kwalliso (così si chiamano i gulag in Nord Corea) 22 a Hyeo-Ryoung  per ben 7 anni e che purtroppo ha visto morire ho visto morire oltre duemila persone per fame, esecuzioni, torture incidenti sui lavori forzati e malattie.

Un giorno però, il padre di Ahn criticò il cibo servito, e così anche lui divenne prigioniero dello stesso kwalliso per cui lavorava. E’ riuscito a salvarsi scappando, guadando un fiume per ore, rischiando di morire.

Sembra di fare un salto nei libri di storia, negli anni ’40 in Europa. La giornata, racconta Ahn, si svolge sempre allo stesso modo: “Ci si alza alle cinque del mattino e si lavora sino alle dieci di sera. Nelle miniere si estrae carbone a rotazione di tre turni, mentre gli altri si occupano del cibo. Si mangia tre volte al giorno «ma su base meritocratica», chi lavora di meno può anche saltare i pasti, ovvero 200 grammi di cibarie a testa.”

Le torture poi sono all’ordine del giorno. I danneggiamenti alla struttura bastano per subire barbarie, i tentativi di fuga sono punti con la morte.

«I torturati rimangono da tre a sei mesi nelle stanze del terrore, prigioni nelle prigioni dove vengono bastonati, sottoposti a “trattamento elettrico”». Poi ci sono le esecuzioni: «A finire davanti al plotone sono coloro che tentano di fuggire o chi fa morire una mucca». Non certo per motivi religiosi piuttosto perché è considerata lo strumento di produzione più importante per l’economia del Paese, farla morire, anche senza colpa, equivale a compiere un attentato ai danni dello Stato. La fucilazione avviene in pubblico per dare l’esempio: tre soldati per plotone, tre colpi ognuno, «per essere sicuri della riuscita».

Racconta lo stesso Shin Dong-hyuk (art. di Il Corriere), l’unica persona nata nel campo di concentramento che è riuscita a fuggire. Per spirito di sopravvivenza ha denunciato la madre e il fratello che volevano scappare e che poi sono stati uccisi. Già… perchè se senti che qualcuno vuole scappare e tu non denunci, rischi la morte.

Non giudichiamo la sua scelta, anche solo pensare di vivere in quell’inferno è difficile. Il tradimento è dettato dallo spirito di sopravvivenza, dalla possibilità di ricevere una razione in più di cibo… Purtroppo nessun premio venne dato a Shin, il quale venne torturato a sua volta.

Dall’esperienza di Shin ne è stato tratto un documentario girato dal regista Marc Wiese, e il giornalista Blain Harden  ha scritto un libro, Fuga dal Campo 14

Le donne non hanno neanche il diritto di lavare il loro assorbente durante il ciclo mestruale. Se scoperte devono indossarlo in testa e chiedere umilmente perdono.

______________________________________

“Un giorno ho ricevuto l’incarico di cercare dei disertori nell’Hamgyong, al confine con la Cina. Ci ero stato diverse volte, e avevo pensato di scappare, ma non ci ero mai riuscito. Avevo paura per i miei genitori. Quella volta avevo deciso che non sarei passato a salutarli, perché se l’avessi fatto avrei di nuovo cambiato idea.”

La storia di JOO II, pubblicata da Vice.com è la testimonianza di un soldato che ha aperto gli occhi ed è riuscito a scappare da quella prigione. Obbligato a subire soprusi da prima e a inferirne dopo, vedendo con i suoi occhi quali atrocità era costretta a subire ogni giorno la popolazione nord coreana, ha trovato il coraggio e la forza di attraversare il confine a nuoto, raggiungendo la Cina. Non ha salutato la famiglia, ha avuto timore delle ripercussioni e del senso di colpa, di nostalgia. Si è voluto salvare per non vivere più nella menzogna, nella cattiveria, nella morte certa.

Obbligato, come il resto dei ragazzi, ad assistere alle esecuzioni pubbliche, continua a ripetere che gli studenti ricevono il lavaggio del cervello ogni giorno. La stessa cosa che afferma Suki Kim nel suo discorso. Non esiste la libertà di pensiero. Ai ragazzi e alle ragazze viene imposto cosa dire, come comportarsi, come pensare.

Noi ci auguriamo che la La Commissione d’Inchiesta sui Diritti Umani nella Repubblica Popolare Democratica di Corea, istituita nel 2013, riesca a cambiare le cose e che le persone riescano, un giorno, ad essere davvero libere. Come è successo in Birmania con Aung San Suu Kyi, paladina e eroina dei diritti umani, Consigliera di Stato della Birmania, Ministra degli Affari Esteri e Ministra dell’Ufficio del Presidente, nonchè Premio Nobel per la Pace.

Vi lascio ulteriori articoli che potrebbero interessarvi:

Valentina

Fonti principali:
Wikipedia
Vice
La Stampa
Il Corriere
Youtube
Panorama
Facebook
Repubblica
Tpi
Annunci

One thought on “Nord Corea – Uno stato disumano

  1. Pavoroso!!! Il peggio è che nessuna Nazione o Istituzione di Diritti Umani lo va reprimire… tutti hanno paura di lui. Come può un popolo stare completamente “in mano” a un pazzo tanto perverso?!

    Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...