Il corpo è mio e vorrei davvero gestirlo io! 40 anni della L. 194 del 22 maggio 1978

biobvrsicaayope-large

Oggi è la ricorrenza dei 40 anni della L. 194 DEL 22 MAGGIO 1978 (cliccate sul link per il testo completo), meglio conosciuta come la legge sull’aborto.

Una legge necessaria, che ha creato tantissime polemiche negli anni e che tuttora, in Italia non sempre viene osservata.

Partiamo con la spiegazione della pratica dell’aborto.

L’aborto da citazione del dizionario è: “nella donna, interruzione, spontanea o provocata, della gravidanza prima del 180° giorno; negli animali, interruzione della gravidanza prima che il feto sia vitale; nelle piante, mancato sviluppo di un organo.

Può essere spontaneo, indotto o terapeutico e può avvenire in due modi. Attraverso il metodo chirurgico o con l’assunzione della Pillola RU486. 

L’IVG (interruzione volontaria di gravidanza) attraverso il metodo chirurgico prevede diverse tecniche:

  • svuotamento strumentale: è il metodo più diffuso, avviene in anestesia locale e dura solo 5 minuti;
  • isterosuzione: si esegue solo entro le prime otto settimane di gravidanza, e prevede l’aspirazione di embrione ed endometrio con una cannula inserita nell’utero, e non prevede nemmeno la dilatazione della cervice;
  • dilatazione e revisione della cavità uterina: si esegue in genere tra l’ottava e la dodicesima settimana di gestazione. In anestesia locale o totale, la cervice viene dilatata per introdurre una cannula da suzione proporzionata alle dimensioni di un feto più cresciuto;
  • dilatazione e svuotamento: utilizzata solo per le gravidanze oltre la dodicesima settimana (dopo i termini della legge italiana del 1978 per l’interruzione volontaria di gravidanza). Consiste nella dilatazione meccanica del canale cervicale, con la rimozione del feto e l’aspirazione di liquido amniotico e placenta. È il tipo di aborto chirurgico che viene eseguito solo in caso di rischi per la salute della mamma e per malformazioni del feto.

Se volete maggiori informazioni sulla storia dell’aborto e le tecniche abortive utilizzate nel passato potete consultare la pagina di Wikipedia.

Ora che sappiamo in cosa consiste l’aborto dobbiamo cercare di capire cosa dichiara queste legge e quali sono le normative da seguire per l’aborto. La famosa L. 194/1978 che oggi compie 40 anni. Vi prometto sin da ora che cercherò di riassumere il più possibile arrivando dritta ai concetti base, affinché possa essere di facile comprensione per tutt* e che tutt* possano ricevere il messaggio!

La Legge 194 tutela un diritto. Il diritto all’aborto. Il diritto di ogni donna di decidere cosa è meglio per sè, per il suo corpo e la sua vita.

Prenderò in esamina gli articoli più importanti della L. 194/1978 affinchè ogni donna sappia quali sono i suoi diritti e tutt* sappiano di cosa parla questo articolo.

L’art. 1 della L. 194/1978 cita:

Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio.
L’interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite.
Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che lo aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite.

Probabilmente la preoccupazione primaria del Governo era quella di non far passare il messaggio ABORTO = ANTICONCEZIONALE.

E fin qui siamo tutt* d’accordo (più o meno…). L’aborto non va preso alla leggera, è comunque una pratica invasiva (nonostante ora si possa abortire con la pillola Pillola RU486) che può, anche se non sempre e comunque, lasciare un segno indelebile nell’anima della donna che si trova a farlo.

Insomma, in poche parole, lo Stato chiede di non prendere alla leggera questo tipo di intervento, e sinceramente, nonostante la mia (e la nostra come pagina) idea, invitiamo a pensare e riflettere bene prima di agire.

Ho voluto sottolineare l’importanza della decisione proprio per ribadire, sin da subito un concetto base che accompagnerà tutto l’articolo: IL CORPO E’ MIO E HO IL DIRITTO DI DECIDERE COSA VOGLIO FARE A PRESCINDERE DALL’INFLUENZA DI ALTRI, QUALI MEDICI, EDUCATORI, GENITORI etc.

Bando ad ulteriori chiacchere e polemiche e passiamo al resto dell’articolo.  Prima di continuare ad esaminare la legge vi chiedo gentilmente di fare un passo indietro per capire come è nata questa legge, e chi c’è dietro.

Con la nostra macchina del tempo torniamo a circa 40 anni fa, era l’anno 1975 quando il giornalista Gianfranco Spadaccia, la segretaria del Centro d’informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto (CISA) Adele Faccio e la militante radicale Emma Bonino si costituirono e si fecero arrestare per aver praticato degli aborti. Cercavano infatti di difendere delle donne che stavano aspettando il proprio turno per eseguire l’intervento nella clinica del dr. Conciani. Chiesero ai giudici di essere arrestati al posto loro. Infatti, prima della L. 194/1978 in Italia l’aborto era illegale e citando Wikipedia, era punibile penalmente:

  • causare l’aborto di una donna non consenziente (o consenziente, ma minore di quattordici anni) era punito con la reclusione da sette a dodici anni (art. 545),
  • causare l’aborto di una donna consenziente era punito con la reclusione da due a cinque anni, comminati sia all’esecutore dell’aborto, sia alla donna stessa (art. 546),
  • procurarsi l’aborto era invece punito con la reclusione da uno a quattro anni (art. 547).
  • istigare all’aborto, o fornire i mezzi per procedere ad esso era punito con la reclusione da sei mesi a due anni (art. 548).

Il problema effettivo, a parte la mancanza di potere delle donne di decidere per il loro corpo, era la mancanza di tutela in caso di aborto, casi sempre più frequenti di aborto clandestino, e solo nel caso di donne abbienti, la possibilità di abortire recandosi in paesi come l’Olanda o l’Inghilterra.

Il 18 febbraio 1975 il primo passo avanti. Venne emanata la Sentenza 27/1975 della Corte Costituzionale la quale consentiva di ricorrere al IVG per motivi molto gravi.

Il 5 febbraio Marco Pannella e Livio Zanetti, direttore de L’espresso, presentarono alla Corte di Cassazione la richiesta di un referendum abrogativo degli articoli del codice penale che riguardavano i reati di aborto su donna consenziente, di istigazione all’aborto, di atti abortivi su donna ritenuta incinta, di sterilizzazione, di incitamento a pratiche contro la procreazione, di contagio da sifilide o da gonorrea, detta anche blenorragia (qui abbiamo parlato degli anticoncezionali e delle malattie sessualmente trasmissibili- MST).

Raccolsero le firme, oltre 700 mila, e il 15 aprile 1976 venne emanato il Decreto del Presidente della Repubblica per la fissazione del referendum. Purtroppo però, il 1 maggio tutto andò in fumo. Il timore di una crisi di Governo dopo il  referendum per il divorzio bloccò tutto, e non si è potè agire fino al 1978, quando il Parlamento approvò la L. 194/1978 nonostante fosse altamente limitativa e contraddittoria e non appoggiata a pieno dai politici sopra citati.

