Dovremmo tutt* essere femminist* – Trascrizione del discorso di Chimamanda Ngozi Adichie – TED TALKS

Mio fratello Chuck e il mio migliore amico Ike fanno parte del team organizzativo, quindi quando mi hanno chiesto di venire, non potevo dirgli di no. Ma sono davvero felice di essere qui. Che bellissima squadra di persone che si interessa all’Africa. Mi sento così umile e così felice di essere qui.

Mi è stato anche detto che la più bella e fantastica bimba del mondo è nel pubblico. Si chiama Kamzia Adichie e vorrei che si alzasse in piedi… E’ mia nipote!

Mi piacerebbe iniziare raccontandovi di uno dei miei più grandi amici, Okuloma, che viveva nella mia via e badava a me come un fratello maggiore. Se mi fosse un piaciuto un ragazzo, avrei chiesto l’opinione di Okuloma. Morì nel famoso incidente aereo in Nigeria del dicembre del 2005, quasi esattamente 5 anni fa. Okuloma era una persona con cui potevo discutere, ridere e parlare sinceramente. E’ stata la prima persona a chiamarmi femminista. Avevo circa 14 anni, eravamo a casa sua, stavamo discutendo animatamente con la poca conoscenza che avevamo dai libri che avevamo letto. Non ricordo su cosa stessimo discutendo, ma ricordo che mentre parlavo e parlavo, lui mi guardò e disse: “lo sai che sei una femminista.” E non era un complimento. Lo potevo percepire dal suo tono, lo stesso tono che useresti dicendo qualcosa come “sei una sostenitrice del terrorismo”. Non sapevo esattamente cosa questa parola “femminista” significasse e non volevo dire ad Okuloma che non lo sapevo, quindi ho sorvolato e ho continuato a discutere. La prima cosa che mi ero prefissata di fare non appena fossi tornata a casa era quella di cercare la parola “femminista” sul dizionario.

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Il Coraggio di Nadia Murad – Schiava di guerra

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Martedì 3 maggio 2016 ho deciso di andare al festival dei diritti Umani che si è tenuto dal 2 all’8 maggio alla Triennale di Milano per assistere alla discussione pomeridiana “Schiave di guerra”.

E’ stato lì che ho avuto il (triste) privilegio di assistere alla testimonianza diretta di Nadia Murad, una ragazza yazida[1] di 21 anni, che viveva a Kocho, un villaggio vicino a nord dell’Iraq.

Nell’agosto del 2014 l’occupazione del territorio da parte dell’Isis ha significato l’inizio di una sera di atti deplorevoli nei confronti di questa comunità. 5000 yazidi sono stati catturati in quell’agosto, le donne fatte prigioniere come bottino di guerra, hanno subito violenze di ogni tipo, la vendita, il passaggio di proprietà, vendute all’asta[2].

Lei si trovava tra queste persone, ed è stata fatta schiava dell’Isis e sopravvissuta a delle atrocità inimmaginabili per 3 mesi fino a quando è riuscita a fuggire nel novembre del 2014.

Nadia con un coraggio che ancora mi fa salire le lacrime agli occhi, ha raccontato quello che le è successo. E non posso non trascrivere le sue parole. Devono essere trascritte nero su bianco, perché è indescrivibile quello che ha vissuto, può solo essere trasmesso.

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Una donna non deve essere per forza una madre

bambini-genitori-spiaggia_980x571Nella mentalità patriarcale e maschilista, la donna eterosessuale è vista bene solo se decide di sposarsi, avere dei figli, crearsi una famiglia e dedicarsi a questa.

Siamo nel 2016, forse è il caso di ragionare e capire che la donna è un essere umano proprio come l’uomo, e come tale, può non sentire la necessità di creare una famiglia e avere dei figli.

Il ruolo della donna come mamma, moglie, donna delle pulizie, cuoca… DEVE FINIRE! Non siamo obbligate a fare niente, non abbiamo ruoli, ma viviamo in base alle necessità.

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India, dal 2017 cellulari con tasti anti-panico per le donne

panic-button-2-640x480-630x473Un’importante iniziativa, l’India dal 2017 produrrà dei cellulari con il tasto anti-panico. Dovrebbero essere prodotti anche in Italia e diffusi nel resto del mondo. Le violenze sessuali e di genere sono sempre più diffuse, e, nonostante la sensibilizzazione e la lotta alla discriminazione, il tasso di abuso sessuale e violenza è sempre alto.
So bene, una volta in commercio, la possibilità che la mancanza di un cellulare anti-panico potrebbe essere un aggravante alla giustificazione dell’abuso. Ma meglio prevenire che curare.
Continuiamo quindi a insegnare che l’abuso e la violenza non si giustificano, ma preveniamo, e cerchiamo, per la nostra incolumità, di essere sempre più attrezzate e consapevoli.
Valentina R.

Blog delle donne

Da gennaio 2017 tutti i cellulari in commercio in India dovranno avere pulsanti anti-panico, per poter garantire una maggiore sicurezza alle donne spesso vittime di violenza.

Premendo il tasto 5 o 9, si potrà richiedere un aiuto più diretto e tempestivo in casi di pericolo. Lo ha annunciato martedì 26 aprile il ministero delle Comunicazioni e della Tecnologia indiano.

“La tecnologia è destinata a migliorare la vita delle persone, e ora sarà anche uno strumento più facile per garantire la sicurezza delle donne”, ha specificato il ministro delle Comunicazioni, Ravi Shankar Prasad.

Il ministero ha inoltre specificato che a partire da gennaio del 2018, tutti i dispositivi mobili dovranno avere un sistema di navigazione Gps incorporato.

Tutti i produttori di smartphone, fra cui i due colossi Apple e Samsung, dovranno rispettare queste richieste specifiche per il mercato indiano. L’India attualmente non dispone di un numero di emergenza centralizzato da chiamare…

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