Ripercussioni psicologiche della violenza domestica sulle donne

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Uno dei motivi che mi ha spinto ad aprire questo blog e la relativa pagina Facebook è stato proprio quello di combattere questa grossa piaga mondiale: la violenza sulle donne e la violenza domestica.

Ogni giorno sento di donne maltrattate e uccise. Sento parlare di femminicidio, sento parlare di morte. Ogni volta mi si incrina una parte del cuore.

Sfido chiunque di voi, guardatevi intorno, e ditemi se non avete mai vissuto direttamente o indirettamente, attraverso vostri cari, amicizie o conoscenti, una situazione di violenza domestica sulle donne. Ditemi se non avete mai conosciuto una donna che è stata maltrattata fisicamente o psicologicamente da un uomo.

Nessun* di voi vero?

Queste situazioni sono all’ordine del giorno e io ne sono stanca. Allora ho pensato che cercando di spiegare quali siano le ripercussioni psicologiche di una violenza domestica, magari, forse, riuscirò a sensibilizzare qualcun’altr*…

Andiamo per ordine.

La violenza domestica è l’insieme di violenze che coinvolgono sia la sfera sessuale che quella psicologica, fisica ed economica esercitata all’interno di una famiglia. Si definiscono violenti tutti i comportamenti o gli atti che mettono il partner in condizione di potere e controllo rispetto alla donna.

Riprendendo l’intervento della Dott.ssa Gamberini, che potete leggere qui, possiamo suddividere la violenza in quattro settori:

  • Violenza Fisica: ovvero tutti quegli atti che servono a fare male. Non si tratta solo aggressioni fisiche che impongono l’intervento medico d’urgenza, ma anche tutti quegli atti di forza che creano terrore alla donna come spingere, schiaffeggiare, mordere, prendere a calci, tirare i capelli etc. etc.
  • Violenza Psicologica: sono tutte quelle minacce o quelle asserzioni che sminuiscono la validità di una persona o incutono terrore, come ad esempio “ti ammazzo”, “ti rovino”, “senza di me non sei niente”, “sei una nullità”, “sei una cretina” “non capisci niente”, “non ti sai vestire”, “sei brutta”, “mi fai schifo”, ma anche “se te ne vai io mi ammazzo”, “se te ne vai uccido tutta la tua famiglia” etc. etc.
  • Violenza Economica: non permettere alla donna di lavorare o indurla a lasciare il lavoro e allo stesso tempo non darle i mezzi per poter vivere una vita indipendente.
  • Violenza Sessuale: l’obbligo ad avere rapporti sessuali indesiderati, ma anche l’obbligare la donna ad avere rapporti con altre persone, a girare filmati pornografici, a prostituirsi, o anche mettere la donna in ridicolo durante un rapporto.

Queste quattro sfere rappresentano le violenze che una donna può subire in un ambiente domestico.

Ovviamente ogni donna è a se, ognuna con le sue reazioni, ognuna con il suo modo di reagire a queste violenze. A seguito di queste violenze però, la prima cosa che succede, è la perdita della sicurezza in se stesse. La donna comincia ad avere paura, comincia non capire cosa sta succedendo e non sa come reagire. Sente quasi di impazzire, non ha più il controllo, e si chiude in se stessa per paura di essere giudicata.

A seguito di queste violenze PERPETRATE DAL MALTRATTANTE la paura di essere giudicata, di non essere capita, di essere fraintesa ha la meglio. La paura che le persone che ha intorno minimizzino il suo problema. Inoltre, la donna comincia a sentirsi in colpa, come se fosse colpa sua se è in questa situazione. I dubbi perpetrano nella mente: “se non mi comportassi così”, “magari la prossima volta evito…”, “lo devo capire, lui è stanco per il lavoro, e io sono una stupida a pretendere che non mi tratti male dopo una giornata massacrante…”,

“e certo, se mi vesto così attillata, è ovvio che lui si ingelosisce, lo fa perchè mi ama…, quindi questo schiaffo me lo merito, e stupida io che mi sono comprata questa gonna! Fa bene a levarmi i soldi. Fa bene a dirmi cosa mi devo mettere! Infondo questa gonna è da “puttana”… Ma cosa avevo pensato? Che figura faccio? E che figura gli faccio fare?!?!?!” 

Tipico vero? Questa storia della puttana deve finire. Nella mentalità patriarcale, come molte volte abbiamo denunciato e scritto, sia io che la mia collega, la donna, per non disonorare, deve camminare a testa bassa, vestirsi in modo consono ai canoni della società e soprattutto… NON ESSERE UNA PUTTANA! Non voglio dilungarmi molto su questo argomento per non andare fuori tema, ma una cosa la dico: “puttana” non è offesa, è un mestiere. A riguardo vi lascio un articolo sul maschilismo interiorizzato scritto dalla mia collega che spiega meglio il concetto: Maschilismo e sessismo internalizzato. Una riflessione.

