Suona il campanello

amore-abbraccio

 

Non voltiamoci dall’altra parte! Basta poco! La ricetta è:
– un po’ di coraggio
– un pizzico di empatia
– tanta voglia di cambiare le cose
– la soddisfazione di aver salvato qualcuno

Cosa ne verrà fuori? Un mondo più civile, un sorriso di una persona che adesso non soffre più che vi riempirà il cuore, un mondo più sicuro per le/i vostr* figl*.

Facciamoci coraggio! Abbiamo tutti bisogno di aiuto!

Valentina R.

Lunanuvola's Blog

8 giugno 2016, Taranto: strangola la moglie, uccide a colpi di pistola il figlio di 4 anni, poi si toglie la vita.

8 giugno 2016, Spilimbergo: uccide la fidanzata a colpi di pistola, poi si spara.

9 giugno 2016, Pastrengo: uccide l’ex convivente accoltellandola e fracassandole la testa, arrestato.

9 giugno 2016, Mercatino Conca: massacra la compagna a colpi di mattarello, arrestato per tentato omicidio.

11 giugno 2016, Pesaro: punta un coltello alla gola della moglie alla festa di quartiere, arrestato.

12 giugno 2016, Roma: picchia la fidanzata, la trascina nella metropolitana e aggredisce poliziotti e militari: arrestato

12 giugno 2016, San Basilio: riempie di botte la compagna e i figli di lei, poi tenta di strangolare il bambino di 9 nove mesi che da lei ha avuto, arrestato.

E’ terribile, lo so, ma io che ci posso fare?

Puoi fare moltissimo. L’intervento della comunità (vicini, passanti, concittadini) è uno…

View original post 906 altre parole

Dal “Se l’è cercata” al “Il femminicidio non esiste”

melitoGrazie Anarkikka !

A Melito di Porto Salvo, un paesino di 14 mila abitanti in Calabria, una ragazza di 16 anni è stata stuprata per tre anni da 9 aguzzini.

Quindi una bambina di 13 anni ha subito per tre anni violenze sessuali e psicologiche da parte di 9 adulti.

Ma diamo un nome e un cognome agli aguzzini.
Il capo del branco è Giovanni Iamonte, 30 anni, secondogenito del boss di Melito Porto Salvo, Remingo Iamonte (attualmente detenuto), e nipote di don Natale deceduto alcuni anni fa dopo un lungo periodo di latitanza finita nell’hinterland milanese.
Oltre a lui, sono stati arrestati per violenza sessuale Federico Cafiero De Raho e dell’aggiunto Gaetano Paci, sono stati arrestati anche Daniele Benedetto (21 anni), Pasquale Principato (22), Michele Nucera (22), Davide Schimizzi (22), Lorenzo Tripodi (21) e Antonio Verduci (21). Un ragazzo di 18 anni, inoltre, è stato affidato a una comunità perché minorenne quando sono avvenute le violenze mentre per Mario Domenico Pitasi, di 24 anni, è stato disposta la misura dell’obbligo di presentazione. Quest’ultimo, infatti, è stato accusato solo di favoreggiamento personale. (Fonte: qui)

Sono tutti ragazzi tra i 18 e i 30 anni. Tutti hanno abusato di una bambina per tre anni. Riflettiamo sulla relazione di potere che c’è dietro a uno stupro. Le motivazioni possono essere molteplici, come l’affermazione di quello che questa cultura stereotipate vuole sia il “maschio”, la non accettazione del rifiuto, la dominazione della vittima che, spesso indifesa, non viene vista come un essere umano al proprio pari e quindi non c’è interesse nel provocarle gravi danni fisici e psicologici. La totale mancanza di empatia è un elemento da non sottovalutare.

Continua a leggere

Ravensbrück: il campo di concentramento per sole donne

TO GO WITH AFP STORY - Photographs of pr
TO GO WITH AFP STORY – Photographs of prisoners murdered at the Ravensbrueck concentration camp for women line a wall in the “Place of Names” memorial at the camp in Fuerstenberg February 24, 2009. The “Sex Slavery in Nazi Concentration Camps” exhibition which opened at the Ravensbrueck concentration camp memorial, sheds light on the fate of women prisoners, many of which came from the Ravensbrueck camp, forced to provide sex to inmates in other concentration camps. AFP PHOTO JOHN MACDOUGALL (Photo credit should read JOHN MACDOUGALL/AFP/Getty Images)

Non ne avevo mai sentito parlare e sono rimasta sconcertata quando ho letto di questo campo di concentramento. Hitler, nel maggio del 1939, aprì questo lager per sole donne. Dal maggio del 1939 al 30 aprile 1945 sono passate di qui 130 mila donne, provenienti da 20 nazioni diverse e 50 mila sono morte.