Nel 1981 il popolo venne chiamato per scelta della Chiesa Cattolica a un referendum per l’abrogazione della L. 194/1978 (non si davano proprio pace eh!) che fu bocciato per il 70% dei votanti. La Legge pur contorta, pur difficoltosa, pur contraddittoria, era necessaria e doveva rimanere!

Dopo questo excursus necessario ritorniamo ai nostri articoli esaminando insieme i più importanti:

Articolo 2 

I consultori familiari istituiti dalla legge 29 luglio 1975, n. 405, fermo restando quanto stabilito dalla stessa legge, assistono la donna in stato di gravidanza:
a) informandola sui diritti a lei spettanti in base alla legislazione statale e regionale, e sui servizi sociali, sanitari e assistenziali concretamente offerti dalle strutture operanti nel territorio;
b) informandola sulle modalità idonee a ottenere il rispetto delle norme della legislazione sul lavoro a tutela della gestante;
c) attuando direttamente o proponendo allo ente locale competente o alle strutture sociali operanti nel territorio speciali interventi, quando la gravidanza o la maternità creino problemi per risolvere i quali risultino inadeguati i normali interventi di cui alla lettera a);
d) contribuendo a far superare le cause che potrebbero indurre la donna all’interruzione della gravidanza. 
I consultori sulla base di appositi regolamenti o convenzioni possono avvalersi, per i fini previsti dalla legge, della collaborazione volontaria di idonee formazioni sociali di base e di associazioni del volontariato, che possono anche aiutare la maternità difficile dopo la nascita.
La somministrazione su prescrizione medica, nelle strutture sanitarie e nei consultori, dei mezzi necessari per conseguire le finalità liberamente scelte in ordine alla procreazione responsabile è consentita anche ai minori.

Tutto chiaro? I consultori devono esistere. Possono aiutarvi a superare le cause che vi possono indurre all’aborto, ma non possono rifiutarsi di aiutarvi nel caso lo decidiate! 

L’ultimo paragrafo poi essenziale per i giovani. La prescrizione degli anticoncezionali è consentita anche ai/alle minori, inclusa la pillola del giorno dopo.

Articolo 4 

Per l’interruzione volontaria della gravidanza entro i primi novanta giorni, la donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito, si rivolge ad un consultorio pubblico istituito ai sensi dell’articolo 2, lettera a), della legge 29 luglio 1975 numero 405, o a una struttura socio-sanitaria a ciò abilitata dalla regione, o a un medico di sua fiducia.

Mi sembra quindi tutto molto chiaro. Nei primi 90 giorni (3 mesi) non c’è motivo per cui non si possa abortire. Dichiarando ogni minima possibilità tra salute fisica, psichica, condizioni economiche sociali o familiari, circostanze in cui è avvenuto il concepimento (ad esempio lo stupro), non possiamo essere giudicate e non ci può essere proibito abortire.

Articolo 5 

Il consultorio e la struttura socio-sanitaria, oltre a dover garantire i necessari accertamenti medici, hanno il compito in ogni caso, e specialmente quando la richiesta di interruzione della gravidanza sia motivata dall’incidenza delle condizioni economiche, o sociali, o familiari sulla salute della gestante, di esaminare con la donna e con il padre del concepito, ove la donna lo consenta, nel rispetto della dignità e della riservatezza della donna e della persona indicata come padre del concepito, le possibili soluzioni dei problemi proposti, di aiutarla a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza, di metterla in grado di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre, di promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna, offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto.
Quando la donna si rivolge al medico di sua fiducia questi compie gli accertamenti sanitari necessari, nel rispetto della dignità e della libertà della donna; valuta con la donna stessa e con il padre del concepito, ove la donna lo consenta, nel rispetto della dignità e della riservatezza della donna e della persona indicata come padre del concepito, anche sulla base dell’esito degli accertamenti di cui sopra, le circostanze che la determinano a chiedere l’interruzione della gravidanza; la informa sui diritti a lei spettanti e sugli interventi di carattere sociale cui può fare ricorso, nonché sui consultori e le strutture socio-sanitarie.
Quando il medico del consultorio o della struttura socio-sanitaria, o il medico di fiducia, riscontra l’esistenza di condizioni tali da rendere urgente l’intervento, rilascia immediatamente alla donna un certificato attestante l’urgenza. 
Con tale certificato la donna stessa può presentarsi ad una delle sedi autorizzate a praticare la interruzione della gravidanza.
Se non viene riscontrato il caso di urgenza, al termine dell’incontro il medico del consultorio o della struttura socio-sanitaria, o il medico di fiducia, di fronte alla richiesta della donna di interrompere la gravidanza sulla base delle circostanze di cui all’articolo 4, le rilascia copia di un documento, firmato anche dalla donna, attestante lo stato di gravidanza e l’avvenuta richiesta, e la invita a soprassedere per sette giorni. Trascorsi i sette giorni, la donna può presentarsi, per ottenere la interruzione della gravidanza, sulla base del documento rilasciatole ai sensi del presente comma, presso una delle sedi autorizzate.

Quindi ricapitoliamo: la donna decide. Deve andare dal medico e decidere se vuole che il padre del/la figlio/a prenda parte alla scelta di abortire oppure no. Questo esclude completamente il padre da qualsiasi scelta riguardante il corpo della donna. E’ lei che decide se vuole la partecipazione. LEI. Un articolo un po’ duro e controverso per certi aspetti. Che può generare conflitti e penalizzare l’uomo in buona fede. Lo capisco perfettamente, ma allo stesso tempo capisco perfettamente anche il bisogno di decidere per noi stesse. Siamo noi che portiamo avanti la gravidanza per 9 mesi e che dobbiamo poi partorire. Alzo quindi le mani davanti ad ogni polemica. Che ogni donna si comporti in modo giusto in base alle sue esigenze e rispetti il partner e le sue volontà purchè il partner sia in buona fede.

Inoltre le cose vanno così: la donna va dal medico, chiede di abortire, il medico cerca di aiutarla affinché si possa evitare la terapia invasiva, la donna decide comunque di abortire, il dottore emette un certificato controfirmato dalla donna, aspetta 7 giorni, dopodiché è libera di agire.

Se invece la donna sta rischiando la vita allora ha il lascia passare e può abortire il giorno stesso.

Articolo 6 

L’interruzione volontaria della gravidanza, dopo i primi novanta giorni, può essere praticata:
a) quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna;
b) quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna.

