Il Coraggio di Nadia Murad – Schiava di guerra

nadia

Martedì 3 maggio 2016 ho deciso di andare al festival dei diritti Umani che si è tenuto dal 2 all’8 maggio alla Triennale di Milano per assistere alla discussione pomeridiana “Schiave di guerra”.

E’ stato lì che ho avuto il (triste) privilegio di assistere alla testimonianza diretta di Nadia Murad, una ragazza yazida[1] di 21 anni, che viveva a Kocho, un villaggio vicino a nord dell’Iraq.

Nell’agosto del 2014 l’occupazione del territorio da parte dell’Isis ha significato l’inizio di una sera di atti deplorevoli nei confronti di questa comunità. 5000 yazidi sono stati catturati in quell’agosto, le donne fatte prigioniere come bottino di guerra, hanno subito violenze di ogni tipo, la vendita, il passaggio di proprietà, vendute all’asta[2].

Lei si trovava tra queste persone, ed è stata fatta schiava dell’Isis e sopravvissuta a delle atrocità inimmaginabili per 3 mesi fino a quando è riuscita a fuggire nel novembre del 2014.

Nadia con un coraggio che ancora mi fa salire le lacrime agli occhi, ha raccontato quello che le è successo. E non posso non trascrivere le sue parole. Devono essere trascritte nero su bianco, perché è indescrivibile quello che ha vissuto, può solo essere trasmesso.

 

“Signore e signori buonasera,

negli ultimi mesi ho parlato talmente tanto dei crimini attuati dallo stato islamico a tal punto che mi sono stancata visto che non c’è stata nessuna azione effettiva a livello internazionale.

Ho parlato della storia della mia comunità che è stata soggetta a uno dei più grandi crimini e genocidi.

Ho parlato della storia di tutte le comunità dell’Iraq e della Siria e delle donne e dei bambini che sono le prime vittime quando si tratta di guerra.

Ho parlato di 6000 donne bambini e bambine yazidi che sono stati sottoposti alla schiavitù spirituale sessuale e fisica.

Ho parlato di me stessa, ho subito stupro collettivo, individuale e schiavitù. Sono stata comprata e venduta da parte dello stato islamico.

Ho parlato di 6 dei miei 6 fratelli che sono stati fucilati e di mia madre che è stata uccisa di fronte ai miei occhi, e di tante altre madri vittime.

Ho parlato del mio villaggio e di tante altri villaggi che sono stati completamente distrutti, sono tati massacrati tutti gli uomini di quei villaggi, le loro donne e bambini sono state resi schiavi.

Mi rendo contro che sto raccontando le cose come mi vengono. Devo parlare di più delle donne e delle madri. Non solo le donne yazida uccise o rese schiave, ma anche delle donne dell’Iraq, della Siria e dell’africa in generale. Forse dovevo citare anche i patrimoni dell’umanità che sono stati distrutti in alcune città come Palmyra.

E dovevo citare anche le civiltà che risalgono a 4000 mila fa, come i resti della civiltà assira in nord iraq che sono stati completamente distrutti. Forse dovevo parlare anche della chiesta di santa maria che è stata completamente rasa al suolo come tante altre chiese e templi e tante altri luoghi di contemplazione per tante comunità. Forse avrei dovuto parlare di più dei ragazzi che sono stati traditi dallo stato islamico e che combattono con l armi lo stato isalmico in prima fila, loro vengono uccisi e sono coloro che sacrificano la loro vita per l’umanità. Ogni uomo che riesce ad alzare le armi contro lo stato islamico merita tutta la nostra considerazione.

Forse avrei dovuto parlare di più dei bambini che vengono controllati dallo stato islamico, questi bambini non hanno nessuna colpa e ciò nonostante subiscono ancora la cattiveria dello stato islamico. Questi bambini vivono nel terrore tutti i giorni e viene loro vietato il proseguimento dei propri studi. Vengono educati secondo il pensiero terroristico per uccidere e operare contro l’umanità. A causa del genocidio causati sul mio piccolo popolo terrorizzato non ho dato abbastanza importanza a quello che ho menzionato prima.