Ravensbrück non è famoso. Si tratta di lager a nord di Berlino. E’ stato taciuto per tantissimi anni. La giornalista Sarah Helm ha voluto portare a galla la verità con il suo libro: Il Cielo Sopra l’Inferno. Lo potete trovare anche in inglese con il nome If This Is a Woman, parafrasando il titolo del libro di Primo Levi “Se questo è un uomo”.

Lo scopo di Hitler era quello di eliminare le donne “non conformi”: prigioniere politiche, lesbiche, rom, prostitute, disabili, senza fissa dimora, malate di mente, testimoni di Geova, comuniste, donne semplicemente giudicate “inutili” dal regime, e solo il 10% di queste donne erano ebree. 

L’atrocità commesse in questo lager superano l’immaginazione. Basti pensare che per sterminare la specie, queste donne, oltre che ad essere picchiate, torturate, seviziate, sottoposte a esperimenti medici, venivano sterilizzate e o fatte abortire se oramai incinta.

L’assurdità della situazione si sottolinea con la presenza di guardie naziste donna. Infatti erano le stesse donne a fare del male alle donne. Obbligo nazista, cattiveria, mancanza di umanità o di empatia… non lo so! Mi chiedo solo come sia stato possibile!

Fu compiuta infatti una sterilizzazione di massa e i nazisti praticarono il controllo della riproduzione. Fu istituito un vero e proprio laboratorio per applicare sui loro corpi vari metodi per studiare come reagivano ai trattamenti. Quando poi, nel 1944 i nazisti non riuscirono più a evitare le nascite le donne erano costrette a partorire e i figli venivano lasciati morire di stenti.

Il coraggio di alcune giovani studentesse polacche, che nel 1941 furono scelte per gli esperimenti, e che attraverso delle lettere che riuscirono a spedire alle famiglie, permise di divulgare la notizia delle terribili atrocità che venivano compiute in questo campo di concentramento. I nazisti furono costretti a diminuire notevolmente gli esperimenti.

Ravensbrück non era solo il laboratorio dello “scienziato pazzo”. Era anche la base per la fornitura di prostitute per gli altri campi di concentramento. Infatti il campo fornì anche circa il 70% delle donne impiegate come prostitute nei bordelli interni di altri campi di concentramento; nel 1942, ad esempio, i tedeschi inviarono circa cinquanta prigioniere politiche in vari bordelli di campi di sterminio tra cui Mauthausen e Gusen. Molte di queste donne preferirono partire come volontarie per fuggire alle terribili condizioni di vita a cui erano sottoposte.

Nel 1944 le percentuali delle deportate era il seguente:

La Gestapo distinse inoltre le detenute come segue:

  • 83,54% politiche
  • 12,35% asociali
  •   2,02% criminali comuni
  •   1,11% Testimoni di Geova
  •   0,98% altro

Potete quindi solo immaginare quanta malvagità e razzismo venne praticato in quegli anni!

L’ARRIVO AL CAMPO DI CONCENTRAMENTO

Quando una nuova prigioniera arrivava a Ravensbrück era obbligata ad indossare il Winkel, un triangolo di stoffa colorato, che identificava il motivo di internamento; sul triangolo era applicata una lettera che identificava la nazionalità. Le deportate polacche, che divennero la maggior componente nazionale nel campo a partire dal 1942, indossavano normalmente un triangolo rosso (deportate politiche) con una lettera “P” (nazionalità polacca).

Le donne ebree, prima del trasferimento verso Auschwitz, indossavano un triangolo giallo, alcune volte sovrapposto con un secondo triangolo per indicare altri motivi di internamento. Le criminali comuni indossavano il triangolo verde, i Testimoni di Geova il triangolo viola. Le zingare, le prostitute e le «asociali» venivano identificate da un triangolo nero.

Il triangolo rosa, utilizzato per identificare gli omosessuali maschi presso gli altri campi di concentramento, non venne utilizzato nel campo femminile di Ravensbrück; le lesbiche internate, spesso per associati motivi razziali o politici, vennero contrassegnate con il triangolo nero e considerate semplici «asociali»[5]

Alle deportate venivano rasati i capelli, poi utilizzati dall’industria tedesca; le deportate “ariane”, però, non sempre subivano questo trattamento. Per esempio esso non venne applicato, nel 1943, ad un trasporto proveniente dalla Norvegia e composto da donne di origine nordica.

Successivamente, dopo essere state rasate, private di tutti i propri beni ispezionate nelle parti intime e lavate, le prigioniere sono destinate ai Block. I Block sono costruzioni di legno incatramato, divisi in due Stube, in ognuna delle quali c’erano un refettorio, un dormitorio, tre lavabi e tre latrine. La blockowa e la stubowa erano le responsabili rispettivamente del Block e della Stube, entrambe erano deportate.

