I moti di Stonewall – l’inizio della strada verso la libertà

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Ci troviamo al “Stonewall Inn”, un pub nel Greenwich village, sono le 1:20 di notte di venerdì 27 giugno 1969, quando la polizia irruppe per l’ennesima volta nel pub con violenza.

Era una prassi ormai assodata.

Era risaputo che quel bar fosse aperto alla popolazione LGBTQIA+ e la polizia faceva il bello e il cattivo tempo arrestando e picchiando persone con accuse di “indecenza”, tra cui: baciarsi, tenersi per mano, indossare abiti del sesso opposto, o anche il semplice essersi trovati nel bar al momento dell’irruzione.
La polizia utilizzava tutte le scuse possibili per giustificare le irruzioni nel bar dicendo che operava senza licenza per i liquori, aveva legami con il crimine organizzato, e forniva dei “go-go boys” scarsamente abbigliati come intrattenimento.

Ma quella sera, le cose andarono diversamente.

Era giunto il momento di riprendersi la dignità di esseri umani.

Quella notte molte persone si ribellarono una volta per tutte a tutti i soprusi.

Non è ancora chiaro cosa successe quella notte e chi realmente iniziò la rivolta.

Si sa che durante l’ennesima retata una donna in manette, fu brutalmente scortata dal bar al vagone della polizia in attesa. Fu portata più volte tra la folla dalla polizia, mentre scappava ripetutamente. Le testimonianze dicono che abbia combattuto con almeno quattro poliziotti, imprecando e urlando, per circa dieci minuti. Fino a quando guardò le persone intorno a lei e gridò: “Perché non fate qualcosa?”. Dopo che un ufficiale la prese in braccio e la issò nel retro del furgone, la folla reagì e in quel momento iniziarono i moti di Stonewall.

Questa donna poteva essere Stormé DeLarverie, nera e lesbica figlia di una domestica nera rimasta incinta dal suo padrone bianco. Lei stessa dichiarò:

It was a rebellion, it was an uprising, it was a civil rights disobedience — it wasn’t no damn riot. ~ Stormé DeLarverie

Stormé DeLarverie

Si sa anche che Marsha P. Johnson, attivista gay afro-americano e drag queen, come ha dichiarato lui stesso in un’intervista del ’92, è arrivato intorno alle due e mezza di notte quando la rivolta era già iniziata.

Un’altra persona che decise a ribellarsi da questa violenza, dopo esser stata pungolata per l’ennesima volta con un manganello, fu Sylvia Rivera, che sembra gettò una bottiglia contro un poliziotto, anche se sia Johnson che altri testimoni oculari dissero che lei non era stata presente quella sera.

Consiglio di leggere questa bellissima traduzione su Marsha pubblicata da Abbatto i Muri che fa capire l’importanza di quella notte.

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Sylvia Rivera and Marsha Johnson


Nulla poterono i rinforzi chiamati dalla polizia e le squadre anti-sommossa, quella notte 2000 persone scesero in piazza ribellandosi ai soprusi.

“We are the Stonewall girls
We wear our hair in curls
We wear no underwear
We show our pubic hair
We wear our dungarees
Above our nelly knees!”

E così iniziarono i moti di Stonewall che continuarono le notti successive. Grazie a questi moti a luglio del 1969 nacque il Gay Liberation Front (GLF) e per la fine dell’anno il GLF comparve in città e università di tutti gli Stati Uniti.

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In Italia si dovette aspettare fino al 1971 quando nacque F.U.O.R.I., acronimo di Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano, fondato dal libraio Angelo Pezzana.

I moti di Stonewall sancirono l’inizio della lunga strada verso la libertà, i diritti, la dignità e l’abbattimento di ogni discriminazione.


Ed è per questo che giugno è il mese del Pride.


Il Pride è liberazione, è orgoglio per esser se stess*, rivendicazione dei diritti !


E non finirò mai di dirlo: basta dirci come dobbiamo vivere il Pride!

Ogni persona ha diritto di vivere il Pride come vuole!
Basta dirci che creiamo scandalo, di non essere volgari, che non siamo credibili perché dobbiamo essere sobr*!
Chi decide cos’è la sobrietà o la decenza?? Qualche secolo fa la sobrietà e la decenza per le donne era il corsetto, qualche anno fa lo erano il foulard nero in capo con gonne che coprivano fino alle caviglie!!

La “sobrietà” è un costrutto sociale che continua a ingabbiarci e non ci rende liber* !

Perché se non ci fossero stati i MOTI DI STONEWALL, se non ci fosse stato il Pride, le persone LGBTQIA+ sarebbero ancora più invisibili a livello di pari diritti e di pari dignità di quanto non lo siano adesso!


Per liberare ciò che veramente siamo si devono rompere gli schemi, le censure, VANNO ABBATTUTI I MURI! 


Va reclamato il diritto di esser riconosciut* come persone aventi pari diritti e pari dignità! 


Ed è un diritto reclamarlo mandando al diavolo la sobrietà e tutte le gabbie sociali che continuano a renderci schiav* di stereotipi che portano a discriminazioni e giustificano la violenza!


“Ora e sempre, nello spirito di Stonewall!” cit. Monica Romano

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2 risposte a "I moti di Stonewall – l’inizio della strada verso la libertà"

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