La nota dolente… L’obiezione di coscienza

Articolo 9 

Il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie non è tenuto a prendere parte alle procedure di cui agli articoli 5 e 7 ed agli interventi per l’interruzione della gravidanza quando sollevi obiezione di coscienza, con preventiva dichiarazione.La dichiarazione dell’obiettore deve essere comunicata al medico provinciale e, nel caso di personale dipendente dello ospedale o dalla casa di cura, anche al direttore sanitario, entro un mese dall’entrata in vigore della presente legge o dal conseguimento della abilitazione o dall’assunzione presso un ente tenuto a fornire prestazioni dirette alla interruzione della gravidanza o dalla stipulazione di una convenzione con enti previdenziali che comporti l’esecuzione di tali prestazioni.
L’obiezione può sempre essere revocata o venire proposta anche al di fuori dei termini di cui al precedente comma, ma in tale caso la dichiarazione produce effetto dopo un mese dalla sua presentazione al medico provinciale.
L’obiezione di coscienza esonera il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie dal compimento delle procedure e delle attività specificamente e necessariamente dirette a determinare l’interruzione della gravidanza, e non dall’assistenza antecedente e conseguente all’intervento. 
Gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare lo espletamento delle procedure previste dall’articolo 7 e l’effettuazione degli interventi di interruzione della gravidanza richiesti secondo le modalità previste dagli articoli 5, 7 e 8. La regione ne controlla e garantisce l’attuazione anche attraverso la mobilità del personale. 
L’obiezione di coscienza non può essere invocata dal personale sanitario, ed esercente le attività ausiliarie quando, data la particolarità delle circostanze, il loro personale intervento è indispensabile per salvare la vita della donna in imminente pericolo. 
L’obiezione di coscienza si intende revocata, con effetto, immediato, se chi l’ha sollevata prende parte a procedure o a interventi per l’interruzione della gravidanza previsti dalla presente legge, al di fuori dei casi di cui al comma precedente.

La situazione relativa all’obiezione di coscienza è abbastanza complicata. L’art. 9 è chiaro. E’ infatti possibile, secondo le proprie convinzioni, astenersi dal praticare le terapie abortive, purchè la donna non sia in grave pericolo di vita.

Ora, dopo un bel sospiro, io faccio solo una domanda: ma perché cavolo decidete di lavorare in campo ginecologico se non siete in grado di svolgere ogni tipo di lavoro che prevede la legge ??? Ci sono tanti rami nella medicina, e voi, volete comandare sul corpo della donna, sulle decisioni della donna, perché non ve la sentite di svolgere una parte, prevista dalla legge, del vostro lavoro. E non solo, vi permettete pure di giudicarle, di farle sentire delle poco di buono, senza morale, in quanto la loro decisione va contro il vostro ideale.
Ma se il corpo è mio, perchè voi potete decidere per me? Se le vostre idee non corrispondono a quello che viene richiesto nel vostro lavoro, perchè lo avete scelto? Perchè si tratta di una scelta. E’ troppo facile voltarsi davanti alla parte negativa di un lavoro. E’ come se io, impiegata, decidessi di non occuparmi più della contabilità perchè non mi piace e va contro le mie ideologie del sistema italiano tributario… A maggior ragione voi che non avete a che fare con delle carte, ma con esseri umani e la loro salute psicofisica.

Scusatemi tanto ma dovevo sfogarmi…

Si conta che in Italia il 70% del personale lavorativo medico è obiettore di coscienza. Il 70%! E’ tanto! E quindi anche se una legge tutela il diritto all’aborto, il 70% dei dottori e delle dottoresse che lavora nell’ambito della ginecologia, non sarà pronto ad aiutare chi compie la propria scelta.

Ma non finisce qui. Al 2016, come riportato da Wikipedia, ecco le percentuali degli obiettori di coscienza per ogni regione d’Italia.

Percentuali importanti soprattutto nel Trentino Alto Adige, in Basilicata e in Molise, ma anche in Campania, nel Lazio, in Abruzzo, in Puglia e in Sicilia.

schema

Troppo spesso le donne sono costrette a emigrare, ad abortire in altre regioni, aumentando ovviamente anche i problemi relativi ai costi. Sappiate inoltre che la città del Vaticano vieta l’aborto, ma non avevamo dubbi…

Continuiamo con gli articoli:

Articolo 10 

L’accertamento, l’intervento, la cura e la eventuale degenza relativi alla interruzione della gravidanza nelle circostanze previste dagli articoli 4 e 6, ed attuati nelle istituzioni sanitarie di cui all’articolo 8, rientrano fra le prestazioni ospedaliere trasferite alle regioni dalla legge 17 agosto 1974, n. 386.
Sono a carico della regione tutte le spese per eventuali accertamenti, cure o degenze necessarie per il compimento della gravidanza nonché per il parto, riguardanti le donne che non hanno diritto all’assistenza mutualistica.
Le prestazioni sanitarie e farmaceutiche non previste dai precedenti commi e gli accertamenti effettuati secondo quanto previsto dal secondo comma dell’articolo 5 e dal primo comma dell’articolo 7 da medici dipendenti pubblici, o che esercitino la loro attività nell’ambito di strutture pubbliche o convenzionate con la regione, sono a carico degli enti mutualistici, sino a che non sarà istituito il servizio sanitario nazionale.

E’ gratuito tutto quello che concerne il parto, ma per quanto riguarda l’aborto? Tranquill* dovrebbe essere gratuito anche l’aborto, sempre che troviate la struttura pubblica senza obiettori di coscienza. Perchè, ripeto, anche se le strutture pubbliche dovrebbero assicurare l’espletamento dell’esercizio, in realtà in Italia non è sempre così. Potete sempre pagare (se potete permettervelo) oppure andare in un’altra regione (sempre, anche in questo caso, se potete permettervelo!).

Articolo 12 

La richiesta di interruzione della gravidanza secondo le procedure della presente legge è fatta personalmente dalla donna.
Se la donna è di età inferiore ai diciotto anni, per l’interruzione della gravidanza è richiesto lo assenso di chi esercita sulla donna stessa la potestà o la tutela. Tuttavia, nei primi novanta giorni, quando vi siano seri motivi che impediscano o sconsiglino la consultazione delle persone esercenti la potestà o la tutela, oppure queste, interpellate, rifiutino il loro assenso o esprimano pareri tra loro difformi, il consultorio o la struttura socio-sanitaria, o il medico di fiducia, espleta i compiti e le procedure di cui all’articolo 5 e rimette entro sette giorni dalla richiesta una relazione, corredata del proprio parere, al giudice tutelare del luogo in cui esso opera. Il giudice tutelare, entro cinque giorni, sentita la donna e tenuto conto della sua volontà, delle ragioni che adduce e della relazione trasmessagli, può autorizzare la donna, con atto non soggetto a reclamo, a decidere la interruzione della gravidanza.
Qualora il medico accerti l’urgenza dell’intervento a causa di un grave pericolo per la salute della minore di diciotto anni, indipendentemente dall’assenso di chi esercita la potestà o la tutela e senza adire il giudice tutelare, certifica l’esistenza delle condizioni che giustificano l’interruzione della gravidanza. Tale certificazione costituisce titolo per ottenere in via d’urgenza l’intervento e, se necessario, il ricovero. Ai fini dell’interruzione della gravidanza dopo i primi novanta giorni, si applicano anche alla minore di diciotto anni le procedure di cui all’articolo 7, indipendentemente dall’assenso di chi esercita la potestà o la tutela.

Tutto abbastanza semplice in questo caso. Come già espresso prima, è la donna che decide. In caso di minore ci vuole il consenso di chi ha la patria podestà o in mancanza (per gravi motivi), di un Giudice. Nel caso di urgenza per grave salute della minorenne il dottore o la dottoressa può emettere un certificato che consente il ricovero e l’intervento d’urgenza.

