Sessismo nelle pubblicità… Cos’è cambiato negli anni ? Cosa possiamo fare?

Il 3 agosto 2016 è uscita la foto del sito rivenditore di scarpe “Eredi Corazza” che per fortuna ha creato moltissimo scalpore.

Qui potete trovare lo scambio delle dichiarazioni tra l’azienda produttrice delle scarpe nella foto, Ixos, e il sito rivenditore, con un approfondimento della “Fashion Dead” che sta prendendo sempre più piede.

Ma questa rappresentazione della donna nelle pubblicità, è qualcosa di recente?

Se no, com’è cambiata nel tempo?

In questi giorni me lo sono chiesta e ho deciso di fare un album sulla nostra pagina su Facebook che raccogliesse tutte le pubblicità più sessiste di sempre e che potete trovare qui.

Questa ricerca mi ha fatto ragionare sul fatto che in realtà è cambiato molto poco dagli anni ’50.

Ovvero, le pubblicità di quegli anni relegavano la donna nell’ambito di moglie/casalinga, le pubblicità di oggi invece rappresentano la donna come un oggetto sessuale.

In entrambi i casi la donna è comunque un oggetto subordinato all’uomo, appartiene al marito o comunque al desiderio dell’uomo (o di quello che si crede lo sia).

Può essere solo madre/moglie o oggetto sessuale.

La dicotomia moglie=madre=santa contro amante=puttana=sporca rimane indistruttibile . E tutto questo è molto lontano dalla libertà sessuale che è un diritto, anche se la libertà sessuale della donna non è prevista, assolutamente (e ancora oggi la reputazione della donna rimane fondamentale, consiglio di leggere qui in merito).

Il corpo della donna viene rappresentato nudo nelle pubblicità non perché la donna esprime la sua libertà di mostrarlo, ma perché il suo corpo rappresenta un qualcosa che vende, esattamente come può essere un alimento al supermercato.

Le pubblicità degli anni ’50-’60-’70 sono soprattutto americane, così dette “vintage”, ma non credo che non si allontanassero di molto dalla rappresentazione che potevamo trovare qui in Italia.

Eccone alcuni esempi più eclatanti:

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Ma dagli anni ’90 fino ai giorni nostri le cose non sono migliorate.

Ecco un’altra piccolissima selezione dall’album, stavolta una bella raccolta di pubblicità italiane degli anni 1999-2015 fino all’ultima, quella incriminata di tre giorni fa :

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Questo video, che abbiamo condiviso più volte, percorre lo stereotipo della donna nelle pubblicità dagli anni ’50 ad oggi, riassumendo quello che è stato detto sopra:

 

 

L’argomento, come avete capito, mi sta molto a cuore, soprattutto perché i media hanno un enorme ruolo nella costruzione della cultura.

Questo video del 2011, che dura una decina di minuti, riassume un gran numero delle pubblicità sessiste dei “giorni nostri”:

 

Non c’è da stupirsi che la pubblicità italiana sia una delle più sessiste al mondo.

Consiglio di fare un giro nel blog dell’ Art Directors Club Italiano (Adci) e soprattutto di leggere lo studio “Come la pubblicità racconta le donne e gli uomini, in Italia” fatto nel 2014 dal suo presidente, Massimo Guastini dove emerge chiaramente un’immagine della società italiana estremamente sessista basata su stereotipi di genere che lanciano messaggi distorti della rappresentazione della donna.

Nelle rappresentazioni pubblicitarie, la dignità della donna è completamente messa da parte.

Non viene MAI vista come persona. Si passa dalla sua qualità a cucinare, pulire la casa, stirare al fatto di essere semplicemente un pezzo di carne. Non stiamo parlando di un nudo artistico come potevano essere le statue dell’Antica Grecia, ma di un nudo studiato e pensato per essere solo un oggetto di desiderio sessuale.

E’ importante parlarne, denunciare, perché gli stereotipi di genere si abbattono prima di tutto imparando a riconoscerli e a capire quanto ne siamo circondati.

La cultura dello stupro e lo slut-shaming sono sostenute da questa imperante cultura patriarcale che vuole la donna e gli uomini impregnati di stereotipi di genere, come abbiamo già affrontato più volte qui e che non possiamo abbattere senza prima rendersi conto di tutto questo.

Cosa possiamo fare noi oggi?

Fortunatamente possiamo segnalare ogni pubblicità che sia sessista, discriminatoria o violenta!

Basta andare sul sito dell’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria (è un’azienda privata e purtroppo è l’unica che se ne occupa) e compilare il seguente form:

http://www.iap.it/le-attivita/per-i-cittadini/inviare-una-segnalazione/

Invito tutte e tutti a segnalare le rappresentazioni che perpetrano gli stereotipi che vengono continuamente trasmessi dai media (dalla televisione, ai giornali, alla radio) e che ledono la dignità delle persone.

Grazie!

 

A cura di Giulia Terrosi

PS. Le frasi e/o parole sottolineate, in grassetto e azzurre che trovate nei nostri articoli sono collegamenti a link di approfondimento relativi all’argomento che stiamo trattando, cliccateci su e si aprirà il sito che vi abbiamo allegato 🙂

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4 thoughts on “Sessismo nelle pubblicità… Cos’è cambiato negli anni ? Cosa possiamo fare?

  1. l’eros e la sensualità, il sesso non sono oggettiicanti, fanno parte dell’umano, ma l’uso del sesso che si fa in alcune pubblicità di prodotti che col corpo e con il sesso non centrano, è becero e sessista

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