Tornando al nostro argomento, come dicevo, nella donna prevale un senso di vergogna. Vergogna perchè i panni si lavano in casa, vergogna perchè per meritare le botte chissà cosa ha combinato, vergogna per paura di essere, appunto, giudicati.

Come scrissi in un altro articolo,  LA VIOLENZA NON SI GIUSTIFICA, e se magari tutt* lo capissimo, forse per le donne vittime di violenze, soprattutto quelle domestiche che sono ancor più complicate e delicate, sarebbe più facile denunciare e riuscire ad uscire dal loro incubo, semplicemente perchè si sentirebbero meno sole.

Vi consiglio inoltre un altro articolo Dal “Se l’è cercata” al “Il femminicidio non esiste” che spiega ancora meglio come può essere deleterio giudicare il comportamento di una donna e giustificare i comportamenti violenti.

Infondo,

“la più alta forma di intelligenza di intelligenza umana

è la capacità di osservare senza giudicare”

-Jiddu Krishnamurti

Riassumendo, i primi sintomi sono:

  • mancanza di autostima
  • vergogna
  • paura dell’essere giudicate
  • senso di impotenza
  • senso di dipendenza verso qualcun’altro
  • senso di colpa
  • senso di solitudine

In una relazione di coppia, una persona che stimo molto, mi descrisse in modo perfetto, il modo in cui le cose dovrebbero funzionare:

immaginate per un attimo due persone. Queste due persone camminano su due linee rette, due assi infinite che rappresentano la loro vita. Per stare in equilibrio utilizzano un bastone tenuto in mano da entrambe la parti. Queste linee devono sempre rimanere parallele, mai incrociarsi, mai divergere, e questo bastone serve a mantenere l’equilibrio di entrambe le parti. Nessuna delle due si deve appoggiare all’altro, nessuna delle due deve far pressione sull’altra, nessuna delle due deve dipendere dall’altra.

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So bene di essere negata per il disegno, ma spero di aver reso l’idea. Al di là della violenza domestica, penso che questo sia il primo passo per capire se una relazione è o non è funzionale, e nel caso trovare una soluzione.

Purtroppo però i disturbi non si fermano a quanto descritto.

  • Apatia
  • Difficoltà di attenzione e concentrazione
  • Instabilità emotiva
  • Ansia
  • Abuso di alcool, droghe e psicofarmaci
  • Sfiducia verso gli altri
  • difficoltà di relazionarsi

La donna, perdendo la fiducia in se stessa, perde anche la fiducia negli altri. Le capacità relazionali si limitano giusto a quelle persone che ha intorno, se non l’allontanamento anche di esse.

Spesso poi si le conseguenze diventano ancora più gravi:

  • Attacchi di panico
  • Fobie
  • Disturbi alimentari
  • Disturbi del sonno
  • Disturbi psicosomatici (tachicardia, difficoltà a deglutire, disturbi gastrointestinali)
  • Dipendenza di alcool, droghe e psicofarmaci
  • Depressione

Uno schema ben preciso lo potete trovare anche QUI.

Parlando in numeri, secondo i dati ISTAT relativi al 5 giugno 2015 che riporto integralmente, anche se in miglioramento (dobbiamo aspettare il concludersi del 2016 che è stato un anno pieno di femminicidi), possiamo esaminare che:

  • La violenza contro le donne è fenomeno ampio e diffuso. 6 milioni 788 mila donne hanno subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale, il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni: il 20,2% ha subìto violenza fisica, il 21% violenza sessuale, il 5,4% forme più gravi di violenza sessuale come stupri e tentati stupri. Sono 652 mila le donne che hanno subìto stupri e 746 mila le vittime di tentati stupri.
  • Le donne straniere hanno subìto violenza fisica o sessuale in misura simile alle italiane nel corso della vita (31,3% e 31,5%). La violenza fisica è più frequente fra le straniere (25,7% contro 19,6%), mentre quella sessuale più tra le italiane (21,5% contro 16,2%). Le straniere sono molto più soggette a stupri e tentati stupri (7,7% contro 5,1%). Le donne moldave (37,3%), rumene (33,9%) e ucraine (33,2%) subiscono più violenze.
  • I partner attuali o ex commettono le violenze più gravi. Il 62,7% degli stupri è commesso da un partner attuale o precedente. Gli sconosciuti sono nella maggior parte dei casi autori di molestie sessuali (76,8%).
  •  Il 10,6% delle donne ha subìto violenze sessuali prima dei 16 anni. Considerando il totale delle violenze subìte da donne con figli, aumenta la percentuale dei figli che hanno assistito ad episodi di violenza sulla propria madre (dal 60,3% del dato del 2006 al 65,2% rilevato nel 2014)
  •  Le donne separate o divorziate hanno subìto violenze fisiche o sessuali in misura maggiore rispetto alle altre (51,4% contro 31,5%). Critica anche la situazione delle donne con problemi di salute o disabilità: ha subìto violenze fisiche o sessuali il 36% di chi è in cattive condizioni di salute e il 36,6% di chi ha limitazioni gravi. Il rischio di subire stupri o tentati stupri è doppio (10% contro il 4,7% delle donne senza problemi).
  • Emergono importanti segnali di miglioramento rispetto all’indagine precedente: negli ultimi 5 anni le violenze fisiche o sessuali sono passate dal 13,3% all’11,3%, rispetto ai 5 anni precedenti il 2006. Ciò è frutto di una maggiore informazione, del lavoro sul campo ma soprattutto di una migliore capacità delle donne di prevenire e combattere il fenomeno e di un clima sociale di maggiore condanna della violenza.  E’ in calo sia la violenza fisica sia la sessuale, dai partner e ex partner (dal 5,1% al 4% la fisica, dal 2,8% al 2% la sessuale) come dai non partner (dal 9% al 7,7%). Il calo è particolarmente accentuato per le studentesse, che passano dal 17,1% all’11,9% nel caso di ex partner, dal 5,3% al 2,4% da partner attuale e dal 26,5% al 22% da non partner.
  • In forte calo anche la violenza psicologica dal partner attuale (dal 42,3% al 26,4%), soprattutto se non affiancata da violenza fisica e sessuale.
  • Alla maggiore capacità delle donne di uscire dalle relazioni violente o di prevenirle si affianca anche una maggiore consapevolezza. Più spesso considerano la violenza subìta un reato (dal 14,3% al 29,6% per la violenza da partner) e la denunciano di più alle forze dell’ordine (dal 6,7% all’11,8%). Più spesso ne parlano con qualcuno (dal 67,8% al 75,9%) e cercano aiuto presso i servizi specializzati, centri antiviolenza, sportelli (dal 2,4% al 4,9%). La stessa situazione si riscontra per le violenze da parte dei non partner.
  • Rispetto al 2006, le vittime sono più soddisfatte del lavoro delle forze dell’ordine. Per le violenze da partner o ex, le donne molto soddisfatte passano dal 9,9% al 28,5%.
  • Si segnalano però anche elementi negativi. Non si intacca lo zoccolo duro della violenza, gli stupri e i tentati stupri (1,2% sia per il 2006 sia per il 2014). Le violenze sono più gravi: aumentano quelle che hanno causato ferite (dal 26,3% al 40,2% da partner) e il numero di donne che hanno temuto per la propria vita (dal 18,8% del 2006 al 34,5% del 2014). Anche le violenze da parte dei non partner sono più gravi.
  •  3 milioni 466 mila donne hanno subìto stalking nel corso della vita, il 16,1% delle donne. Di queste, 1 milione 524 mila l’ha subìto dall’ex partner, 2 milioni 229 mila da persone diverse dall’ex partner.

Io sono un attimino stanca di alzarmi la mattina e leggere che un’altra donna è stata uccisa dal proprio partner, o che ha subito delle violenze, è stata picchiata o maltrattata, voi no?!

So che debellare del tutto la violenza è impossibile, ma forse con qualche dato in più, possiamo ancora abbassare queste stime.

E noi donne invece non dobbiamo avere paura di denunciare, e soprattutto non dobbiamo avere paura di difenderci e di reagire agli insulti con un grande, enorme, gigantesco VAFFANCULO!

Al riguardo vi lascio un video che spiega, in modo semplicissimo come difendersi da degli schiaffi o da dei calci:

Resta inteso che un corso “fai da te” è sconsigliato. Magari sulla base di questo video potete rivolgervi a qualche organizzazione che insegna autodifesa. E’ importante rendersi conto dal vivo, con un istruttore, di cosa possa essere un’aggressione e di imparare i movimenti giusti per non rischiare di farsi male.

Io spero davvero che con queste poche parole, ogni volta a un uomo gli verrà in mente di usare la violenza con la propria compagna non penserà solo all’imminente conseguenza di un occhio nero o di un broncio (che è già sbagliato di per se), ma penserà alle conseguenze catastrofiche a cui può portare il suo modo di agire.

Da piccola mi hanno sempre detto “Le donne non si toccano neanche con un fiore”. Io non sono debole, non ho bisogno di essere “preservata”. Non si tratta solo di non toccare una donna, si tratta di non far soffrire un essere umano.

Ne approfitto per ricordare che il 26 novembre, a Roma ci sarà la grande manifestazione contro la violenza maschile sulle donne.

 NI UNA MENOS! NON UNA DI MENO!

Valentina R.

FONTI:

http://www.centrouominimaltrattanti.org/informazioni_c1.html

http://www.infermieriforensitrento.it/INFERMIERI%20FORENSI%20TRENTO/VIOLENZA%20DOMESTICA/Violenza%20sulle%20donne/Intervento_Gamberini.pdf

http://www.istat.it/it/files/2015/06/Violenze_contro_le_donne.pdf?title=Violenza+contro+le+donne+-+05%2Fgiu%2F2015+-+Testo+integrale.pdf

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