Articolo 14 

Il medico che esegue l’interruzione della gravidanza è tenuto a fornire alla donna le informazioni e le indicazioni sulla regolazione delle nascite, nonché a renderla partecipe dei procedimenti abortivi, che devono comunque essere attuati in modo da rispettare la dignità personale della donna.
In presenza di processi patologici, fra cui quelli relativi ad anomalie o malformazioni del nascituro, il medico che esegue l’interruzione della gravidanza deve fornire alla donna i ragguagli necessari per la prevenzione di tali processi.

Classico consenso informato sui rischi e sulla prevenzione nel rispetto sempre della dignità della donna.

Seguono poi gli articoli relativi alle pene previste nel caso in cui venga cagionata l’interruzione della gravidanza. Mi chiedo però… è stata aggiornata la Legge sostituendo la pena di 100 mila lire al valore effettivo in €??? … non si sa!

Articolo 17 

Chiunque cagiona ad una donna per colpa l’interruzione della gravidanza è punito con la reclusione da tre mesi a due anni.
Chiunque cagiona ad una donna per colpa un parto prematuro è punito con la pena prevista dal comma precedente, diminuita fino alla metà.
Nei casi previsti dai commi precedenti, se il fatto è commesso con la violazione delle norme poste a tutela del lavoro la pena è aumentata.
Articolo 18 
Chiunque cagiona l’interruzione della gravidanza senza il consenso della donna è punito con la reclusione da quattro a otto anni. Si considera come non prestato il consenso estorto con violenza o minaccia ovvero carpito con l’inganno. La stessa pena si applica a chiunque provochi l’interruzione della gravidanza con azioni dirette a provocare lesioni alla donna.
Detta pena è diminuita fino alla metà se da tali lesioni deriva l’acceleramento del parto.
Se dai fatti previsti dal primo e dal secondo comma deriva la morte della donna si applica la reclusione da otto a sedici anni; se ne deriva una lesione personale gravissima si applica la reclusione da sei a dodici anni; se la lesione personale è grave questa ultima pena è diminuita.
Le pene stabilite dai commi precedenti sono aumentate se la donna è minore degli anni diciotto.
Articolo 19 
Chiunque cagiona l’interruzione volontaria della gravidanza senza l’osservanza delle modalità indicate negli articoli 5 o 8, è punito con la reclusione sino a tre anni.
La donna è punita con la multa fino a lire centomila.
Se l’interruzione volontaria della gravidanza avviene senza l’accertamento medico dei casi previsti dalle lettere a) e b) dell’articolo 6 o comunque senza l’osservanza delle modalità previste dall’articolo 7, chi la cagiona è punito con la reclusione da uno a quattro anni.
La donna è punita con la reclusione sino a sei mesi.
Quando l’interruzione volontaria della gravidanza avviene su donna minore degli anni diciotto, o interdetta, fuori dei casi o senza l’osservanza delle modalità previste dagli articoli 12 e 13, chi la cagiona è punito con le pene rispettivamente previste dai commi precedenti aumentate fino alla metà. La donna non è punibile.
Se dai fatti previsti dai commi precedenti deriva la morte della donna, si applica la reclusione da tre a sette anni; se ne deriva una lesione personale gravissima si applica la reclusione da due a cinque anni; se la lesione personale è grave questa ultima pena è diminuita.
Le pene stabilite dal comma precedente sono aumentate se la morte o la lesione della donna derivano dai fatti previsti dal quinto comma.

Adesso che abbiamo capito cosa stiamo difendendo affinché il nostro diritto di decidere sul nostro corpo venga rispettato vorrei chiedervi se vi siete mai soffermat* a pensare cosa sia davvero l’aborto clandestino.

L’aborto clandestino è una piaga che tutt’ora esiste nel mondo, in cui o per mancanza di tutela legale, o per vergogna, le donne sono costrette a torture medievali per abortire. Rischio di rimanere sterili, di infezioni, di morte. Questo è essenziale e da tenere a mente. L’aborto clandestino porta alla morte di giovani donne.

Non tutelare questa legge e non tutelare l’aborto, implica un’impennata attività clandestina. In Argentina, ad esempio, si sta discutendo proprio in questi giorni sulla depenalizzazione dell’aborto, e con le nostre amiche di NON UNA DI MENO, (qui il loro manifesto e dichiarazione, consultate la loro pagina Facebook e il loro blog per partecipare alle loro manifestazioni) sosteniamo la libertà di scelta e la richiesta che le morti per aborti clandestini diminuiscano (secondo i dati pubblicati dal Ministero della Sanità argentino, nel 2016 sono 43 le donne decedute a causa della gravidanza interrotta in aborti clandestini, che sarebbero circa 50 mila all’anno nel paese). Siamo vicine alle donne polacche che nel freddissimo gennaio del 2018 sono scese in piazza per difendere il loro diritto che stava per essere destituito! Siamo vicine alle nostre amiche irlandesi, che a fine maggio voteranno affinchè l’aborto sia legale abrogando l’ottavo emendamento della loro Costituzione.

Siamo vicine a tutte le donne che durante il parto subiscono Violenza ostetrica . 

Siamo vicine alle donne del Cile, del Nicaragua, di El Salvador e della Repubblica Domenica, e a tutte quelle donne che vivono in stati in cui l’aborto non è permesso NEANCHE in caso di STUPRO.

Di seguito riporto la cartina mondiale in cui è legale, parzialmente legale o totalmente illegale l’aborto nel mondo (dati relativi al 2016):

cartina

Un’ultima riflessione vorrei dedicarla alla pillola del giorno dopo.

Quante volte siete andate in farmacia e siete state trattate malissimo perchè chiedevate la pillola del giorno dopo? Quante volte siete state velatamente additate per sgualdrine, stupide e incoscienti solo perchè chiedevate la pillola del giorno dopo? A me è successo, e come a me a tante altre donne.

Non voglio specificare il motivo per cui ho dovuto prenderla. Potrebbe essere accaduto per la rottura del preservativo o semplicemente perchè ho scelto (insieme al mio partner) di non utilizzare la protezione. Potrebbe essere successo perchè … perchè non gliene deve fregare niente al/alla farmacista. Non devo giustificarmi. Nessuna di noi dovrebbe! 

Siamo stanche di essere additate per incoscienti o per puttanelle se abbiamo bisogno della pillola del giorno dopo. Sappiamo che non è un contraccettivo!

Chiediamo solo di non essere giudicate perché il corpo è nostro e nostra è la decisione di non portare avanti una gravidanza.