Fonte: Le donne di Ravensbrück – L. B. Rolfi e A. M. Bruzzone

LA VITA NEL CAMPO DI CONCENTRAMENTO

I massacranti turni di lavoro giornalieri erano due, di dodici ore ciascuno: il primo dalle 6 di mattina alle 6 di sera; il secondo, quello di notte, fino alle 6 della mattina successiva.

Tutte le prigioniere dovevano compiere lavori pesanti. Erano obbligate a molti tipi diversi di lavoro schiavo: costruzioni, agricoltura e anche costruzione dei missili V2 per conto dell’azienda tedesca Siemens AG.

Se le detenute si ribellavano, tentavano di evadere o compivano atti di sabotaggio vero o presunto, venivano rinchiuse nella prigione del campo, il Bunker, nel quale subivano gravi sevizie morali e fisiche e molte finivano uccise o non sopravvivevano alle violenze; inoltre nel Bunker si effettuavano interrogatori, processi sommari, torture e condanne a morte. Se invece le detenute erano considerate da “rieducare” allora venivano inviate allo Strafblock, ossia un blocco di punizione. Le cause per cui rischiavano lo Strafblock erano rubare, mancanza di disciplina o mancanze lieve. La punizione era decisa dalle SS- Aufseherinnen, ossia le sorveglianti donna dei campi di concentramento, le quali, costringevano le insubordinate a preparare il concime pestando a piedi nudi masse di escrementi per poi impastarli, sempre a mani nude, con la cenere umana dei forni crematori.

Quando le prigioniere non erano più “utilizzabili” venivano uccise. Venivano quindi selezionate per i “trasporti neri” e inviate nei centri di sterminio come ad esempio Majdanek, Castello di Hartheim, Sonnenstein, Bernburg e altri punti dove si realizzava l’Aktion T4 per l’eutanasia dei disabili e l’Aktion 14F13, azione specifica mirata proprio all’uccisione dei prigionieri dei campi di concentramento malati e inabili al lavoro.

Ovviamente per loro, come già risaputo, non era previsto nessun funerale. La mancanza di diritti per gli essere umani come ad esempio una bara era assolutamente fuori questione. Queste donne (così come tutt* i prigionieri dei campi concentramento) erano considerate delle Stücke, ovvero dei pezzi, delle cose con un numero di matricola marchiato come se fosse un codice a barre. Se un* di loro moriva veniva semplicemente gettat* nei forni crematori e cancellat* dalle liste.

Per cause di forza maggiore, molti bambini seguivano le madri nei campi di concentramento. Per loro era un condanna a morte. I nazisti infatti, per non proliferare la razza non ariana, sterminavano i bambini, senza alcuna pietà! Chiedo scusa se mi permetto di descrivere come venivano uccisi questi bambini. Capisco che possa far soffrire il cuore ma non si può tacere.

I bambini potevano essere uccisi dal gas insieme alle loro madri, uccisi con iniezioni di veleno, bruciati, massacrati a bastonati, fucilati, annegati, gettati vivi nelle fosse comuni o usati come tiro al bersaglio per il divertimento delle guardi. Inoltre le donne incinta non avevano diritto alla vita.

E se vi dicessi che a Ravensbrück esisteva addirittura una sala adibita (la Kinderzimmer) in cui i piccoli venivano abbandonati a morire di fame e lasciati in pasto ai topi?

Le stime, incomplete e poco chiare riportano un numero di 882 bambini deportati in questo campo di concentramento e 500 che nacquero lì. Solo 5 su 1382 sono sopravvissuti.

GLI ESPERIMENTI

Abbiamo già accennato all’inizio dell’articolo che queste donne erano sottoposte ad esperimenti: erano delle vere e proprie cavie umane.

Almeno 86 donne di cui 74 polacche (qui la lista delle vittime)  furono destinate a queste torture.

Nello specifico furono fatti:

  • esperimenti per i farmaci per la cura delle ferite dei soldati al fronte, basati sulla sulfanamide. Perchè si avessero prove scientifiche e per essere sicuri che questo farmaco funzionasse le prigioniere venivano ferite, fratturate e infettate con i batteri più potenti, per poi essere curate con i farmaci da testare.
  • esperimenti per il trapianto di ossa. Qui alcune donne subirono amputazioni, fratture e ferite. 5 di queste morirono a seguito delle sperimentazioni, altre 6 vennero uccise successivamente nel campo
  • esperimenti basati sui raggi X. Tra le 120 e le 140 donne zingare vennero sterilizzate con questo metodo, lo scopo era ovviamente quello di creare una sterilizzazione forzata per la salvaguardia della specie ariana. Queste donne vennero convinte (inutile dire nella menzogna) a firmare un documento di consenso per la sterilizzazione in cambio della libertà.