Ho dimenticato pure me stessa e quello che ho subito personalmente, distruzione fisica e psicologica. La mia comunità è costituita da circa 500.000 persone in tutto il mondo e si ritrovata davanti all’estremismo e alla distruzione.

Gli uomini sono stati massacrati e fucilati così com’è successo a 6 dei miei fratelli insieme ad altre 7000 persone, uomini e bambini. E’ successo nella gran parte dei territori addirittura che sono state ritrovate 37 fosse comuni. Questo è stato considerato dalle autorità irachene e dalla comunità internazionale come prova sufficiente di genocidio e massacro per la mia propria comunità.

Ancora oggi 3500 donne e bambini sono vittime di schiavitù da parte dello stato islamico. Le donne vengono trattate come prigioniere o come schiave, e ai bambini viene fatto il lavaggio del cervello nei campi di esercitazione per formarli a diventare kamikaze contro l’umanità.

Ancora oggi il 90% della popolazione yazida vive negli accampamenti scacciati dalle loro case.

Quello che succede in questi territori, distruzioni, trasferimenti forzati delle popolazioni indigene, non sono altro che crimini contro l’umanità.

Sono dei crimini che non devono avvenire nel 21° secolo, le donne yazide on devono trovarsi vittime di schiavitù solo perché sono di altre fedi. A più di 1200 bambini viene fatto il lavaggio del cervello, per fargli jihadisti ed uccidere i loro padri e i loro fratelli perché infedeli.

Non è accettabile che rimangano senza sepoltura i resti dei cadaveri delle vittime nei villaggi dell’Iraq e della Siria.

I cadaveri di Katrine, figlia di mio fratello e quello del mio amico Almas, uccisi mentre tentavano di scappare dalla schiavitù non possono restare lì senza essere sepolti, le campane delle chiese di Mosul e Raqqa non devono fermarsi e i monumenti e i templi non possono essere distrutti.

Non si possono eliminare le religioni come il mandeismo, cristianesimo, l’ebraismo e tante altre minoranze religiose del Medioriente.

Non è giusto che le persone lascino le loro terre e che vengano uccise durante il tragitto verso Europa o muoiono nelle acque internazionali tra la Turchia e la Grecia.

Gli uomini e le donne non possono essere una merce ed essere venduti, comprati e privati dalla loro libertà.

Una persona che scappa dalla morte non può ritrovarsi di fronte ad un’altra morte.

Una persona che scappa dal genocidio non può trovare le porte del morto chiuse davanti a se ai suoi figli e parenti.

Non possiamo vivere in un mondo controllato dalla morte, dal terrore e dalle armi.

Una donna che vive a Parigi a Bruxelles o a Roma non può festeggiare il compleanno dei propri figli nel terrore, una madre non può avere il terrore di lasciare i suoi figli viaggiare in metro perché potrebbe esplodere.

Una persona musulmana non può avere il terrore di camminare in Europa.

Queste comunità ci stanno trasformando in vittime di ideologie di terrore e razzismo, l’umanità intera ne sta diventando vittima visto che una persona yazida o cristiana) viene considerata una persona del terzo mondo senza nessun diritto nel mondo islamico, ma ne segue che una persona musulmana viene discriminata nel mondo occidentale solo per il fatto di essere musulmana.

Qua lo dico sinceramente, il mondo musulmano deve evolversi ed evolvere anche le dottrine della propria religione, lo stato islamico sta a applicando alcune dottrine e giustifica i suoi comportamenti in alcuni detti e concetti che ritiene facciano parte della shari’a islamica. Il mondo non deve sbagliarsi e confondere i concetti: anche i musulmani amano il bene per l’umanità intera, infatti anche loro sono vittime del terrorismo. Confondere i concetti è un delitto non minore di quello delle organizzazioni terroristiche.

Tanti crimini sono stati fatti in nome di tante religioni, oggi stanno avvenendo nel nome dell’Islam. Sono i musulmani che devono affrontare quest pensiero distruttivo.

Anche le grandi nazioni devono rispettare i loro doveri morali. Lo stato islamico non è stato un seme che è germogliato ed è cresciuto durante una sola primavera sotto la pioggia, lo stato islamico è nato perché gli interessi territoriali internazionali gli hanno permesso di stare in piedi.