Vi lascio qui la testimonianza di una ragazza che ha risposto all’appello sulla nostra pagina Facebook:

Ciao. ho letto della vostra richiesta di scrivervi in privato per quanto riguarda la legge 194. io porto una piccolissima testimonianza e preferirei restare anonima solo perchè non riguarda me, ma un’amica. Tanti anni fa, durante l’università, vengo svegliata dalla mia allora compagna di stanza (e tutt’ora carissima amica). “Si è rotto il preservativo, non posso non posso…mi accompagni in ospedale?” Pillola del giorno dopo, questo il pensiero. Io sono cattolica e in quel momento ebbi vari rimorsi di coscienza. Telefonai alla mia mamma…cattolica d’altri tempi, che pure mi disse “ma non ci pensare neanche! Ci mancherebbe che lasci da sola un’amica per non si sa bene cosa”. Rincuorata, andammo all’ospedale. Prima frase dell’infermiera “eccola, un’altra della domenica mattina!”. Visita infelice. Le prescrissero la pillola del giorno dopo. Girammo 4 farmacie. Tutti obiettori. La mia amica piangeva. la accompagnai a casa e poi feci un giro di altre 3 prima di trovare un brav’uomo che senza fare una piega me la diede. Pagai. Uscii. Tornai a casa. Sono passati vent’anni e me lo ricordo come fosse ora e da allora, la mia prospettiva su tutta la questione cambiò radicalmente. Prima c’era la donna che avevo davanti con tutta la sua fatica. Il suo dramma. Il suo dolore. Poi c’era la morale…  Grazie per quello che fate.

Grazie.

Valentina R.

Riepilogo Link e Fonti:

Libera Associazione Italiana Ginecologi

Wikipedia – Legge 194/1978

Diritti e risposte – Wolters Kluwers

Repubblica.it – Pillola RU486

Sentenza 27/1975 della Corte Costituzionale

Referendum abrogativo divorzio – Wikipedia

Riforma.it – Situazione in Argentina

Il Post – Prossime elezioni in Irlanda

Il Post – Articolo manifestazioni Polonia

NON UNA DI MENO – Blog

NON UNA DI MENO – Facebook

Il Post – articolo sulla violenza ostetrica

Parliamo di contraccezione e non solo

Un Altro Genere di Rispetto – pagina Facebook

Citazione – Pagina Facebook Dr.ssa Cristina Bergia

Annunci

INCEL – Il Terrorismo Misogino

INCEL sta per involuntary celibacy, ovvero celibato involontario. E’ un fenomeno online che si è sviluppato negli ultimi anni che ha portato a dei veri e propri atti di terrorismo in tutto il mondo.

Prima di ulteriori spiegazioni vi lascio alla visione di questo video:

Ecco la storia.

Il ragazzo che vedete nel video si chiamava Elliot Rodger, forse qualcun* di voi riconoscerà il cognome, era il figlio dell’aiuto regista di  The Hunger Games, Peter Rodger. [Fonte]

Elliot era un ragazzo solitario, affetto da problemi psichiatrici, che sognava un mondo senza sesso con punizioni per chi lo facesse, e voleva che le donne venissero internate nel lager facendole poi morire di fame. Un misogino insomma.

Elliot prima di uccidere sei persone e poi perdere la vita registra questo video (che si vede in parte) e scrive un manifesto di oltre 140 pagine. Un manifesto pieno di rabbia e di rancore in cui racconta i dispiaceri della sua vita. Per conoscenza lo potete trovare qui [in lingua inglese].

Dal suo video e dal suo manifesto si crea una rete web agghiacciante. Emulatori, fan, ragazzi che si sentono come lui, creano una vera e propria inquisizione. Forum, siti web dedicati. Persone che odiano persone.  E quindi:

  • Uomini che odiano le donne perché li respingono;
  • Uomini che odiano le donne che si fanno soggiogare dagli uomini;
  • Uomini che odiano le donne che si ribellano al patriarcato (le femministe);
  • Uomini che odiano gli uomini che sono più in forma o più belli di loro;
  • Uomini che odiano gli uomini che non si approfittano delle donne;
  • Uomini che odiano gli uomini che vanno con donne rese oggetti dagli uomini di cui sopra;

Questi uomini vogliono cambiare la società che per loro è ingiusta. Parlano di “beta rivoluzione” o “ribellione degli incel”. C’è da specificare che non tutti gli incel vogliono usare la violenza, alcuni desiderano solo che cambi tutto, ma non mancano di usare toni offensivi, misogini, o razzisti nei confronti delle altre persone. La rabbia fa da padrona.

Viene creato un vero e proprio gergo necessario anche per capire a fondo il video che ho postato:

Pillola blu (Blue Pill) : un chiaro riferimento alla pillola blu di Matrix. Non so quanti di voi hanno visto questo film. L’ideologia Incel si basa sull’esplicito vantaggio della libertà sessuale nel mondo per le donne. Nel senso che l’uomo è in realtà uno zerbino sfruttato e illuso perchè convinti che le donne, essendo avvantaggiate sessualmente, possono ottenere tutto. Inoltre, per mancanza di nozioni base, sono convinti che il femminismo sia una lotta agli uomini e che le femministe vogliano la supremazia delle donne. E adesso immagino che molt* lettori/lettrici si staranno mettendo una mano sulla faccia nella disperazione e scoraggiamento più totale. Sì, purtroppo siamo ancora a questi livelli, e ne approfitto per lasciarvi un nostro articolo sul Femminismo e la sua importanza . Per il loro punto di vista, riferendosi a Matrix, l’unica salvezza è la pillola rossa. Ovvero la distruzione delle donne.

Chad: classico stereotipo del maschio Alpha. “L’uomo che non deve chiedere mai”. I chad, per gli Incel, sono gli uomini a cui la vita ha sempre sorriso. Fisico atletico, senza problemi relazionali, ma che anzi, approfittando della loro bellezza approfittano anche delle donne usandole come oggetti.

 2

Normie: classico uomo di media bellezza che vive la sua vita senza approfittarsene delle donne. Sposati con donne che prima però sono state con dei Chad e che quindi sono considerate degli scarti (queste donne sono chiamate roastie).

Le donne, definite femoids Fho (female humanoid organism) che la sola citazione rende bene quanta poca importanza danno alla vita di una donna, si suddividono in due categorie:

Le Stacy: chiaro riferimento alle bambole, sono le ragazze bellissime, per lo più bionde, con fisico mozzafiato, ed eccitanti. Sono quelle donne che si lasciano dominare dai Chad (come se la donna non avesse capacità intellettiva…).

Le Becky: ragazze un po’ più bruttine, acide, dispotiche e femministe (altri stereotipi sulla donna, in questo caso femminista…).

1

Vorrei soffermarmi ora, per un secondo su quanto siano dannosi gli stereotipi. Ne abbiamo parlato spesso e qui davanti a noi ne abbiamo l’esempio. Gli stereotipi, generati dall’ignoranza, inducono all’odio in quanto portano a pregiudizi che portano a discriminazioni che giustificano la violenza. Praticamente tutto il nostro lavoro si basa sull’abbattimento degli stereotipi, quindi vi invito a farvi un giro sul nostro blog. Ne troverete per ogni argomento!

Agghiaccianti i dati riportati dall’articolo linkiesta, secondo il quale anche in Italia questo fenomeno è sviluppatissimo con la presenza di forum dedicati che per non dare ulteriore visibilità e fama preferisco non citare.

La rabbia nei confronti del proprio corpo non perfetto li porta a soffrire pene inaudite per avere una mascella più “dura” o polsi più grandi. Nei forum si inneggia alla violenza, alla guerra, all’azione per non passare da “cretini” visto che i fratelli americani hanno già agito.

