Chi è la donna che ha ispirato il manifesto femminista?

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Chi è la donna ritratta nel manifesto femminista?

Il primo ritratto di una donna muscolosa, in realtà risale al 1942 quando il pittore Norman Rockwell ritrasse la modella Mary Doyle Keefe. Si Tratta di una donna in tuta da lavoro, con il viso sporco, nella sua pausa pranzo mentre mangia un panino e con i piedi che poggiano sul “Mein Kampf”e sulle gambe un porta vivande con scritto “Rosie”:

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Il ritratto poi venne pubblicato nel 1943 del Saturday Evening Post.

Da qui il motto “We All Can Do It” (Tutt* possiamo farlo!) che però divenne famoso solo nel 1982.

Il manifesto venne commissionato a J. Howard Miller dalla Westinghouse Company’s per motivare le dipendenti durante il periodo della guerra. Per invitarle a non abbattersi e a non mollare. Ma questi poster vennero mostrati solo per un paio di settimane e solo nel 1982 venne istituita una vera e propria esposizione che li rese famosi.

In realtà, secondo il sito American National Biography Online le Rosie che sono passate alla storia sono 4:

La prima è Rosalind Palmer Walter (nata nel 1924) che lavorava come rivettatrice e costruiva gli aerei da guerra. Lei è la donna che ha inspirato la canzone “Rosie the Riveter” scritta nel 1942 da  Redd Evans and John Jacob Loeb e incisa poi dal cantante James Kern “Kay” Kyser.

La seconda è Rose Bonavita (nata nel 1921); nel 1943 Rosie lavorava per la General Motors Eastern Aircraft Division di North Tarrytown, New York, un’azienda che produceva aerei. Lavorava 12 ore al giorno 7 giorni su 7 e riuscì a stabilire un record insieme alla sua collega Jennie Florio. Divenne così famosa, che addirittura il Presidente degli Stati Uniti Franklin D. Roosevelt le mandò una lettera per congratularsi.

La terza è Geraldine Hoff Doyle (nata nel 1924) ed è la modella utilizzata da Miller per il manifesto. Geraldine lavorò per poche settimane in una ditta metallurgica nel Michigan e un giornalista la fotografò. Miller utilizzò la foto, come abbiamo accennato prima per scoraggiare l’assenteismo nei posti di lavoro inserendo il motto “We All Can Do It”. Solo nel 1982 la Doyle ha scoperto di essere la modella del manifesto che nel frattempo si era sposata, aveva smesso di lavorare in fabbrica ed era diventata una casalinga.

La quarta e ultima Rosie è  Rose Will Monroe, anche lei operaia in una fabbrica del Michigan, venne scoperta dall’attore canadese Walter Pidgeon, durante dei sopralluoghi nelle fabbriche per la registrazione di un film.

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Rose Will Monroe aveva fatto domanda per diventare pilota d’aerei, ma non riuscendo a prendere il brevetto per pilota viene impiegata come rivettatrice presso la fabbrica. Fu un vero e proprio caso quindi e Pidgeon la scelse per interpretare uno dei suoi film ed è per questo che è spesso identificata come la vera “Rosie the Rivieter”.

In seguito, nel dopo guerra, la Monroe si trasferisce a Clarksville nell’ Indiana. A differenza delle altre Rosie che una volta sposate sono diventate casalinghe, lei continua sempre a lavorare come sarta, tassista, autista di scuolabus, apre perfino un salone di bellezza e diventa un’agente immobiliare creando la Rose Costruttori, una società di costruzioni specializzata in case di lusso.

A 50 anni riesce finalmente a prendere il brevetto per pilota e insegna a sua figlia a volare. Muore nel 1997.

Queste sono le Rosie ispiratrici del famosissimo manifesto che rappresenta la lotta femminista.

Non scordiamo che nel 1942 il presidente Roosevelt chiese alle donne di unirsi allo sforzo, formando la Manpower Commissione guerra (WMC) e l’Ufficio of War Information (OWI), due agenzie governative dedicate ad aumentare la partecipazione delle donne in tutti i settori della forza lavoro.

Fonte

Fonte

Valentina R.

 

 

 

 

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