Dove sono le donne nella storia?

Oggi ho visitato la certosa di Pavia con una guida d’eccezione : Mara. Una signora che non le manda a dire è che ci ha raccontato la storia della Certosa in un modo davvero fuori dalle righe! All’inizio può lasciare perplessi/e ma se non ci si ferma alle apparenze poi ne vale veramente la pena!

Questa visita e il modo di raccontare la storia di Mara, mi hanno fatto riflettere ancora una volta su quanto la storia dei nostri monumenti e la nostra stessa storia sia fondata sul patriarcato.

Questa Certosa è la più grande esistente ed era proprietà privata di Gian Galeazzo Visconti. Non si chiama Certosa di Pavia, ma Certosa della Madonna delle Grazie!! Perché? Perché la seconda moglie di Gian Galeazzo, Caterina Visconti, che era incinta, fece un voto chiedendo la grazia di avere un MASCHIO per continuare l’eredità. Cosa che si è avverata ed è per questo che si chiama Certosa della Madonna delle Grazie.

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Di solito le certose, che ospitano l’ordine dei certosini, possono ospitare un massimo di 12 monaci. Lui no, lui ne voleva 24 che pregassero tutto il giorno per la sua anima!

Questo è solo uno degli esempi che dimostra quanto il potere (dell’UOMO) abbia fatto la storia.

Se una donna era ricca, una volta che si sposava diventata proprietà del marito, ricchezza annessa. Tutte le sculture della Certosa, sono state fatte da uomini. Guardavo quelle sculture, quegli intagli e scalpelli e non potevo far altro che chiedermi dove fossero le donne in quel momento storico.

Nel ‘400 le donne non sono contemplate nella storia dell’arte. Se ci sono, sono invisibili, relegate a lavori minori.

Qualcuna nel ‘500, ma sono mosche bianche e non vengono nominate nei libri, certamente non nei libri scolastici.

Di Artemisia Gentileschi (1593- 1653) se ne sente parlare (raramente), ma avete mai sentito parlare di Properzia de’ Rossi (1490 circa – 1530) ? Sofonisba Anguissola (1532-1625)? Marietta Robusti (1554-1590)? Lavinia Fontana (1552-1614)? Rosalba Carrera (1673-1757)?

Per nominarle solo alcune! Prima del ‘900 sembra che le donne non ci siano mai state nel mondo dell’arte.

Secoli e secoli di donne invisibili, e quelle che venivano nominate dovevano comunque avere alle spalle un patrimonio non indifferente e comunque erano sempre proprietà del marito. Come scriveva Virgina Woolf in Una Stanza Tutta per Se: “una donna deve avere soldi e una stanza suoi propri se vuole scrivere romanzi”.

Anche qui, sempre per nominarle alcune, si sentono a scuola i nomi di Maria Selvaggia Borghini (1656 – 1731)? Faustina Maratti ( 1679 circa –1745)? Eleonora de Fonseca Pimentel ( 1752 – 1799)? Grazia Deledda (1871 –1936)? Sibilla Aleramo (1876–1960)?  Anna Radius Zuccari (1846-1918)? O George Sand (1804 –1876)?

E’ già un miracolo se vengono nominate Virginia Woolf (1882-1941), Simone de Beauvoir (1908- 1986) o Agatha Cristie (1890-1976). Che comunque sono scrittrici dell’inizio del ‘900!

 

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Immagine presa dal testo di Giancarlo Montelli e Valeria Palumbo, “Dalla Chioma di Athena. Donne oltre i confini”, Edizione, Odradek, Roma, 2010.

Vi sono molti libri che parlano delle donne che hanno fatto parte della storia dell’arte, della scrittura o della politica. Ma sono libri specifici e non fanno certo parte del programma scolastico delle scuole italiane!

Centinaia di anni di patriarcato hanno creato la nostra cultura odierna, ancora ricca di stereotipi e discriminazioni che vedono la superiorità dell’uomo bianco etero su tutte/i.

E’ innegabile che se siamo femmine veniamo educate e cresciute in un certo modo e se siamo maschi, in un altro (dalla famiglia, dalla scuola, dai media). Non siamo educate/i in un’ottica di parità di sessi, perché non c’è una parità!

No, non siamo tutt* nella stessa barca, più guardo il mondo con “gli occhiali viola”, più mi rendo conto che si, c’è bisogno eccome del femminismo, perché riguarda tutte/i noi.

C’è ancora tanto tanto lavoro da fare in materie di parità di diritti e di uguaglianza per tutte/i. Partendo proprio dal modo di raccontare la storia e dal realizzare il fatto che le donne continuano ad essere invisibili.

Pensate che il “femminismo” è materia obbligatoria di studi per accedere all’Università in Gran Bretagna. Ricordiamoci che “Ciò che non si dice, non esiste”, come ha detto Cecilia Robustelli.

In merito a questo argomento, una serie di letture:

Zucca Michela, Storia delle donne. Da Eva a domani, Edizioni Giuridiche Simone, 2010;
Luise F. Pusch e Susanne Gretter (a cura di), Un mondo di donne. Trecento ritratti celebri, Pratiche Editrice, 2003;
 Pomata Gianna, La storia delle donne: una questione di confine, in “Il mondo contemporaneo”, a cura di N. Tranfaglia, vol X, Gli strumenti della ricerca, La Nuova Italia, Firenze, 1982-83;
Anna Rossi-Doria (a cura di), A che punto è la storia delle donne in Italia, Roma, Viella, 2003;
Natalie Zemon Davis, Donne ai margini. Tre vite del XVII secolo, Roma-Bari, Laterza, 1996;
Storia delle donne in Occidente. L’Ottocento, a cura di Geneviève Fraisse e Michelle Perrot,  Roma-Bari, Laterza, 1991;
Storia delle donne in Occidente. Il Novecento, a cura di Françoise Thébaud, Roma-Bari, Laterza, 1992;
Anna Rossi-Doria (a cura di), A che punto è la storia delle donne in Italia, Roma, Viella, 2003;
Gisela Bock, Le donne nella storia europea, Roma-Bari, Laterza, 2001.

 

Se in merito avete dei libri da consigliare, scriveteci! Ogni consiglio è più che bene accetto 🙂

Giulia Terrosi

 

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