Altri esperimenti che vennero fatti furono:

  • Esperimenti di congelamento/ raffreddamento prolungato;
  • Esperimenti di vaccinazione antipetecchiale;
  • Ricerche sull’epatite epidemica;
  • Prova di farmaci su detenute infettate con la gangrena gassosa e tetano;
  • Esperimenti di sterilizzazione;
  • Raggi X;
  • Trapianti di ossa da una prigioniera all’altra;
  • Studio sulle condizioni precancerose della cervice uterina;
  • Ricerche sui gemelli monozigoti;
  • Ricerche sulla cura ormonale dell’omosessualità.

Moltissime vi rimasero uccise, altre sfigurate a vita.

Di seguito potete trovare un articolo in inglese sugli esperimenti medici effettuati in questo luogo di tortura:

http://individual.utoronto.ca/jarekg/Ravensbruck/Experiments.html

Ravensbrück non era solo Ravensbrück. C’erano più di 40 sotto campi in cui si praticavano le stesse cose. Vi lascio la lista con il collegamento di Wikipedia chiedendomi quante donne sono morte, quante hanno sofferto, e nella speranza di credere che alcune siano rimaste in vita.

 

 

 

FONTI: http://www.vita.it/it/article/2015/01/21/ravensbruck-la-guerra-nascosta-di-hitler-alle-donne/129070/

https://it.wikipedia.org/wiki/Campo_di_concentramento_di_Ravensbr%C3%BCck

http://femminismorivoluzionario.blogspot.it/2016/05/da-unintervista-sarah-helm-sul-lager.html

12reich-master1050

Onore a queste donne! 

Valentina R. 

8 Cose da dire alle persone che pensano che donne ed uomini siano già alla pari

Ho deciso di tradurre questo pezzo dell’Huffpost Women che, in occasione della giornata dell’uguaglianza delle donne negli Stati Uniti festeggiata il 26 agosto, affronta 8 punti che mostrano il mancato raggiungimento della parità.

L’articolo è basato su dati e fatti relativi agli Stati Uniti, ma direi che possano ugualmente far riflettere sull’attuale situazione femminile. Inoltre, l’originale è ricco di link riportanti fonti ufficiali, ovviamente tutte in inglese. Mentre nel seguente testo tradotto troverete dei link di approfondimento in italiano. Buona lettura🙂

Continua a leggere

Grandma – Un film da vedere :)

grandma

 

Ero alla ricerca di un film da vedere e per caso mi sono imbattuta in Grandma. La trama diceva:

“Una superba Lily Tomlin in una toccante commedia sul tema dei rapporti famigliari. Elle e’ una donna anziana, agguerrita e anticonformista, che riceve la richiesta d’aiuto della nipote diciottenne Sage: la ragazza e’ rimasta incinta e vorrebbe abortire, ma non ha i soldi necessari. Ci pensera’ Elle, in un viaggio fra vecchie conoscenze in giro per l’America, a risolvere il problema, ma dovra’ per forza riallacciare rapporti bruscamente interrotti come quello con la figlia Judy, interpretata dal premio Oscar Marcia Gay Harden.”

La descrizione mi ha incuriosita e ho decido di guardare questo film… Ne è valsa la pena!

E’ un film moderno, dei giorni nostri, che affronta temi più che mai attuali come l’aborto, l’omosessualità, il costo della sanità, il tabù dell’educazione sessuale e il femminismo, con un’ironia pungente e spesso molto diretta che mi è molto piaciuta.

Ho adorato il personaggio di Elle, un’intellettuale femminista che mi ha conquistata! Mi ci sono rivista nella sua impulsività e nel suo essere estremamente schietta e battagliera in difesa dei suoi pensieri e della sua indipendenza.

Questo film racconta in maniera semplice la relazione tra diverse generazioni, diversi punti di vista e scelte di vita.

Insomma, non vi dico altro, non vi allego nemmeno il trailer per non svelarvi troppo!

Vi consiglio di vederlo e poi fatemi sapere cosa ne pensate🙂

Buona visione!

A cura di Giulia Terrosi

“Non sono razzista ma…”- Dov’è finita l’umanità?

13900523_10210503721493139_1281978751_n

Mi è capitato di leggere un post che mi ha lasciata molto perplessa. Lamentava l’arrivo dei “migranti” nel quartiere dove vive iniziando con “ora, aiutarli ok, ma …” elencando alcune cause del degrado e le difficoltà come scippi, scassi e furti, sporcizia…e inceneritore.

I commenti seguenti il post erano tutti a favore della tesi, con frasi come “se li tengano i politici in casa loro”. Più li leggevo, più la mia perplessità aumentava.

Le persone del quartiere si lamentano dell’arrivo di questi “migranti” perché la zona è degradata, ci sono le prostitute e l’inceneritore.

Continua a leggere