Uno spunto di riflessione importante nell’articolo di linkiesta è che l’unica possibilità di salvezza per il popolo misogino che lavora nei sobborghi del web è il mantenimento del patriarcato. La mancanza di possibilità di scelta da parte delle donne del loro futuro marito cancellerebbe il problema per questi ragazzi. Un ritorno al medioevo che quasi mi fa mancare il fiato. Spazzare via il femminismo e la storia fino ad oggi per permettere a questi uomini di avere rapporti sessuali.

Sono contrastanti le teorie degli incel, arrabbiati con i chad perchè strumentalizzano il corpo delle donne ma che allo stesso tempo sono pronti a violentarle pur di perdere la loro verginità. Sono loro per primi a vedere la donna come un oggetto, a considerare le donne solo rifiuti organici.

Per farvi capire la gravità della situazione riporto integralmente una parte dell’articolo da me citato in cui vengono elencate alcune frasi scritte sul web dagli Incel:

In tutta questa burlonaggine, ecco comparire le derive incestuose (“Mia mamma, quella troia idiota, si rifiuta di fare sesso con me sapendo che facendolo allevierebbe il mio dolore”) , necrofile (“Il sesso è una risorsa femminile, ma gli organi sono una risorsa umana. Veniamo da un sistema che scambia risorse per il bene comune”. “La fica di una donna può essere usata fino a due giorni dopo la sua morte. Solo così le risorse non andranno sprecate”. “Donate la vostra vagina. Niente andrà sprecato, e la sofferenza degli Incel diminuirà”), pedofile (“L’età del consenso deve essere abbassata almeno ai 9 anni”). 

Sicuramente molt* di voi ricorderanno l’attentato a Toronto del 23 aprile scorso, in cui  Alek Minassian, di origine armena, ha ucciso 10 persone (8 donne e 2 uomini) e ne ha ferite 15 con il suo furgone. Ho specificato la sua origine perchè quando sentii la notizia alla radio pensai immediatamente al genocidio armeno e alla sua ricorrenza celebrata il 24 aprile. Pensavo fosse una ribellione di uno psicopatico per ciò che aveva subito il suo popolo. Che ingenua!

Alek Minassian, INCEL dichiarato, prima dell’attentato terroristico ha pubblicato testuali parole sul suo profilo facebook:

“La Ribellione degli incel è già iniziata: distruggeremo tutti i Chads e le Stacys! Tutti saluteranno il Supremo Signore Elliot Rodger”

Anche in questo caso, come nel caso di Elliot, dal New York time, riportato poi sul sito il post, Alek viene descritto come un ragazzo solitario, timoroso dei rapporti interpersonali, che addirittura scappava se una ragazza voleva interagire con lui anche solo per amicizia. E’ stato condannato per 16 capi d’accusa ma ancora non si conosce la condanna effettiva.

Concludo segnalandovi un gruppo facebook a difesa delle donne che hanno subito violenze e abusi da parte di incel. E’ un gruppo americano purtroppo, ma spero che possa essere di aiuto a qualcuna: https://www.facebook.com/groups/1359752624071785/

A cura di Valentina R.

Fonti:

Play Ground Italia

Wired

Wikipedia

Linkiesta

TPI

Il Post

Endometriosi – Non sottovalutiamola!

Se ne sente più spesso parlare, ma non tutt* sanno bene cosa sia e cosa comporta.

Io stessa ne sapevo poco e niente finchè una mia amica ha avuto grossi problemi relativi a questa malattia.

Nomi strani, complicati. Tante parole che però non spiegano effettivamente cosa succede al corpo di una donna che soffre di endometriosi. Conoscevo questa parola, endometriosi, sapevo di alcune ragazze che ne soffrivano, sapevo che si stava male, che durante le mestruazioni si sentivano dei dolori forti, ma non sapevo cosa volesse dire, cosa comportasse realmente.

L’endometriosi, per definizione scientifica è una malattia cronica e complessa, originata dalla presenza anomala del tessuto che riveste la parete interna dell’utero, cioè l’endometrio, in altri organi quali ovaie, tube, peritoneo, vagina, intestino. Ciò provoca sanguinamenti interni, infiammazioni croniche e tessuto cicatriziale, aderenze ed infertilità. Ogni mese, sotto gli effetti degli ormoni del ciclo mestruale, il tessuto endometriale impiantato in sede anomala va incontro a sanguinamento, nello stesso modo in cui si verifica a carico dell’endometrio normalmente presente in utero. Tale sanguinamento comporta un’irritazione dei tessuti circostanti, che dà luogo alla formazione di tessuto cicatriziale e di aderenze. [Cit. Wikipedia].

Adesso che abbiamo una spiegazione scientifica passiamo alla spiegazione per tutt* i comuni mortali.

L’endometriosi è una MALATTIA, purtroppo non sempre riconosciuta dalle regioni italiane, che provoca dei forti dolori alla pancia perchè vi è un tessuto che riveste l’utero che provoca dei sanguinamenti interni, infiammazioni e il rischio di infertilità.

1.jpg

Sempre più spesso si sente che, chi ha questa malattia, rischia di non avere figli. E’ una delle prime cose che dicono i medici.

L’endometriosi si divide in 4 stadi (thank you Wikipedia, di nuovo!):

  • Endometriosi sottile: caratterizzata da piccole lesioni superficiali di 2-3 mm a forma vescicolare o di piccola fiamma;
  • Endometriosi tipica: si contraddistingue per delle lesioni superficiale nere, definite solitamente “powder burn” o “gun shot”, con dimensioni variabili da 1 a 3 cm; probabilità di infertilità pari al 50% dei casi;
  • Endometriosi cistica:  è formata da “cisti cioccolato”, situate nelle ovaie, grandi fino a 10 cm; probabilità di infertilità pari al 75% dei casi;
  • Endometriosi profonda presenta dei noduli, grandi da 1 cm fino a 5-6 cm; probabilità di infertilità pari al 95% dei casi;

Curare questa malattia non è così semplice e spesso bisogna ricorrere all’intervento chirurgico. La “buona notizia” è che l’endometriosi non è degenerativa nè recidiva quindi, se l’operazione chirurgica viene effettuata correttamente, il problema si può risolvere.

Le terapie, ad oggi, ancora sono in fase sperimentale e purtroppo non c’è una cura definitiva che possa curare la malattia senza ricorrere all’intervento. In ogni caso quelle  farmacologiche più adoperate sono le seguenti:

  • terapia del dolore attraverso la prescrizione dei FANS (farmaci anti-infiammatori non steroidei) o per noi comun* mortal* i classici anti-infiammatori e analgesici;
  • prescrizione dei GnRHGonadotropin Releasing Hormone ormone di rilascio delle gonadotropine) che consentono la riduzione degli estrogeni provocando una menopausa artificiale e temporanea. Purtroppo creano degli effetti collaterali classici della menopausa, quindi vampate di calore, aumento del peso, perdita del calcio, sudorazione notturna e instabilità emotiva. E’ importante che questa terapia non superi i 6 mesi;
  • prescrizione della pillola anticoncezionale, anello vaginale, spirale che come effetti collaterali possono dare  nausea, cefalea, secchezza vaginale, calo del desiderio. (Per saperne di più sugli anticoncezionali leggi l’articolo Parliamo di contraccezioni e non solo scritto dalla mia collega Giulia e pubblicato sul nostro blog);
  • prescrizione di androgeni quali il gestrinone e il danazolo. Gli effetti collaterali sono l’acne, la seborrea, i capelli e pelle unta e l’aumento del peso;
  • prescrizione del Dienogest, che associato agli estrogeni è utilizzato a scopo contraccettivo.