Noi persone normali non riusciamo a costruire una casa in 10 anni, quindi come è possibile che un’organizzazione di bestie possa raccogliere 100.000 bestie intorno a se in meno di un anno in un territorio con una superficie pari a quella dell’Italia?

C’è chi ha aiutato lo stato islamico a nascere e l’ha sostenuto finanziariamente e c’è chi l’ha visto nascere e non ha agito.

Ci sono delle organizzazione mediatiche che sostengono pubblicamente lo stato islamico e fino ado oggi non sono state fermate.

Il mondo libero deve agire per fermare questa strage, il mondo libero deve pronunciarci di fronte alla nostra strage.

La comunità internazionale deve fare il suo dovere riguardo alle minoranze deve portare lo stato islamico di fronte alla corte internazionale.

Grazie mille.”

IMG_1780

La sua testimonianza mi ha lasciato dentro moltissimi sentimenti: indignazione, rabbia, sconforto ma anche tanto tanto rispetto nei confronti di questa ragazza.

Il coraggio di Nadia è indescrivibile.

E’ sopravvissuta a un’esperienza che non può essere descritta. E’ stata comprata e venduta come merce, stuprata, picchiata, ha visto trucidare i suoi cari e le sue care, e distruggere la sua città, come possiamo capire tutto questo?

 

Non potevo non trascrivere la sua testimonianza.

 

E in merito a questo trascrivo anche l’intervento di Marina Calloni, professoressa e studiosa di diritti umani.

 

“Prendere la parola dopo la testimonianza di Nadia da un senso di inadeguatezza mi riferisco, non soltanto come studiosa ma anche come attivista della difesa dei diritti umani, dei diritti delle donne, a cosa vuol dire essere testimone: raccontare ciò che si è visto e vissuto perché non accada più.

C’è anche la questione di essere una sopravvissuta, il dolore, vorrei che fosse chiaro a tutti, la reiterazione del trauma a cui si sottopone Nadia quando racconta riattiva nel ricordare con pudore ma con fermezza quello che ha visto e che ha subito proprio perché ce l’ha fatta a scappare deve parlare per chi non c’è più, di chi è lasciato senza sepoltura quindi non ha il diritto, ce lo ricordava Antigone, di una legge che precedeva gli dei, il diritto alla sepoltura. La sopravvissuta parla anche di chi è ancora in prigione, 3.500 donne, che aspettano di essere ascoltate. La voce di Nadia chiede alla comunità internazionale di vedere ciò che molti vedono come un film di finzione o qualcosa di lontano, mentre col terrorismo tutti siamo potenzialmente vittime e come tali dobbiamo cambiare i nostri orizzonti di senso e affrontarla come questione comune.

Nadia ci parla in un mondo occidentale dove la schiavitù si pensava fosse risolta, dopo l’illuminismo, la rivoluzione americana e francese, in realtà si riattiva in molte maniere. La schiavitù sessuale e le donne come bottino di guerra è qualcosa che anche la tragedia Grecia ce lo ricorda, e pensavamo che non fosse più possibile in realtà con la globalizzazione lo ritroviamo anche oggi, donne vendute, donne anziane che vengono uccise perché non commerciabili come la madre di guerra.

La violenza sessuale come arma di guerra è antichissima, ma in realtà nonostante se ne sia parlato nelle convenzioni di Ginevra alla fine della seconda guerra mondiale, la comunità internazionale se n’è interessata soltanto negli anni ‘90.

La definizione di violenza sessuale come violazione dei diritti umani viene data nel 1993 durante la conferenza ONU a Vienna. Segue nel 1995 con la Conferenza di Pechino, dedicata alle donne e alle bambine, in cui si esprime costernazione di fronte alle massicce violazioni dei diritti umani.

Quegli erano anche gli anni dei genocidi in Ruanda e nelle guerre etno-nazionali della Bosnia Erzegovina, dopo che nel ‘45 in seguito all’apertura di Auschwitz si era detto “mai più” e si era costituita l’Onu con e venne scritta la dichiarazione dei diritti umani.