Di interventi chirurgici esistono due tipi:

  • la laparoscopia, che consiste nella pratica di 3-4 fori sull’addome per inserimento degli strumenti chirurgici affinchè si possa esplorare la cavità addominale e si possano individuare isole endometriosiche, cisti o noduli. Se sono ben visibili, si procede all’eliminazione e si preleva il materiale per la biopsia. E’ prevista una degenza di massimo 3 giorni in ospedale e le cicatrici restano piccole e poco visibili;
  • La laparotomia,  è un intervento decisamente più invasivo rispetto alla laparsocopia. Viene praticata in caso in cui le lesioni e le aderenze siano più estese incidendo orizzontalmente all’altezza del pube. I tempi di degeneza in ospedale sono più lunghi e la cicatrice è ovviamente più visibile e più grande.

Si stima, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità che i casi di endometriosi al mondo siano 150milioni, in Europa 14milioni, in Italia 3milioni. Solo negli ultimi anni, in Italia, questa malattia è stata riconosciuta come cronica e quindi, solo da poco è possibile usufruire dell’esenzione di alcune prestazioni specialistiche di controllo (eseguite in genere ogni 6 mesi) e delle ecografie necessarie, come quella dell’addome superiore e inferiore, quella transvaginale o transrettale. Non tutto però viene passato. Non sempre è riconosciuta dalle regioni e purtroppo, per tanta ignoranza, molte persone non la considerano una malattia.

Quante volte vi siete sentite dire:

“quanto la fai lunga per un po’ di dolore?”; “fai poche lagne, tutte ce lo abbiamo, non essere lamentona!”; “voi donne ve ne approfittate, dite che avete le mestruazioni per non fare le cose!”; “non si è mai visto che una donna non riesca ad alzarsi da letto per le mestruazioni, prendi un antidolorifico e vai a scuola/lavoro”. 

Ecco non ci siamo! Passiamo per pazze, per ipocondriache, per noiose, per lamentone, per antipatiche. Non tutte le donne soffrono per le mestruazioni, non tutte le donne che soffrono per le mestruazioni hanno l’endometriosi, ma il 99% dei casi in cui le donne hanno l’endometriosi, soffrono, e anche tanto! Mettetevelo bene in testa! E se non soffrono, perchè sono asintomatiche, hanno comunque bisogno di cure! 

Eppure, e questo per sentito dire, pare che in alcune regioni italiane, tutto ciò che riguarda l’endometriosi è a pagamento. Infatti solo chi è al III/IV stadio della malattia riceve l’esenzione per alcuni esami specifici. Ma solo alcuni. Per il resto, donne, attaccatevi al tram, perchè qui in Italia, si paga tutto! La cosa assurda, è che se l’esenzione vale per la regione di residenza, non vale per le altre regioni.

Vi lascio qui i link per alcuni centri specializzati per l’endometriosi.

Tanto per capire di cosa si tratta ho trovato alcune testimonianze sul web:

La storia di Sara

La storia di Maria Grazia

105 testimonianze

Testimonianze di La Stampa

Ho voluto linkarle per farvi capire che l’endometriosi si sviluppa in vari modi. A volte può sembrare appendice, a volte un problema al rene, a volte solo mal di pancia.

Per questo vi chiedo, al primo sintomo, alla prima preoccupazione, di farvi controllare immediatamente.

 

 

0e882abea90674467309dc1c2ed42bfc

 

 

A cura di Valentina R.

Fonti:

Wikipedia

Organizzazione Mondiale della Sanità

Facebook

La Stampa

Dietagrupposanguigno.net

Pianeta Mamma

Io ho l’endometriosi

 

6 modi nei quali insegniamo (involontariamente) ai nostri figli e alle nostre figlie la cultura dello stupro

ap,550x550,16x12,1,transparent,t.u19.png

Nessun genitore (che io abbia mai conosciuto) si sognerebbe mai di insegnare ai loro figli o alle loro figlie che lo stupro sia ok. Ma ogni giorno, in molti modi differenti, anche i genitori meglio intenzionati contribuiscono alla cultura dello stupro, e i nostri figli e le nostre figlie la subiscono.

Come madri e padri, probabilmente non parliamo direttamente di stupro ai bambini e alle bambine, almeno fino a quando non sono più grandi. Ma inviamo loro continuamente messaggi riguardanti il sesso e il consenso. Per questo motivo, dobbiamo essere sicur* di non insegnare loro qualcosa di molto pericoloso, anche se accidentalmente.

Ecco di seguito sei (molto comuni) modi in cui si sbaglia e come possiamo fare di meglio.

Continua a leggere

Centri Antiviolenza – Un aiuto per le donne vittime di violenza

31444915_10214095520536069_1592783076918820864_n

Voglio partire con questa immagine. La più significativa.

Il numero 1522 è stato istituito dal Dipartimento delle Pari Opportunità affinché possa essere da sostegno per tutte quelle donne che subiscono abusi o violenze e hanno bisogno di aiuto.

Non abbiate paura a chiamarlo. Pensate a voi stesse. Alla vostra vita. Alla vita dei vostri figli o delle vostre figlie se ne avete.

Potrei continuare a scrivere altre migliaia di parole per cercare di convincervi a fare questo passo. Cercare di convincervi a denunciare chi vi maltratta, chi abusa di voi, chi vi picchia, chi vi ferisce, chi non vi dà via di scampo. Ma mi limiterò a dirvi che C’E’ UNA VIA DI SCAMPO. 

Ho pensato a lungo prima di scrivere questo articolo. Forse non trovavo le parole adatte. Forse non sapevo se questo articolo potesse essere d’aiuto a qualcun*. Si ha sempre un po’ paura perché mettere alla mercé di tutti il proprio passato, le proprie miserie, è destabilizzante.

Chi è fortunat* nella vita, non vede il dolore e lo spavento negli occhi di una madre che viene maltrattata o picchiata. Non conosce la paura quando i genitori litigano e urlano.

E’ solo una litigata.

Tutto finirà.

I mobili non verranno distrutti.

Non ci sarà sangue da ripulire.

Non ci sarà da correre in ospedale o alla prima guardia medica.

Non sarà una notte insonne.

I genitori si vogliono bene e nessuno farà del male all’altr*. 

Poi c’è chi invece questo terrore lo conosce. E lo conosce bene. E a distanza di anni, se lo ricorda. Rientra nella mente come un brutto sogno. Con il tempo i ricordi si affievoliscono, fa tutto meno male. Ma lo sguardo della madre che prende le botte, no. Quello non si scorda. E allora capisci che qualcosa è da cambiare. E che si può cambiare. Nella propria vita e nella vita delle altre persone.

E quindi cosa sono due ore della tua vita passate a fare ricerche sui siti internet per poter cercare, quanto meno, di aiutare qualcuno?

Fra pochi giorni sarà la festa della mamma. La mia mamma. Colei che mi ha aiutata a crescere nonostante le difficoltà. Colei che mi è stata accanto e ha fatto sacrifici. Colei che mi ha fatto studiare per diventare quella che sono. Colei che ha asciugato le mie lacrime trattenendosi dal pianto. Colei che “dai Vale, siamo una squadra, non ti arrendere, siamo forti, andrà tutto bene!”. Piangendo. Colei che “tu lei non la tocchi” e il pugno in pieno viso lo ha preso lei, al posto mio. Colei che “tuo padre ti vuole comunque bene, la decisione sta solo a te”. E io che mio padre l’ho perdonato, nonostante i suoi errori, parlandoci, cercando le sue scuse, vere, sincere, e ritornando a vivere un passo alla volta.

Queste parole sono per mia madre,

il mio orgoglio.

Ho tenuto nascosta questa cosa per tanto tempo. Mi vergognavo delle mie miserie, mi vergognavo del mio passato, di cosa era successo, di tutte quelle cose brutte che non riuscivo a raccontare. Ma se non tenerla per me può aiutare altre persone a capire che SI PUO’ CAMBIARE LE COSE, allora va bene, mi spoglio del mio passato, senza vittimizzarmi, senza vittimizzare mia madre. E’ stato quello che è stato. E’ successo quello che è successo, ma le cose sono cambiate.

E se non riesce a farlo vostra madre, fatelo voi figli e figlie. Cercate aiuto. Non chiudetevi nel vostro guscio. Parlate, denunciate, urlate.

Non vergognatevi! MAI! 

E allora, come possono cambiare le cose? Possono cambiare solo chiedendo aiuto. Ogni caso è a sè, ogni violenza anche. Siamo tutt* esseri umani, non abbiamo super poteri, quindi non possiamo fare tutto da sol*.

Dal sito D.i.R.e si possono raccogliere tutte le informazioni necessarie. Vi consiglio vivamente di consultare questo sito affinché possiate trovare tutte le informazioni necessarie.

In caso di pericolo immediato o di violenza subita è importante rivolgersi sempre alle Forze dell’Ordine, al Pronto Intervento o a un Centro Antiviolenza e se vuoi donne non riuscite a farlo, chiedete che qualcuno lo faccia per voi. Se i vostri figli e le vostre figlie sono piccol* e quindi non autonomi cercate di tenerli con voi e aspettate l’arrivo delle Forze dell’Ordine.

 

Non abbiate paura di cambiare vita.

Cambiamento non vuol dire peggiorare la situazione.

I numeri utili da chiamare in caso di violenza sono:

Carabinieri – 112

Polizia di stato – 113

Ambulanza – 118

Centro antiviolenza – 1522

Sappiate che il 1522, come tutti gli altri numeri, sono attivi 24 ore su 24, tutti i giorni dell’anno e sono gratuiti. Il 1522 ha operatori e operatrici che parlano anche le lingue straniere tra cui l’inglese, il francese, lo spagnolo e l’arabo. Ha una funzione di primo ascolto e primo orientamento per la violenza di genere e stalking. Vi potrà fornire informazioni utili su come muovervi e cosa fare sul territorio nazionale italiano.

Una cosa importante è che non importa denunciare per forza nella città o nel paese in cui vivete. A volte capita che le donne non vogliano denunciare per vergogna, e per paura di ripercussioni. Se abitate in Sicilia, potete denunciare anche ad Aosta. La validità è per tutto il territorio nazionale.

Sappiate che si può denunciare fino a 3 mesi dopo l’accaduto. Avete tempo per pensarci, l’importante è che siate abbastanza astute da tenervi le prove. Se venite picchiate o ci sono degli abusi sessuali, è necessario andare al pronto soccorso e avere il referto medico.

In questo LINK troverete tutte le azioni legali che potete utilizzare in caso di violenza o stalking.

Se non avete reddito, se non potete affrontare le spese legali o mantenervi, non abbiate paura. I centri antiviolenza servono anche a questo. Rivolgetevi a loro, avrete tutte le consulenze che vi servono e loro vi spiegheranno come fare. Lo stato italiano, prevede il gratuito patrocinio per le spese legali. Basterà fare domanda.

Sempre sul sito D.i.R.e. c’è un test che riporto integralmente. Vi servirà a capire se la vostra relazione non è sana e quindi siete a rischio violenza. Se risponderete SI’ alla maggior parte delle domande, chiamate il 1522:

Ripensa alla tua attuale o passata relazione amorosa e rispondi alle domande qui sotto.

Vuole sempre sapere cosa stai facendo, dove ti trovi e con chi stai?

Controlla il tuo telefono o accede al tuo account di facebook, twitter?

Ti impedisce di lavorare e/o studiare, o di coltivare qualche hobby?

Controlla se e come spendi i tuoi soldi, o pretende di gestirli?

Ti insulta, critica sempre i tuoi comportamenti o scredita tutto ciò che fai?

E’ violento fisicamente? Ti ha mai colpito, preso a schiaffi, calci e/o pugni?

Ti impedisce di mantenere i rapporti con i tuoi amici, amiche, colleghi/e di lavoro e/o familiari?

Minaccia di fare del male a te e/o alle persone a te care?

Se siete a conoscenza di una violenza o di un abuso subito da una vostra amica o una vostra parente, cercate di starle vicina. Ma soprattutto NON GIUDICATELA, qualsiasi sia la sua decisione. Cercate di farla parlare e ma soprattutto ASCOLTATELA. NON imponete i vostri consigli. Basta un “ti capisco”, e “sii forte”. Il coraggio di denunciare e di cambiare vita viene da dentro, non si può imporre.

Non mi stancherò mai di ripeterlo, non mi stancherò mai di dirlo:

L’amore non è possesso. 

Ne ha parlato la mia collega nell’articolo al link riportato sopra.

Non abbiate paura. FATELO PER VOI E PER CHI VI VUOLE DAVVERO BENE.

Vi lascio il link con tutti i CENTRI ANTIVIOLENZA d’Italia e d’Europa.

Se volete saperne di più vi consiglio di leggere altri due articoli importanti:

Ripercussioni psicologiche della violenza domestica sulle donne e

I tipi di violenza contro le donne

Un abbraccio sincero.

Valentina R.

 

Fonti:

D.i.R.e.

Ministero della giustizia

 

 

 

Evento culturale “Non Med: percorsi transgender non medicalizzati”

slide1.jpg

Domenica 8 aprile 2018 ho partecipato all’evento culturale “Non Med: percorsi transgender non medicalizzati” e ringrazio Nathan Bonnì per avermi invitata. Ritengo sia un tema fondamentale nel percorso dell’abbattimento di ogni discriminazione verso il raggiungimento di pari diritti e pari dignità per ogni persona e che quindi debba avere la massima diffusione. Per questo ci tengo a scrivere questo pezzo con gli interventi che sono stati fatti all’evento, sperando se ne parli sempre di più.

Continua a leggere