Ci ritroviamo di nuovo di fronte a delle violazioni aberranti e soltanto nel 2001 viene applicata la quarta convenzione di Ginevra del ‘49 quando i miliziani serbo bosniaci vengono condannati come individui per aver attuato lo stupro sistematico.

Quando abbiamo lavorato sui genocidi del ‘900 abbiamo conosciuto una sopravvissuta del genocidio in Rwanda ci raccontava che rimpiangeva di essere sopravvissuta e che le sue amiche pagavano gli aguzzini per essere uccise e loro rispondevano di no perché dovevano morire di una morte lenta, infettate di AIDS.

Queste sono storie traumatiche che però il Consiglio di Sicurezza stenta a risolvere.

Solo nel 2008 l’ONU riconosce lo stupro di massa come arma di guerra e quindi come un crimine internazionale e come tale deve essere affrontato.

Siamo nel 2008 quando le nuove guerre possono scoppiare da qualsiasi parte, non c’è più un esercito regolare. Ci sono dei jihadisti che possono attaccare in qualsiasi momento.

La violenza sessuale si radicalizza in contesti di guerra ma che spesso nasce in contesti nazionali, di questo ci parla la convenzione del consiglio di Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, ratificata in Italia nel 2013, in cui nel preambolo dice:

“…Riconoscendo con profonda preoccupazione che le donne e le ragazze sono spesso esposte a gravi forme di violenza, tra cui la violenza domestica, le molestie sessuali, lo stupro, il matrimonio forzato, i delitti commessi in nome del cosiddetto “onore” e le mutilazioni genitali femminili, che costituiscono una grave violazione dei diritti umani delle donne e delle ragazze e il principale ostacolo al raggiungimento della parità tra i sessi; Constatando le ripetute violazioni dei diritti umani nei conflitti armati che colpiscono le popolazioni civili, e in particolare le donne, sottoposte a stupri diffusi o sistematici e a violenze sessuali e il potenziale aggravamento della violenza di genere durante e dopo i conflitti…”

Quindi ci troviamo con popolazioni traumatizzate in cui è molto difficile riprendere la vita normale. Il primo passo per riacquisire la fiducia avviene quando vengono riconosciuti i crimini da parte di coloro che li hanno commessi. Invece molto spesso questo non avviene.

Dobbiamo evitare di rimuovere ciò che vediamo, avere paura di ciò che potrebbe essere il nostro destino, di quello che possiamo subire o di quello che possiamo fare.

Questo è un problema enorme delle nuove generazioni. Nadia lavora molto con le comunità di giovani musulmani, donne e uomini, la religione non è legata alla morte, la fede è legata al rispetto della persona e deve essere vissuto in libertà senza essere imposto.

Questo grido sulla libertà è anche di chi riesce a sopravvivere e arriva in Mediterraneo, il confine più pericoloso al mondo, addirittura di più di quello tra il Messico e gli Stai Uniti, in cui la fuga dalla schiavitù non è premiata con la vita e con la libertà. Questo è un problema enorme che ci impone una presa di posizione come cittadini e cittadine, perché io penso che non possiamo sentirci impotenti e che qualcosa nel nostro piccolo si può sempre fare.

Ringrazio Nadia per il suo coraggio che ha ogni volta che parla a nome delle vittime che vittime non dovevano diventare e non devono diventarlo.”

In seguito alcuni approfondimenti su Nadia.

Nadia al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite:

 

Articolo del mirror con video del suo discorso al consiglio di sicurezza:

http://www.mirror.co.uk/news/world-news/brave-isis-sex-slave-survivor-7371307

L’appello di Nadia Murad, la ragazza scappata dall’Isis: “Sono stata stuprata e resa schiava” al Festival dei Diritti:

 

Giulia Terrosi

[1] Gli Yazidi sono una minoranza che ha vissuto stabilmente nel nord dell’Iraq che è già stata oggetto di atti violentissimi da parte di Al Qaida. Maggiori informazioni: https://en.wikipedia.org/wiki/Yazidis

[2]Per approfondire: “ISIS Enshrines a Theology of Rape”: http://www.nytimes.com/2015/08/14/world/middleeast/isis-enshrines-a-theology-of-rape.html?_r=1

Annunci

One thought on “Il Coraggio di Nadia Murad – Schiava di guerra

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...